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 2026  febbraio 14 Sabato calendario

Lo strano caso del prof italiano che organizzò all’Avana un convegno grazie a Epstein

«Dear Jeffrey, your help was simply preciuos for organizing the next congres in La Habana!». Non ha bisogno di essere tradotta la mail inviata dal professor Giuseppe Bersani, allora ordinario di psichiatria alla Sapienza di Roma e oggi in pensione, a Epstein il 20 ottobre del 2017. L’accademico ringrazia perché il milionario statunitense ha versato almeno 20 mila euro per sponsorizzare l’incontro scientifico nella capitale cubana del quale lo stesso Bersani è presidente. Della locandina del convegno, (NeuPsyCo – Neurociencias y Psiquiatría 2017), che si è svolto dal 6 all’8 novembre, si trova ancora traccia online.
Lo strano caso del professore della Sapienza finito negli Epstein files inizia per una dritta di un docente dell’Università di Hong Kong, Gino Yu, che in vista dell’appuntamento a Cuba mette in contatto Bersani con l’uomo al centro di uno dei più grandi scandali della storia recente degli Usa. Nessun incontro, nemmeno una telefonata, ma una serie di mail per discutere della sponsorizzazione, che si concludono con una coda polemica. È noto come le società scientifiche mediche, nazionali e internazionali, cerchino fondi per organizzare i loro incontri in giro per il mondo. Serve molto denaro e magari non si guarda con troppa attenzione a chi è in grado di versarlo. Anche se si tratta un imprenditore che già nel 2008 era stato condannato e incarcerato, nonché accusato di essere un pedofilo.
«Per noi era uno sponsor qualunque, non sapevamo niente di lui – si difende adesso il professore italiano – Forse in modo un po’ ingenuo, eravamo completamente all’oscuro. Chi era lo abbiamo scoperto in corso d’opera». Bersani, contattato ieri, è imbarazzato: «Si è comportato come un normale sponsor, un filantropo. È tutto finito lì, con quel contributo, e col senno di poi posso dire: per fortuna. Non ho avuto alcun contatto personale con lui ed è imbarazzante che il mio nome sia affiancato a una persona così».
Tornando al 2017, dopo l’introduzione del collega, Bersani inizia a scrivere mail direttamente a Epstein. Ad esempio, gli spiega che servirebbero ancora soldi («Vorrei chiedere umilmente e con grande imbarazzo un ulteriore aiuto», dice spiegando che il congresso è sotto di 15 mila euro), e l’interlocutore si dice disponibile (“I’ll fill the void”, cioè “riempirò il vuoto”). Dallo scambio, alla fine, non è chiaro quanto l’imprenditore abbia davvero versato.
Quello che invece risulta in modo evidente dalle email, è che non è stato affatto soddisfatto di come sono andate le cose. Il 30 novembre 2017 scrive a Bersani e al suo contatto statunitense: «Un mese dopo l’evento ho ricevuto il programma e praticamente nient’altro. Mi dispiace, ma è abbastanza deludente e non promette nulla di buono per il finanziamento di eventuali progetti futuri». Il 5 dicembre rincara la dose: «Voglio sapere dove sono andati a finire i soldi e perché non ho visto nessun documento, solo foto di persone che bevono». Epstein pare proprio arrabbiato, e quando Bersani, il 29 dicembre, gli scrive per fargli gli auguri per il nuovo anno e ringraziarlo ancora risponde alla mail con un laconico: «Thx».