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 2026  febbraio 15 Domenica calendario

Le Bambole di Pezza a San Remo

Nella Top 100 italiana album, dell’anno scorso, solo 11 posizioni erano occupate da donne, 6 da artisti rock e 8 erano le band. Questi tre insiemi, minoritari e schiacciati dallo strapotere della trap, non si intersecavano mai. Sono i numeri a raccontarci dell’unicità delle Bambole di Pezza, band al femminile che arriva a Sanremo con una storia che affonda le radici nella scena alternativa punk rock degli anni Zero, furgone e centri sociali, attivismo alla riot grrrls americane. Dopo due album e concerti ovunque, la band si era presa una pausa, qualche sporadica esibizione e la reunion nel 2022 con una nuova formazione in cui alle chitarre fondatrici Morgana e Dani si è unita la nuova generazione di Cleo (voce), Xina (batteria) e Kaj (bassista).
Il tema di «Resta con me», la canzone in gara?
M: «È una storia di sorellanza, parla del valore dello stare insieme nei momenti di difficoltà. È il racconto della nostra storia personale ma per chi vuole andare più nel profondo parliamo anche di “tempi d’odio” con riferimento alle guerre che stiamo attraversando, mentre “sono una donna che non guarda in faccia a niente, mi hanno guardata male ma è il giudizio della gente” riporta alle tematiche femministe della nostra storia».
D: «È anche un richiamo al valore dell’umanità, al non essere isole».
In Gran Bretagna le donne nella Top100 del 2025 erano 32 e occupavano i primi due posti: quello italiano è un mercato maschilista?
M: «Rispondo d’istinto e dico sì. La cosa che più dà fastidio è quando ti dicono: “sei brava per essere una donna”. Resiste un substrato culturale che non valorizza le donne per le loro capacità, la cultura patriarcale ha radici ancora profonde in Italia».
K: «Il tema coinvolge tutte le professioni. Alle Olimpiadi si è parlato di Lollobrigida identificandola sempre come madre».
La parola femminista vi rappresenta o è vecchia?
M: «La dichiariamo: è un ideale forte».
K: «E non significa essere contro gli uomini, ma chiedere la parità dei diritti».
Dai centri sociali al Quirinale con Mattarella...
C: «Cito la nostra canzone “Senza permesso”: “nessuno ci credeva, chi lo avrebbe mai detto”. È stato bello sentire il presidente sottolineare l’importanza della musica per la cultura e l’economia».
Cleo, ai tempi di sua nonna fare la cantante non era un mestiere da donna...
C: «Nonna Maria aveva studiato con Carlo Alberto Rossi (autore e discografico che ha fatto la storia della canzone anni 50-60 ndr). Quando si presentò l’opportunità di fare Sanremo la famiglia le disse: o ti sposi o fai la cantante. Vado a Sanremo per riscattarla».
A Sanremo avete una ballad e duettate con Cristina D’Avena. Tradite il rock?
M: «Le ballad rock hanno sempre fatto parte di noi. E sfido chi sente “Resta con me” a non chiamarla rock con quelle chitarre distorte e quella potenza incredibile. Quanto a “Occhi di gatto”, il cartone era una storia di sorellanza che è stata parte della mia formazione femminista».
Il corpo delle donne è sempre nel mirino...
C: «Gli insulti ci arrivano... Il rock è sempre stato espressione di corporalità e sensualità: un uomo a petto nudo è rock, una donna con la minigonna o il bikini viene criticata. C’è uno stigma legato al genere».
Le origini delle Bambole?
D: «Ho conosciuto Morgana attraverso un giro di amicizie universitarie. Cercavano una bassista, feci il provino ma scelsero un’altra.. Morgana mi richiamò perché se n’era andata una chitarrista... Il nome era in contrapposizione alle bambole di plastica: artigianali, materiche, imperfette».
Il linguaggio del rap è misogino?
C: «Non è in discussione il tema della libertà di espressione, ma il fatto che un modo di lucrare sia basato su una parte non positiva e misogina della società. Bisogna poi saper distinguere: il mister Simpatia di Fabri Fibra era un personaggio volutamente disturbato. Nessuno avrebbe voluto identificarsi in lui. Ben diverso usare quei temi e presentarsi come un superfigo».