Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 14 Sabato calendario

Trump strizza l’occhio alla Russia: «Zelensky ora si dia una mossa»

«Zelensky si dia una mossa!». Ci risiamo: con l’approssimarsi di una nuova tornata di colloqui di pace prevista a Ginevra il 17 e 18 febbraio, Donald Trump torna a fare pressione sul presidente ucraino. Non è la prima volta. A Kiev ci sono abituati. «La Russia vuole raggiungere un accordo e Zelensky è bene che si muova. Rischia altrimenti di perdere una grande opportunità», dice il presidente americano. Una dichiarazione frettolosa, rilasciata ai giornalisti mentre sta uscendo dalla Casa Bianca, come è nello stile del personaggio: frasi brevi, che non vengono elaborate. Trump le elargisce senza timore di contraddirsi. Un giorno ci dice che l’Ucraina «sta perdendo la guerra» e un altro che Putin lo ha «deluso».
Ma tra Europa e Kiev ormai sanno tutti molto bene dove stanno le preferenze. All’inizio della settimana ancora Zelensky aveva messo in guardia, citando fonti della sua intelligence, circa la possibilità che Trump e Putin stringano accordi economici bilaterali in parallelo ai negoziati di pace tra Mosca e Kiev col rischio molto concreto che venga danneggiata la posizione ucraina.
A questo proposito, i media ucraini riprendono un video diffuso dalla tv locale Unian dove Garry Kasparov, l’ex giocatore di scacchi russo attivo tra i circoli che si oppongono al regime, si scaglia contro i due presidenti. «I negoziati tra Mosca e Kiev sono destinati a fallire, perché al centro non c’è la pace, bensì soltanto il tentativo di fare affari tra Trump e Putin. Si cerca di vendere una parte dell’Ucraina alla Russia in cambio di benefici molto precisi. Trump nella sostanza aveva dato a Putin carta bianca per vincere la guerra. Ma l’Ucraina è stata in grado di resistere con le armi e adesso Trump non sa più cosa offrire», sostiene Kasparov.
Sul tavolo restano comunque le questioni chiave, che le ultime due tornate di colloqui bilaterali russo-ucraini mediati dagli americani ad Abu Dhabi tra fine gennaio e inizio febbraio non sono riuscite a risolvere. Putin esige il pieno controllo della regione orientale ucraina dal Donbass, compreso il circa 20 per cento del territorio ancora in mano alle truppe ucraine. Zelensky propone invece di congelare la linea del fronte e un cessate il fuoco immediato.
Tra le altre questioni aperte ci sono le garanzie di sicurezza offerte dagli alleati a Kiev e resta anche da definire il futuro della centrale atomica di Zaporizhzhia occupata dalle truppe russe nel marzo 2022. Trump propone che sia gestita dagli americani e che l’energia prodotta dai suoi reattori sia divisa in parti uguali tra Mosca e Kiev. Anche in questo caso, però, il Cremlino rifiuta. Consapevole che Putin stia comunque producendo più munizioni e reclutando oltre 400.000 nuovi soldati per il 2026, Zelensky si dice aperto alla pace e però prepara il Paese a una possibile guerra prolungata.
A Monaco di Baviera, alla Conferenza sulla Sicurezza, il segretario di Stato americano Marco Rubio diserta il meeting coi leader europei proprio sull’Ucraina.
Ma il presidente di Kiev nel frattempo sta stringendo sempre di più una cooperazione più stretta con le industrie belliche europee. I dati nazionali rivelano che la produzione militare ucraina dal 2022, anno dell’invasione russa, è aumentata di ben 35 volte.