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 2026  febbraio 14 Sabato calendario

Olimpiadi 2030: già ritardi, costi lievitati e tante polemiche in Francia

Il prossimo 22 febbraio, il presidente Emmanuel Macron è atteso alla cerimonia di chiusura nell’Arena di Verona per raccogliere il testimone olimpico. Fra quattro anni, infatti, i cinque cerchi torneranno di nuovo in Francia dopo Parigi 2024, in versione invernale. Ma stavolta nessuna grandeur: tra costi impazziti, dimissioni di massa e scontri istituzionali, l’avvicinamento a “French Alps 2030” è già un disastro.
In Italia sono bastate un paio di medaglie per dimenticare anni di debiti, ritardi, figuracce. Invece mentre noi versiamo fiumi di retorica per celebrare Milano-Cortina, in Francia cominciano a capire che catastrofe possa essere ospitare i Giochi. In una riunione d’emergenza convocata col governo, il comitato organizzatore francese ha ammesso la gravità della situazione, aprendo già a un primo rimpasto della governance, con la probabile uscita del direttore generale Cyril Linette. Sarebbe l’ennesimo addio apicale delle ultime settimane, dopo la direttrice operativa Anne Murac, il direttore delle comunicazioni Arthur Richer e il presidente del comitato per le remunerazioni Bertrand Meheut, che in un messaggio interno trapelato sulla stampa ha parlato apertamente di “una deriva significativa che mette in discussione il successo del progetto in termini sia di tempi che di costi”.
I problemi che sta scoprendo oggi la Francia sono quelli che, purtroppo, conosciamo bene in Italia. Innanzitutto i soldi. La Francia si è aggiudicata l’evento nel 2024 con un dossier che prevedeva un budget complessivo di 1,985 miliardi di euro, cifra già di per sé notevole, in quanto superiore al consuntivo italiano (oggi intorno a 1,7 miliardi, anche se andrebbero aggiunti almeno i 300 milioni per le Paralimpiadi che il governo ha fatto sparire dal bilancio della Fondazione con un magheggio contabile). I calcoli francesi si sono rivelati sballati dopo nemmeno un anno e mezzo, e la spesa è salita a 2,1 miliardi, oltre 100 milioni in più. E questo soltanto per quel che riguarda il cosiddetto COJOP, l’equivalente della nostra Fondazione Milano-Cortina, che si occupa dello svolgimento delle gare. Al conto va aggiunta la mobilitazione dei servizi statali e almeno un miliardo per SOLIDEO, la società pubblica incaricata delle infrastrutture.
Le prime stime parlano di un costo complessivo superiore ai 5 miliardi e gli enti locali cominciano a spaventarsi: la regione Alvernia-Rodano-Alpi, ad esempio, ha ridotto il suo contributo da 7,5 a 3 milioni, in generale si è aperto il dibattito sulla ripartizione degli oneri finanziari fra i vari attori pubblici, visto il timore che le entrate private non raggiungano il 75% del totale promesso.
Poi ci sono gli impianti. Anche in Francia, come caldeggiato dal CIO che non vuole più cattedrali nel deserto, si adotterà il modello delle “Olimpiadi diffuse”, per sfruttare il più possibile le strutture esistenti. Questo vuol dire però avere sedi di gare distanti fino a 500 chilometri e 6 ore di viaggio, proprio come lamentato a Milano-Cortina dalle delegazioni di mezzo mondo: un incubo organizzativo e logistico. Intanto gli enti locali fanno la guerra per ottenere un pezzettino di Giochi e infilarsi nel dossier che continua a essere incerto. Le competizioni dovrebbero essere distribuite su almeno quattro cluster: Alta Savoia (sci di fondo e biathlon), Briançonnais (freestyle e snowboard), Nizza (ghiaccio), Savoia (bob e salto). Ma Méribel, uno dei luoghi simbolo di Albertville 1992, si è ritirata e sono ancora da definire punti cardine del dossier, come lo sci alpino (la Val-d’Isère sta negoziando).
Mettiamoci pure la polemica politica, con l’opposizione sul piede di guerra (un ribaltone alle Presidenziali 2027 potrebbe togliere ulteriore sostegno ai Giochi, fortemente voluti da Macron). I ritardi amministrativi: la legge olimpica è stata approvata in Senato soltanto il 5 febbraio, dopo oltre un anno di attesa e immobilismo. La protesta dei comitati ambientalisti che temono per la devastazione del territorio. Insomma, sembra davvero il bis di Milano-Cortina. A dimostrazione che tutto il mondo è paese. E le Olimpiadi sono una sciagura ovunque.