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 2026  febbraio 15 Domenica calendario

Trump contro Bad Bunny, quando la cultura pop entra nell’economia: perché ora si teme per i consumi

Il botta e risposta nato ai margini dello spettacolo sportivo più seguito d’America è riuscito, nel giro di poche ore, a uscire dal perimetro della cronaca pop per entrare in quello, più sensibile, dell’economia e della politica. Il bersaglio incrociato tra Donald Trump e Bad Bunny, consumato dopo il Super Bowl, viene ora osservato con attenzione da consulenti d’impresa, analisti dei consumi e strateghi elettorali.
All’origine c’è uno scambio polemico dai toni provocatori, innescato da alcune dichiarazioni di Trump sull’immigrazione e sull’identità culturale latina, percepite da una parte dell’opinione pubblica ispanica come offensive e strumentali. La reazione sui social è stata rapida e amplificata: prese di posizione, inviti al boicottaggio simbolico, difese identitarie. Un copione ormai familiare, ma che questa volta ha acceso qualche campanello d’allarme anche nei consigli di amministrazione.
Negli Stati Uniti il legame tra clima politico e fiducia dei consumatori è tutt’altro che astratto. Diversi gruppi attivi nella grande distribuzione, nell’intrattenimento e nei servizi digitali monitorano con attenzione gli umori delle comunità ispaniche, che negli ultimi anni hanno rappresentato una delle principali leve di crescita della spesa interna. L’ipotesi, circolata tra consulenti di marketing e investor relations, è che uno scontro simbolico ad alta visibilità possa incidere – anche solo temporaneamente – sulla propensione all’acquisto o sulla percezione dei brand percepiti come vicini a una delle parti in causa.
Non si tratta, per ora, di numeri o di revisioni al ribasso delle stime. Piuttosto di un segnale. In un contesto economico già attraversato da incertezze su inflazione, tassi e crescita, qualsiasi elemento capace di influenzare la fiducia dei consumatori viene passato al setaccio. A maggior ragione quando coinvolge un pubblico giovane, urbano e culturalmente coeso, che muove miliardi di dollari ogni anno in musica, moda, tecnologia e intrattenimento.
Sul piano politico, l’episodio conferma quanto il confine tra cultura pop e consenso elettorale sia sempre più labile. Le comunità ispaniche non sono più un blocco marginale, ma uno snodo centrale in diversi Stati chiave. E ogni tensione simbolica rischia di avere ricadute che vanno ben oltre il ciclo delle notizie.
Per le imprese, il tema non è lo scontro in sé, ma la volatilità emotiva che ne può derivare. In un’economia dove il valore dei marchi è strettamente legato alla reputazione e all’allineamento culturale, anche un episodio nato come provocazione mediatica può trasformarsi in un fattore da gestire con cautela. La sensazione, condivisa da più osservatori, è che l’America stia entrando in una fase in cui politica, intrattenimento e consumi si muovono su un terreno sempre più interconnesso.
Per ora resta un caso curioso, più che un rischio concreto. Ma il fatto che venga analizzato nei centri studi aziendali dice molto sul clima del Paese: nervoso, polarizzato e attento a ogni scossa, anche quando nasce sotto le luci di uno stadio