la Repubblica, 14 febbraio 2026
“Via la postazione, troppi privilegi”. A Pompei guide turistiche in rivolta
Le postazioni delle guide turistiche private erano vicino alle biglietterie. Chi si metteva in fila a Porta Marina o a piazza Esedra per entrare negli Scavi di Pompei, 4 milioni di visitatori nel 2025, trovava un presidio dove i professionisti autorizzati dalla Regione Campania potevano contattare turisti o ricevere a loro volta richieste per il tour guidato a pagamento. Mediamente (ma la tariffa varia in base ad alcuni parametri) parliamo di 140/150 euro a visita. Ora quelle postazioni sono state chiuse dal direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, archeologo italo-tedesco che dal febbraio 2021 guida il sito. Lo aveva chiesto già nel 2018 l’Antitrust, a Pompei come in altri musei come il Mann, Paestum, il Maxxi e il Colosseo: ai piedi del Vesuvio la postazione era rimasta aperta. L’Autorità contestava che consentendo solo alle guide abilitate dalla Regione Camania la presenza nelle “postazioni permanenti” si ostacolasse l’esercizio della professione alle guide abilitate in altre aree territoriali. Ovvero, si introduceva un privilegio legato alle guide campane che le stesse leggi regionali non prevedono: anche chi si è abilitato in altre regioni italiane o in altri paesi Ue può fare da guida negli Scavi. Ieri mattina 200 guide turistiche hanno protestato con tanto di striscioni e cartelli. A promuovere la contestazione la Filcams Cgil di Napoli e altre associazioni di categoria. “I beni culturali non hanno padroni” e ancora: “Giù le mani dalle guide”, ma anche cartelli duri: “Il direttore torni a Berlino, dalle sue multinazionali”. Qualcuno vuole regalargli copia della Costituzione. «È una cosa triste, in tutti questi anni non mi era mai successa», confida l’archeologo che dal 2020 ha la cittadinanza italiana. Zuchtriegel ha preso la decisione a causa di «un moltiplicarsi di lamentele come mancanza di trasparenza, scarsa qualità della visita e delle conoscenze linguistiche dichiarate, mancanza di fatturazione fiscale, su cui però il Parco, nonostante varie interlocuzioni con le persone interessate, non è potuto intervenire in maniera risolutiva, essendo le guide liberi professionisti a tutti gli effetti: solo una parte si riconosce in associazioni di categoria che possono fungere da interlocutori». A Zuchtriegel è arrivata anche una lettera con ingiurie che fanno riferimento al nazismo e ai lager, per la quale è stata annunciata la presentazione di una denuncia. Lettera dalla quale le organizzazioni delle guide hanno preso le distanze.
Contro la decisione del Parco le associazioni sindacali hanno presentato ricorso al Tar della Campania che si pronuncerà il 4 marzo. «Chiediamo di aprire il dialogo», afferma Luana Di Tuoro, segretaria generale Filcams Cgil Napoli e Campania, «Nei prossimi giorni, se persisterà la mancanza di risposte ufficiali, chiederemo l’intervento del prefetto di Napoli». In sostanza le guide accusano il Parco di sottrarre loro lavoro. Il Parco, come prevede il Codice dei beni culturali, offre anche servizi culturali e di didattica, sia tramite gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza, sia tramite partnership e contratti di concessioni. «Il direttore vuole fare il tour operator», dice uno di loro parlando al microfono durante la protesta in piazza Esedra. Zuchtriegel smorza i toni: «I tour operator sono fondamentali per il sistema turistico e siamo in dialogo con loro. Se ciascuno fa bene il proprio lavoro andiamo bene tutti». Di qui lo spiraglio per un confronto. «Le guide potranno continuare a lavorare a Pompei, come in tutti gli altri siti e musei. Pompei era rimasto l’unico sito con un presidio di questo genere, e non mi sembra che altrove le guide non lavorino. Ci sarà un miglioramento per tutti», spiega Zuchtriegel.