corriere.it, 15 febbraio 2026
Massimo Gramellini: «Di fronte all’amore in tanti non hanno l’alfabeto dei sentimenti, si comportano come bambini»
«Tutti parlavano di questa educazione sentimentale, ma quando chiedevo che cosa andrebbe insegnato iniziavano i silenzi e i distinguo». Così Massimo Gramellini, vicedirettore del Corriere della Sera, ha avuto l’idea di creare uno spettacolo teatrale sull’amore, inteso come comprensione di un sentimento universale. È nato L’ora di educazione sentimentale, scritto da Gramellini con Simona Sparaco e diretto da Enrico Zaccheo (prodotto da Savà Produzioni Creative e The Italian Literacy Agency), al debutto lunedì 16 febbraio alle 20.30 al Teatro Colosseo.
Massimo Gramellini, quindi che cos’è l’educazione sentimentale?
«Come al solito è diventata uno strumento di ripicche politiche, ma in realtà è la capacità di riconoscere i sentimenti. Non vuol dire che dopo averli riconosciuti non prenderai delle batoste amorose, ma saprai cosa sono. Vedo inconsapevolezza, la gente non sa gestire quello che prova e anche persone intelligenti e istruite si comportano come bambini di fronte all’amore. Lo vedo da 28 anni con la rubrica della posta del cuore: tanti non hanno l’alfabeto dei sentimenti e noi maschi siamo cresciuti per secoli con l’idea che l’amore per noi non esistesse. L’amore è molto di più della parte fisica e proverò a dirlo nello spettacolo grazie alle parole dei più grandi filosofi e pensatori».
Ad esempio?
«Da Gesù a Platone, c’è chi ha detto cose definitive su questi temi. Platone, ad esempio, non era per nulla “platonico”. È arrivato nel 450 a.C. ma le sue parole risuonano in Gesù e in tutti grandi. Se oggi Gesù tornasse e dicesse “ama il prossimo tuo come te stesso” verrebbe schernito. Lui ha rivoluzionato tutto perché ha messo l’amore davanti a ogni cosa a livello di pratica quotidiana. Ci saranno anche molte parti da ridere perché leggerò alcune delle lettere che mi sono arrivate. La lezione passerà dall’Atene del V secolo a.C. ad Auschwitz, fino a Sarajevo e a casa nostra. Amore e morte sono le due esperienze estreme dell’animo umano».
Tornando alla posta del cuore, cosa ha visto cambiare negli ultimi 28 anni?
«Una ragazza, di recente, mi ha scritto: “Mi sono innamorata, l’ho detto alle mie amiche e c’è stata la reazione più inaspettata, il disinteresse”. L’amore è l’energia creatrice ma ce ne siamo dimenticati, anche se sotto sotto ognuno ci crede ancora. C’è stata la rivoluzione femminile con il ruolo della donna completamente cambiato, i maschi sono spiazzati ma anche interessati. All’inizio, il 90% delle lettere che ricevevo erano di donne, oggi è metà e metà».
Il mondo di oggi come influisce?
«Siamo una società individualista e precaria, ma l’amore è l’opposto. È importante volersi bene, certo, ma non possiamo amarci da soli. Questa società si basa sulla solitudine, siamo tutti connessi con il telefono in mano ma manca il confronto fisico. Siamo convinti che il motore del mondo siano odio, rabbia e cattiveria, ma è illusorio e genera solo macerie. C’è un tempo per amare e per odiare, questo è il tempo dell’odio e parlare di amore è strano».
Come se ne esce?
«Quello che conta è immaginare di dare un senso. C’è il bellissimo libro dell’infermiera Bronnie Ware, Vorrei averlo fatto, con le testimonianze dei malati terminali. Racconta che non c’era una sola persona a rimpiangere soldi non guadagnati o promozioni non avute: tutti pensavano all’amico non sentito per vent’anni, a un tradimento, a non aver lasciato una persona che non amavano. Era sempre qualcosa legato ai sentimenti. Sarà perché ho perso mia mamma da piccolo, ma ho sempre dato un valore sacrale all’amore, perché la dimostrazione più forte non ce l’avevo più. L’amore conta davvero tanto».