il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2026
Riforma Corte dei Conti, i dipendenti pubblici si pagheranno l’assicurazione per i danni
Qualche decina di migliaia di dipendenti pubblici stanno per ricevere o, com’è il caso di quelli del Comune di Roma, hanno già ricevuto una brutta sorpresa: chiunque gestisca risorse pubbliche a qualunque titolo, anche per poche centinaia di euro l’anno, dovrà obbligatoriamente pagarsi un’assicurazione per coprire eventuali danni erariali.
È l’effetto di un comma infilato nella famigerata legge di riforma della Corte dei Conti, che – oltre a tagliare i poteri di controllo della magistratura contabile e i risarcimenti per lo Stato al 30% del danno causato – costerà a una vasta platea di dipendenti pubblici se va bene qualche centinaio di euro l’anno. È una sorta di Rc auto del dipendente pubblico con lo Stato nella bizzarra parte delle vittime della strada.
Ricominciamo da capo. Cosa dice la legge entrata in vigore a fine gennaio? Questo: “Chiunque assuma un incarico che comporti la gestione di risorse pubbliche dalla quale discenda la sua sottoposizione alla giurisdizione della Corte dei Conti è tenuto a stipulare, prima dell’assunzione dell’incarico, una polizza assicurativa a copertura dei danni patrimoniali cagionati dallo stesso all’amministrazione per colpa grave. Nei procedimenti per i danni patrimoniali, l’impresa di assicurazione è litisconsorte necessario” (cioè sarà obbligatoriamente parte del processo, una disposizione che rende l’obbligo particolarmente cogente). Insomma, mai più paura della firma per chi lavora nel pubblico, neanche di quella da mettere su una polizza assicurativa: chi danneggia l’erario risarcirà al massimo il 30% e comunque mai più del doppio dello stipendio annuale, tutti però devono pagare la polizza obbligatoria, la “Rd (danno) erariale”, con grande gioia delle compagnie assicurative che acquisiranno per incanto migliaia e migliaia di nuovi clienti.
È per questo che, tra gli altri, il Comune di Roma ha provveduto a informare “tutto il personale” “dirigente e non dirigente” di questo nuovo obbligo (e dei profili disciplinari per chi non lo rispetta), unitamente al fatto che, sempre per legge, i dipendenti quell’assicurazione se la devono pagare da soli. Una legge del 2007, ancora in vigore, prevede infatti che “è nullo il contratto di assicurazione con il quale un ente pubblico assicuri propri amministratori per i rischi derivanti dall’espletamento dei compiti istituzionali connessi con la carica e riguardanti la responsabilità per danni cagionati allo Stato o a enti pubblici e la responsabilità contabile”.
La ratio di questa norma è sensata: un’assicurazione pagata dall’ente pubblico rende troppo facile per i dipendenti disporre in modo creativo – diciamo così – dei soldi dei contribuenti senza eccessivi timori delle conseguenze. Solo che finora la stipula di una polizza per i danni erariali era volontaria, lasciata alla scelta e dunque alle tasche di ogni dipendente pubblico, specie dei dirigenti apicali: ora invece arriva l’obbligo e per tutti.
Nella lettera della norma, infatti, ricadono decine di migliaia di persone, tutti quelli che occupano una qualche posizione dentro ogni appalto, anche il più piccolo: si pensi ai dirigenti scolastici e persino a molti docenti coinvolti in attività della scuola che prevedano piccole forniture (in genere con procedure negoziate) oppure a quanto accade nei piccoli Comuni o nelle comunità montane. E si pensi ancora a tutte le deleghe di funzioni che i dirigenti affidano ai loro sottoposti, a tutti i Rup, i Dec e gli altri acronimi che segnano ogni procedura di spesa della Pa.
Tutti devono correre a farsi una polizza (peraltro non è chiaro cosa succede ai procedimenti già in corso…) ed è verosimile che molti d’ora in poi declineranno gentilmente responsabilità che non sono parte integrante dei loro compiti: perché, guadagnando spesso poco o molto poco, spendere 300-400 euro l’anno (questo il costo per la “fascia bassa” a stare ai lavoratori sentiti dal Fatto) per accettare incarichi che non sono quelli per cui si è stati assunti? Gli effetti di questo piccolo comma della riforma punitiva della Corte dei Conti saranno due: più spese per molti lavoratori e più caos organizzativo per tutti.