Corriere della Sera, 14 febbraio 2026
A Firenze la rivolta di 16 famiglie nobili contro la sindaca: «Basta scempi edilizi»
Un «cubo nero» che svetta sui lungarni al posto dell’ex Teatro Comunale, in piena area Unesco, che ha spinto gran parte dei fiorentini a gridare allo scempio. Una moderna torre, al posto dell’antico ospedale militare di San Gallo, che oscura le finestre delle case dei residenti. Sono solo le trasformazioni più contestate, in una Firenze in cui grandi gruppi finanziari comprano vecchi palazzi del centro storico per farne alberghi e residenze di lusso.
Così, sedici esponenti delle più antiche famiglie cittadine si sono destati per lanciare un appello alla sindaca Sara Funaro: «Fermiamo quel che almeno è ancora possibile fermare», hanno detto i sedici cognomi illustri, molti dei quali di origine nobiliare, in una conferenza stampa convocata a Palazzo Corsini, rispetto alla futura trasformazione delle ex Officine Grandi Riparazioni delle Fs.
Appena fuori dal centro storico, in un’area di 8 ettari, al posto di fatiscenti capannoni industriali è prevista la nascita di residenze e attività ricettive per conto di un misterioso fondo lussemburghese: «Facciamoci invece un parco sul modello del Kulturforum di Berlino», invocano i sedici, che puntano l’indice contro i tanti «interventi alteranti che la città sta subendo fino alla sua mutazione, alla perdita di tratti di stratificato documento di civiltà e bellezza». Una rivolta inattesa, che provoca non pochi mugugni nelle amministrazioni comunale e regionale di centrosinistra. Con la sindaca Sara Funaro che risponde all’appello sottolineando che «non esistono cittadini di serie A e di serie B», mentre il governatore Eugenio Giani contrattacca: «Il comitato dei nobili sbaglia. Non vorrei che dal sollevare questioni urbanistiche si arrivasse a dire no a tutto».
Ma quel che forse ferisce di più le istituzioni cittadine e regionali è che per la prima volta a Firenze c’è sintonia tra i comitati cittadini di sinistra e le antiche famiglie. Con il capofila della protesta dei «nobili», l’urbanista Roberto Budini Gattai, discendente di una famiglia ascesa alla piccola nobiltà nel Quattrocento, che arringa sugli stessi argomenti in una casa del popolo, nelle stanze aristocratiche di Palazzo Corsini o in un flashmob mentre sventola un fumogeno rosso. In questa insolita convergenza il fattore comune, oltre alla denuncia dei nuovi mostri edilizi, è l’insofferenza verso il «capitalismo predatorio dei grandi gruppi finanziari» perché, per dirla con Budini Gattai, «almeno i vecchi nobili restituivano alla collettività parte dei guadagni». Del resto, Firenze è la città in cui l’ospedale di Santa Maria Nuova, il più antico del mondo tuttora in funzione, fu donato dal nobile Folco Portinari, e in cui lo Spedale degli Innocenti, rifugio degli orfani, arrivò grazie al lascito di un ricco borghese, Francesco Datini.
Oggi la rivolta delle antiche famiglie vede in prima fila l’antropologa Idanna Pucci, nipote di Emilio, di stirpe nobile già dal Medioevo, o l’editrice Ginevra Marchi che viene dall’aristocrazia industriale, o l’ex assessore fiorentino alla Sanità per il Pds, Marco Geddes da Filicaia, che mischia sangue di militari scozzesi e nobili agrari fiorentini. Gli ultimi due non hanno risparmiato critiche durissime alla politica urbanistica di Palazzo Vecchio, fino a definirla «violenza» contro Firenze. Nella lista dei sedici i nomi sono altisonanti: ci sono i Corsini, i Pandolfini, i Rucellai, persino una principessa come Claude d’Orléans, figlia dell’erede al trono di Francia Enrico d’Orléans e già moglie del duca Amedeo D’Aosta. Così, mentre dalle stanze della politica si levano critiche contro le antiche famiglie non sorprende che a difendere «l’operazione sangue blu» ci sia il comitato Salviamo Firenze, che si batte contro overtourism e speculazioni edilizie in favore del diritto di lavoratori e studenti a trovare affitti a prezzi accessibili. Un «sottosopra» che crea un varco di dialogo tra nobiltà e Quarto Stato, tra bellezza e vivibilità. contro uno stesso nemico: l’invasione del lusso cafone e della rendita che svuota la città.