repubblica.it, 14 febbraio 2026
La circolare del Viminale: “Via libera alle armi private per 397mila membri delle forze dell’ordine”
Via libera alle armi private per tutti gli operatori delle forze dell’ordine, vigili urbani compresi. Adesso 397mila donne e uomini delle quattro forze di polizia del Paese possono entrare in armeria, mostrare il tesserino professionale e acquistare un’arma, diversa da quella di ordinanza, con la quale poter circolare quando sono liberi dal servizio. Il provvedimento è contenuto in una circolare diffusa dal dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale il 5 febbraio scorso e trova la sua base giuridica nell’articolo 28 del decreto-legge sicurezza dell’11 aprile 2025.
La ragione della misura, esplicita la circolare emessa soltanto ora per dirimere alcune questioni in sospeso e per dare regole precise agli appartenenti alle forze dell’ordine, è quella «di rafforzare l’autotutela degli agenti, in coerenza con l’articolo 73 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza», che regolamenta l’acquisto e la detenzione delle armi per la difesa personale.
Per essere più chiari, «il porto fuori servizio di un’arma diversa da quella di ordinanza – prosegue la circolare – è stato concepito sia in termini di autotutela degli operatori, che di rafforzamento della loro capacità operativa». Così se prima a poter circolare con una pistola diversa da quella di ordinanza, anche senza porto d’armi, erano solo gli ufficiali e i dirigenti, al pari dei magistrati, ora la possibilità viene estesa a tutti gli operatori delle forze di polizia, che abbiano però la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Il che non vuole dire, naturalmente, che tutti andranno a comprarsi un’arma e la porteranno con sé. Difficile, se non impossibile, anche prevedere quanti effettivamente lo faranno.
La decisione, anche tra i sindacati interni, suscita favori e qualche perplessità. Il primo effetto, in ogni caso, è quello di muovere il mercato. Per l’acquisto non è necessario il porto d’armi: è sufficiente comunicare la detenzione alla questura. Una possibilità che, in polizia, per esempio, prima riguardava solo 3007 ufficiali e che adesso è estesa a 96.186 uomini e donne in tutta Italia.
Stesso discorso per la guardia di finanza, che ha 58mila militari, tra i quali tremila ufficiali. Via libera alle armi private anche per i 106mila carabinieri (4600 ufficiali) e 37mila agenti della polizia penitenziaria (500 dirigenti). Per i vigili urbani, il porto di pistola anche fuori servizio (soloper chi è già dotato dell’arma di ordinanza ) è consentito nei loro comuni di competenza professionale.
“Adesso chiunque di noi può entrare in armeria, mostrare il tesserino e comprare una pistola da tenere in casa – ragiona una fonte qualificata della polizia, proprio in materia di armi – ma nessuno ha pensato che la nostra categoria purtroppo non è immune alla violenza domestica”. E infatti, a dare uno sguardo sul campo, non sono un’eccezione i dirigenti dei commissariati che chiedono ai propri agenti di lasciare l’arma nell’armadio blindato alla fine della giornata di lavoro. È perplesso anche il sindacato dei carabinieri. “Già un’arma porta problemi – ammette Antonio Tarallo, il segretario generale dell’unione sindacale italiana carabinieri – figuriamoci due. Non sono troppo favorevole a questa misura. Molti vogliono la pistola privata perché l’arma in dotazione è scomoda”.
La Beretta 92 certamente è molto più vistosa dei revolver, che sono considerati più comodi da portare con sé e da nascondere sotto ai vestiti. Ed è per questo che chi sceglierà di andare in armeria potrebbe orientarsi, ad esempio, verso le Glock, un revolver che per metà è in plastica: è una pistola molto più leggera e comoda da portare in giro. I sindacati della polizia penitenziaria però usano l’argomento per attaccare l’esecutivo.
“Questa misura è una scorciatoia del governo – attacca Gennarino Di Fazio, il segretario generale della Uil Pa polizia penitenziaria – noi rivendichiamo da tempo il rinnovo dell’arma in dotazione (la Beretta 92), il cui modello risale a 50 anni fa: anzi che rinnovare il parco armi hanno trovato questo escamotage per fare in modo che il personale lo faccia a spese proprie. Chiediamo una pistola più maneggevole, da poter portare con noi anche in abiti civili”.
Certo, non tutti sono contrari. “La circolare contribuisce a fare chiarezza su un tema delicato come quello del porto dell’arma personale – ragiona il segretario generale dell’Unione sindacale italiana finanzieri Vincenzo Piscozzo – superando incertezze interpretative che hanno generato disomogeneità nel tempo».