il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2026
Altro guaio alla Ragioneria: lo stop al Decreto Pnrr a 15 giorni dal Cdm
È una questione “tecnica”, ma il problema è politico, anche perché capita sempre più spesso. A due settimane dal varo in Consiglio dei ministri, il “decreto Pnrr” non è ancora finito in Gazzetta Ufficiale anzi, giovedì sera è arrivato un nuovo stop dalla Ragioneria dello Stato, il braccio contabile del ministero dell’Economia: domande e chiarimenti che toccano quasi tutti gli articoli o, meglio, la relazione tecnica del provvedimento.
La faccenda è assai bizzarra. Il decreto è stato approvato il 29 gennaio, ultimo di una serie di testi varati in questi anni per accelerare la spesa dei fondi. Quest’ultimo serve peraltro a recepire l’ultima revisione del piano, la sesta, prima della scadenza di giugno. Ben 32 articoli che modificano molte “missioni” in mano ai ministeri e prevedono assunzioni anche nella P.A. locale. Proprio per la complessità della materia, la versione integrale del testo è stata trasmessa a inizio dicembre dal ministero per il Pnrr, guidato da Tommaso Foti e competente per il coordinamento, ai vari dicasteri, inclusa la Ragioneria dello Stato diretta da Daria Perrotta. In questi due mesi molto è cambiato, diverse misure sono sparite, altre cassate dalle bozze circolate (è il caso di una norma che scudava gli imprenditori dalle cause avviate dai lavoratori sottopagati non gradita al Quirinale). Gli stessi tecnici della Ragioneria hanno chiesto modifiche sulle coperture e il testo è stato emendato in più parti. Poi il passaggio in Cdm. Di norma, per un articolato normativo in gestazione da mesi, questo passaggio avviene a valle della “bollinatura” del Tesoro. Invece stavolta i tecnici di Giancarlo Giorgetti, di cui Perrotta peraltro è una fedelissima, avevano ancora da ridire. Giovedì sera dalla Ragioneria sarebbero partite una trentina di pagine di richieste di chiarimenti al ministero di Foti, che poi le inoltrerà ai diretti interessati, come se al Mef avessero visto il decreto per la prima volta e non lo stessero studiando da mesi. Le richieste di chiarimento riguarderebbero soprattutto la relazione tecnica, quella dove si quantificano gli effetti, anche finanziari, delle norme, soprattutto quelle che fanno capo ai ministeri delle Infrastrutture, delle Imprese e lo stesso dicastero di Giorgetti. Che le strutture ministeriali rispondano nel weekend è impossibile, quindi la faccenda si capirà meglio da lunedì, ma i tempi tecnici richiederanno giorni, verosimilmente una settimana o anche più. Problema: un testo che, a settimane dal via libera in Consiglio dei ministri, viene rivisto e ancora non è in Gazzetta non è un bel vedere giuridico. In altri casi il Quirinale ha imposto un secondo passaggio in Cdm. Sarebbe una figuraccia, l’ennesima.
Nei ministeri il fastidio è palpabile, anche perché conferma un andazzo che va avanti da mesi. Ormai è la norma che testi (anche decreti ministeriali o norme di scarso rilievo) inviati per la “bollinatura” restino alla Ragioneria a lungo, con misure che vengono cassate di continuo.
L’ultimo caso è il decreto attuativo sull’iperammortamento alle imprese, previsto dall’ultima Manovra e inviato dal ministero delle Imprese ai primi di gennaio e da allora fermo in via XX Settembre. È andata peggio al decreto Bollette, che dovrebbe abbassare i costi dell’energia e che Giorgia Meloni voleva vendersi a fine anno: tutto saltato per i rilievi degli uffici di Perrotta, con tanto di incazzatura della premier. E parliamo di un testo che gira tra i ministeri da qualcosa come quattro o cinque mesi…