la Repubblica, 14 febbraio 2026
Un imprenditore su 10 viene dall’estero. Cinesi davanti a tutti
Cinesi, tunisini e marocchini aprono negozi e ristoranti, i romeni preferiscono l’edilizia, i Paesi dell’Est sono specializzati nei servizi alla persona, dall’estetista al parrucchiere. Non sono pregiudizi ma vere e proprie “specializzazioni imprenditoriali” che emergono dal report della Fondazione Leone Moressa. Dai primi dati, che confluiranno nel rapporto annuale della fondazione, si conferma la tendenza ininterrotta negli ultimi 25 anni alla crescita dell’imprenditoria straniera, a cui si contrappone la diminuzione di quella italiana. Se nel 2000 gli imprenditori nati all’estero che operano in Italia superavano di poco i 224 mila, a fine 2025 sfiorano gli 800 mila, e costituiscono il 10,8% del totale.
Fare impresa per chi arriva da un Paese straniero, rileva Enrico Di Pasquale, ricercatore della fondazione Moressa, spesso è la risposta a «processi di esclusione occupazionale». Una risposta di successo, a giudicare dai numeri, anche se molto spesso gli stranieri hanno capitali risicati da investire, e competenze limitate, per cui si limitano a operare in pochi settori «dove la competizione avviene prevalentemente sui costi, comprimendo salari e investimenti».
Per questa ragione le imprese fondate da stranieri sono di solito più fragili e hanno livelli medi di sopravvivenza inferiori nel medio periodo rispetto a quelle costituite da italiani. Ma è un processo che si rafforza soprattutto nel passaggio da una generazione all’altra: tra le seconde generazioni e nei centri metropolitani si rileva già adesso «una maggiore propensione a operare nei servizi avanzati, nell’economia digitale e nelle attività orientate ai mercati transnazionali».
Anche se probabilmente gli stranieri che arrivano in Italia incontrano difficoltà simili di inserimento lavorativo, non tutte le nazionalità hanno lo stesso tasso di imprenditorialità: si va dal 33,6% della Cina all’1,5% delle Filippine. Tra i cinesi, che sono la prima nazionalità straniera in Italia, seguiti da romeni e albanesi, si trova anche il numero maggiore di imprenditrici donne.
Se le imprenditrici cinesi sono al primo posto in termini assoluti (36.414) non lo sono invece in percentuale: «L’incidenza maggiore è tra i nati in Thailandia, con un tasso che supera l’80% – spiega Di Pasquale – seguiti da Bielorussia e Lituania, con oltre il 70%. In generale, sono molte le immigrate che arrivano dai Paesi dell’Europa dell’est con un’idea imprenditoriale: l’incidenza supera il 60% per Russia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia. Magari iniziano un’attività di assistenza familiare con un contratto da dipendente, e poi continuano con una partita Iva».
Il numero maggiore di imprenditori immigrati lavora in Lombardia (oltre 176 mila). Seguono Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. La prima Regione meridionale è la Campania, seguita dalla Sicilia.