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 2026  febbraio 14 Sabato calendario

Il Dipartimento di Sicurezza Usa chiede a Google e Meta i nomi di chi ha criticato l’Ice online: centinaia di mandati

Agli uffici di Meta, Google, Reddit e Discord sono arrivati negli ultimi sei mesi centinaia di mandati amministrativi da parte del Dipartimento della Sicurezza Interna. Tutti avevano la stessa finalità: chiedere alle società di condividere tutti i dati e le informazioni in loro possesso relative agli account che hanno dimostrato di monitorare le operazione dell’Ice e che hanno criticato le azioni anti-immigrazione. Nomi, email, numeri di telefono: il Dipartimento vuole identificare chi opera dietro a profili spesso anonimi e, per farlo, ha chiesto aiuto a chi gestisce le principali piattaforme attraverso cui questi messaggi di protesta vengono diffusi. Lo rivela il New York Times, citando fonti interne alle aziende e al governo americano.
Alcune di queste richieste sarebbero state soddisfatte. Nonostante non ci sia nessun obbligo legale per consegnare i dati personali degli utenti. Sta alle società decidere se cedere le informazioni. Né Meta, né Reddit, né Discord hanno voluto commentare. Google invece ha risposto attraverso un portavoce: «Quando riceviamo un mandato, il nostro processo di revisione è progettato per proteggere la privacy degli utenti e allo stesso tempo soddisfare i nostri obblighi legali. Informiamo gli utenti coinvolti, a meno che non vi sia un ordine legale che ci impedisca di farlo o in circostanze eccezionali. Esaminiamo ogni richiesta legale e respingiamo quelle che sono eccessivamente generiche». Gli utenti che sono stati segnalati al Dipartimento di Sicurezza sarebbero in effetti stati avvisati, così da dare loro modo di fare ricorso nei tempi previsti.
Le operazioni per identificare chi ha partecipato alle manifestazioni contro l’Ice, soprattutto dopo i fatti di Minneapolis, non sfruttano più solo la tecnologia del riconoscimento facciale che gli agenti hanno dichiarato di aver usato nelle piazze, ma provano anche a sfruttare quell’alleanza con le Big Tech che l’amministrazione Trump ha costruito nei primi mesi alla Casa Bianca. E sono operazioni aggressive: Tom Homan, responsabile della sicurezza delle frontiere, ha dichiarato a Fox News la sua intenzione di creare un database di coloro che sono stati «arrestati per interferenza, ostruzione, aggressione» a Minneapolis. Non è chiara quale sia la posizione di società che negli ultimi anni si sono fortemente opposte alle ingerenze governative nella privacy dei loro utenti. Sin dallo scoppio del cosiddetto DataGate – le rivelazioni di Edward Snowden che avevano raccontato come esistesse un sistema di sorveglianza di massa che si basava proprio sui dati forniti dalle società di telecomunicazione e tecnologiche – la Silicon Valley storce il naso quando un governo gli chiede di consegnare informazioni su chi usa i suoi servizi. Ma – e lo dimostrano i rapporti sulla trasparenza che pubblicano le società ogni anno – le richieste stanno aumentando sempre di più. La Casa Bianca è in prima fila.