Corriere della Sera, 15 febbraio 2026
Mossa geopolitica per l’euro. L’annuncio di Lagarde
La rottura dell’ordine mondiale e il tentativo dell’Europa di reagire toccano il centro nevralgico dell’euro. Ha l’aria di non essere casuale la scelta di tempo di Christine Lagarde nel comunicare l’ultima decisione della Banca centrale europea, che lei presiede: l’annuncio è arrivato ieri alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in un dibattito sulla «frammentazione geoeconomica». Nel merito, sembra il ritocco di una misura di politica monetaria; nella sostanza invece è il lancio di una strategia per l’uso internazionale dell’euro, che accompagna la politica europea di aprire – dopo i dazi americani – sempre più accordi di scambio con nuove aree del mondo. In questo, la Bce prende una pagina dal manuale cinese di espansione geoeconomica degli ultimi anni. E, visto il successo di quest’ultima, la copia. O almeno vi si ispira. Lagarde ieri da Monaco ha annunciato l’espansione alle Banche centrali di tutto il mondo di una possibilità: prendere direttamente euro in prestito da Francoforte, fino a 50 miliardi, presentando in garanzia titoli di debito europei «di prima qualità» (cioè, quasi sempre, titoli di Stato). Durante la pandemia quest’opzione era stata offerta a pochi Paesi vicini all’Unione europea, per esempio il Kosovo. Adesso la giustificazione presentata da Lagarde per allargare lo sportello dei prestiti in euro a tutti i Paesi del mondo suona tecnica: la Bce non vuole che le banche nel resto del mondo siano costrette a vendere pesantemente titoli in euro se hanno bisogno di liquidità nelle fasi di tensione sul mercato; ora, aprendo questo sportello, le banche indiane, brasiliane o canadesi potranno prendere in prestito valuta europea dalle loro Banche centrali; e queste a loro volta li potranno avere dalla Bce. Fin qui le procedure. Sotto la superficie la scelta di Lagarde ha però soprattutto una logica legata agli sconvolgimenti dei rapporti internazionali innescati da Donald Trump. L’obiettivo è assecondare i nuovi accordi di libero scambio che l’Unione europea sta tessendo in giro per il mondo, per diversificare dal mercato americano: di recente con l’India, poco prima (ma negoziato per 25 anni) con il Mercosur, in futuro forse con l’Indonesia o l’Austrialia. Fornire euro alle banche centrali dei Paesi con cui l’Europa ha accordi commerciali rende più facile il pagamento dell’export di Italia, Francia o Germania nel mondo non più in dollari, ma in euro stessi. Da anni Pechino persegue la stessa strategia nei Paesi emergenti verso i quali esporta, dall’Argentina alla Russia: impone contratti in yuan e aumenta il peso globale della sua valuta. L’Europa, nell’ordine internazionale post-liberale, prova a fare lo stesso.