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 2026  febbraio 14 Sabato calendario

Cuba, si prepara una Flotilla contro l’embargo

Una flotta di navi umanitarie che raggiunga Cuba messa in ginocchio dall’embargo Usa, esattamente come la Global Sumud Flotilla ha tentato di bucare il blocco navale imposto da Israele su Gaza. Dopo il Mediterraneo, la società civile si prepara ad attraversare anche il Mar dei Caraibi.
La nuova flotta si chiama “Nuestra America” – citazione voluta e esplicita del saggio dell’eroe dell’indipendenza cubana José Martí – tiene insieme attivisti statunitensi e di mezza America Latina, e dovrebbe prendere il largo «al più tardi ad aprile». Pensata per portare sostegno al popolo cubano, sull’orlo della crisi umanitaria da quando l’amministrazione Trump ha imposto l’assoluto divieto a rifornire l’isola di carburante, l’iniziativa è nata in continuità e in coordinamento con la Flotilla che nei mesi scorsi ha attraversato il Mediterraneo. E identici sono molti degli organizzatori, a partire da David Adler.
Politologo con un passato da ricercatore ad Oxford, ex consulente di Bernie Sanders, oggi coordinatore di Progressive International, a settembre era sulla Alma, l’ammiraglia della Global Sumud Flotilla. E oggi «da ebreo americano», non esita a dire che «gli Usa stanno usando con Cuba lo stesso metodo che Israele ha applicato a Gaza: un assedio, una punizione collettiva in palese violazione del diritto internazionale». Ecco perché, spiega, è necessario «che la società civile si muova». L’intento è umanitario e politico: portare cibo, medicine, beni di prima necessità, ma anche «rompere l’assedio e dimostrare che la solidarietà può attraversare qualsiasi confine o mare». E in più, sottolinea Thiago Avila, che della Flotilla è volto noto e pilastro, «vogliamo far sapere al popolo cubano che non è solo e ha il diritto di autodeterminarsi».
La campagna di raccolta fondi e aiuti è partita, ma i dettagli della missione non sono ancora definiti. L’ipotesi è che le navi muovano da diversi Paesi latinoamericani – probabilmente Messico e Colombia – più difficile che salpino da Miami o altri porti Usa. Si deciderà domenica, alla prima assemblea del comitato organizzatore. Tra gli attivisti, la preoccupazione c’è. Il rischio che gli Usa identifichino le navi come “narcolanchas” o attori ostili – si ragiona – è reale, «ma non è un motivo sufficiente per fermarsi. Se riuscisse ad arrivare anche una sola nave, sarebbe un successo». E mentre la missione prende forma, cresce il numero dei sostenitori fra i leader della sinistra internazionale. Con gli attivisti si son già schierati l’ex leader del Partito Laburista britannico Jeremy Corbyn, la deputata statunitense Rashida Tlaib, la deputata della Colombia María Fernanda Carrascal e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau. Un elenco – assicurano gli organizzatori – destinato ad allungarsi.