Corriere della Sera, 15 febbraio 2026
Cene in smoking, imprese, amori. Dal Conte Ugolino ai giorni nostri
«Mio nonno diceva “quando la gente andava a piedi noi avevamo i cavalli. Quando cominciarono a cavalcare, noi avevamo già le carrozze. E quando si riempirono di carrozze noi guidavamo automobili. Ora che tutti hanno un’auto, forse converrebbe tornare a camminare”». Gaddo della Gherardesca, diretto discendente del Conte Ugolino, aristocratico con la Toscana nel sangue e nel cuore, racconta la sua vita con la nostalgia e il disincanto di un «principe di Salina».
«Sono nato a Firenze, nell’anno del Signore 1949. La mia famiglia vi risiedeva dal 1405, da quando – dopo qualche frizione politica e qualche schermaglia di troppo – facemmo finalmente pace con la Repubblica Fiorentina», scrive nella sua autobiografia Al tempo di una volta. Tracce di una vita (Rizzoli). Poi, inseguendo le tracce di una vita, la storia s’intreccia con quella dei Medici, del Rinascimento, fino al Settecento degli Asburgo-Lorena. Finisce un’epoca, ma continua una dinastia affascinante come una Downton Abbey italiana. Con schermaglie a colpi di smoking tra i della Gherardesca di Bolgheri e quelli di Castagneto. «Noi ci consideravamo il ramo principale, e lo zio cercava di colmare ogni differenza con un galateo rigoroso», racconta Gaddo della Gherardesca. «Al Castello di Bolgheri – residenza principale della famiglia fino al tempo del mio trisnonno – si cenava ogni sera in smoking».
Il castello – Gaddo della Gherardesca è stato anche presidente dell’Associazione delle dimore storiche in Italia e nel direttivo europeo – e Villa Emilia, in Maremma, immersa nella natura. Un mondo a sé: un piccolo regno rurale con tanti ricordi. Come quello del fratello Manfredi «l’ultimo vero Signore rinascimentale». E l’affetto per la figlia Costanza: «Ricordo perfettamente il giorno in cui è venuta al mondo, minuscola e perfetta. Mi mancò il fiato. Oggi mi ha regalato due nipoti meravigliosi: Benedetto e Ottaviano ma per me resterà sempre quella bambina».
In filigrana il racconto, dall’infanzia alla gioventù quando un po’ per caso approda al Morosini. «Tornavo da un viaggio a Londra, ancora echeggiante di Beatles e fish & chips, quando mio padre mi convocò con il suo tono da annuncio ufficiale: “vai in collegio”». Così eccolo matricola 132. «Che tu fossi figlio dell’avvocato Agnelli o di un poveraccio sostenuto dallo Stato eravamo tutti uguali. Una grande lezione di democrazia – scrive —. Oggi farebbe bene a molti, dalla borghesia ai maranza».
Poi il vento del ’68, e gli studi in Bocconi. «La mia vita milanese iniziò con un mix di studio ma soprattutto divertimento, dopo tre anni di collegio militare non vedevo l’ora di tuffarmi in un mondo di ragazze, night club, discoteche, Ferrari, Monza, viaggi e sci». Forse è proprio quella goliardia da ragazzo e innata curiosità, col retaggio aristocratico a fare di lui un abile imprenditore.
Tutto iniziò con la risposta a un’inserzione sul «Corriere della Sera». Era l’estate del 1979, una multinazionale chimica cercava un assistente per il direttore di una divisione. «Inviai un curriculum piuttosto strampalato, perché l’unica esperienza lavorativa che potevo vantare era la vendita di allarmi con la Professional Security». Al ritorno da una vacanza in Sardegna, l’inizio in Ciba-Geigy, oggi Novartis, poi a Roma in Rhône-Poulenc, fino alla pubblicità. L’incontro con Carlo Gandini dell’editrice Scode, giornali sportivi, sci e golf, col sogno di creare una concessionaria per la vendita degli spazi pubblicitari. È il momento in cui sfodera «una delle armi più potenti della vita: la determinazione» ed entra come partner in PRS, «fondata dal professor Ricas, braccio destro di Angelo Rizzoli». La pubblicità si fa volano di crescita, crea mode, fa notizia, lui lavora con Alfredo Bernardini de Pace. «Romiti guardandoci disse “Ecco il Gaddo e la Volpe”, così eravamo conosciuti».
Una vita dove avventura e colpi di fortuna, s’intrecciano. Come nei lunghi viaggi per il mondo, da Kathmandu a Teheran dove incontra il marito della principessa Shams, sorella dello Shah, alle battute di caccia in Argentina, a Buenos Aires ospite di Franco Macri, padre di Mauricio, che sarebbe poi diventato presidente dell’Argentina. «L’amico Niccolò Pandolfini si trovava anche lui in città, lo invitai. Ma, vedendo fuori dalla villa fotografi e giornalisti in attesa di Sarah Ferguson – con cui ero atterrato – Niccolò si rifiutò. Lo rassicurai: massima discrezione. Fino a due giorni dopo quando sul settimanale locale di gossip, “Cara”, apparve un servizio con un titolo a tutta pagina: El novio de la Duquesa de York. Sotto, la foto... non era la mia, ma quella di Niccolò!».
Presidente del Clubino, fra i più esclusivi gentlemen’s club di Milano, della Gherardesca ha portato a Milano la tradizione di quelle cene in smoking in famiglia. «Quando la gente andava a piedi noi avevamo i cavalli». Il racconto di una vita da Gattopardo.