lastampa.it, 14 febbraio 2026
Ondata di omicidi nella comunità arabo-israeliana, 47 morti in 44 giorni: “Abbiamo paura”
Emergenza nazionale. Questa la definizione che alcuni giorni fa il presidente israeliano Isaac Herzog ha dato dell’ondata di omicidi criminali che colpiscono la parte araba della società israeliana. Più di un morto al giorno dall’inizio dell’anno: 47 uccisi in 44 giorni. Un fenomeno che negli ultimi anni ha visto aumentare esponenzialmente i suoi numeri. Complice anche, a detta degli arabi israeliani che per questo hanno manifestato anche numerosi nei giorni scorsi, la polizia, che non fa nulla per arginare il fenomeno.
L’anno scorso, quello con il peggior bilancio, ha visto 252 morti, l’88% per colpi da arma da fuoco, la maggior parte erano uomini tra i 18 e i 30 anni, 23 le donne. L’escalation è iniziata intorno al 2010, ma da tre anni c’è stato un notevole aumento.
La criminalità organizzata in Israele è in mano a clan, spesso familiari, arabi. Si concentra specialmente nel cosiddetto triangolo a nord, non lontano da Haifa, intorno a Nazareth, e poi a Jaffa, il nucleo originario di Tel Aviv dove vivono molti arabi.
Questi clan si spariscono affari come contrabbando, prostituzione, droga, armi. Hanno contatti con l’Egitto, con Siria, Giordania e Libano. Prima della guerra a Gaza il paese dei faraoni rappresentava un hub importante per lo smercio di contrabbando, droga e armi, che venivano fatti passare grazie ai clan beduinidel Sinai, attraverso i tunnel di Gaza fino in Israele. Da Siria e Giordania soprattutto droghe sintetiche come captagon e armi. La prostituzione viene gestita attraverso l’arrivo di ragazze dell’est Europa che poi restano nel paese o vengono inviate in quelli del golfo, Emirati, Qatar e Arabia Saudita in testa, ma anche quelli limitrofi.
Alcuni anni fa una ragazza di origini moldave ma residente in Italia aveva acquistato un pacchetto turistico da una agenzia viaggi emiliano-romagnola. Arrivata a Tel aviv, fu fermata per ore nell’aeroporto e interrogata dalla polizia che, poi, la lasciò andare nell’albergo dove c’era il resto del gruppo. Al mattino, la guida non riuscì a trovarla. Quando entrarono in stanza, trovarono il suo trolley aperto sul letto non sfatto, ma di lei nessuna notizia. E di storie simili negli anni ce ne sono state parecchie.
Gli omicidi, nel più puro stile mafioso, avvengono tra clan rivali, anche nei confronti di parenti di esponenti, le cosiddette vendette trasversali. Ma gli omicidi avvengono anche nelle famiglie per questioni sociali. La comunità araba in Israele, ha anche il più alto tasso di crimini e violenze legate all’“onore”.
Il numero di morti è stato sempre alto anche se, da quando è al governo il ministro della sicurezza nazionale, che quindi gestisce la polizia, Itmar Ben Gvir, noto per le sue posizioni anti arabe, è aumentato esponenzialmente. Questo, secondo osservatori e gli stessi esponenti della società civile araba israeliana, perché la polizia non si impegna per arginare il fenomeno, lasciando che anzi dilaghi. Qualcuno parla di connivenza, altri di disinteresse, altri della volontà che la società araba si autoannienti.
Osama vive in un villaggio vicino Nazareth. Un’auto è stata incendiata dinanzi a casa sua. «La situazione – racconta – si sta facendo difficile. Nessuno ci protegge. Abbiamo paura. Quando hanno incendiato l’auto davanti casa mia, per ritorsione nei confronti di uno che vive qui vicino, c’è stato il serio pericolo che le fiamme avviluppassero anche la mia di auto ed entrassero in casa. I colpi di pistola sì sentono spesso. Andare via? E dove? Già in questo paese molti ci fanno sentire di serie B, stranieri. Se andassimo 8n una città ebraica sarebbe ancora peggio. Siamo cittadini come gli altri, eppure ci trattano come se non avessimo gli stessi diritti».
«I nostri vicini – spiega Sara che con il marito ebreo vive a Jaffa – sono tutti arabi. Non abbiamo mai avuto problemi. Anche se pure nei pressi della nostra casa ci sono stati scontri a fuoco e un omicidio. Sta diventando pericoloso anche andare a fare la spesa. Siamo cittadini israeliani, siamo ebrei, non abbiamo nulla a che fare con i criminali, eppure la polizia non ci protegge». L’allarme lanciato dal presidente è stato raccolto dal capo della polizia che ha usato gli stessi termini di Herzog e ha promesso maggiore attenzione al problema. In migliaia, non arabi, hanno preso parte alle manifestazioni di questi giorni, in particolare a Gerusalemme e Tel Aviv, per protestare contro l’aumento dei crimini. Una grossa marcia arrivata fino alla capitale israeliana ha visto la copiosa partecipazione anche di non ebrei.
La popolazione che vive nelle città maggiormente colpite è stanca, non si sente sicura e teme per la propria sicurezza. Oltre all’immobilismo della polizia, sul fenomeno incide molto anche la situazione socio-economica della popolazione araba: molte infatti sono le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà, così come molto alto è il tasso di disoccupazione, specie tra i giovani, che diventano quindi facilmente preda della criminalità locale. La comunità arabo-israeliana è composta soprattutto da giovani con il 30% della sua popolazione che ha una età compresa tra i 18 e i 23 anni. Giovani che, osservano molti, hanno molti meno benefici e possibilità rispetto ai cittadini ebrei della stessa età. La popolazione araba israeliana rappresenta un quarto della popolazione totale del paese ma in questa società si registra l’80% di tutti gli omicidi in Israele.