Corriere della Sera, 14 febbraio 2026
Scene da un divorzio atlantico. Tra i diplomatici prevale l’ansia. E Ocasio-Cortez fa l’anti Trump
Wolfgang Ischinger, il settantanovenne presidente della Conferenza di Monaco, manda il primo segnale nell’intervento di apertura. «Penso che ciò che è successo a Davos non debba necessariamente rimanere a Davos. E quindi indosserò questi per un momento».
Sorridendo, il decano della diplomazia tedesca inforca un paio di occhiali a specchio, simili a quelli mostrati da Emmanuel Macron al World Economic forum nella cittadina svizzera. La platea ride e applaude. Ma il siparietto di Ischinger è tremendamente serio: a Davos, Macron si era prodotto in un’arringa a favore dell’autonomia europea. Lo ha fatto anche a Monaco, chiudendo il circuito politico di una giornata, probabilmente destinata a rimanere a lungo nella memoria.
Sarà ricordato come il momento della «frattura» transatlantica, annunciata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz? È la domanda ansiogena che scorre nella folla di politici, diplomatici, generali, analisti compressa nei corridoi, nelle salette anguste del Bayerischer Hof Hotel. Praticamente non si parla d’altro. Al settimo piano, sulla terrazza, dove sono schierati i tiratori scelti della polizia e gli studi televisivi, incrociamo Kurt Volker, 61 anni, uno dei diplomatici americani più esperti. Ultimo incarico: inviato per l’Ucraina per conto di Donald Trump fino al 2019. Che ne dice Volker? «Dico che qui sta prevalendo l’emotività. Guardate che il mondo non finirà con Donald Trump. Gli Stati Uniti avranno un altro presidente e le relazioni transatlantiche potranno tornare più o meno alla normalità. Noi americani abbiamo un forte legame e molti interessi in Europa».
Ecco, dunque, il punto. La «frattura» c’è. Ma è sanabile? Finché c’è Trump alla Casa Bianca, la risposta è no. Nessuno ne dubita. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez, però, spiega perché quest’anno ha accettato di partecipare alla Conferenza. La delegazione americana non è mai stata così numerosa. Ocasio-Cortez, 36 anni, è forse l’ospite più atteso,a parte i leader dei grandi Paesi. Nella serata interviene in una tavola rotonda sul populismo: «Noi democratici siamo qui per dimostrare che esiste un’altra America. È vero, siamo entrati in una nuova epoca, ma il legame con l’Europa può rinascere su altre basi, se insieme saremo capaci di respingere l’ipocrisia della politica estera trumpiana, che significa rapire un capo di Stato straniero (il venezuelano Maduro, ndr) e giustificare un genocidio (i bombardamenti israeliani a Gaza, ndr)». L’audience ascolta in silenzio. Poi l’applauso, quando Ocasio-Cortez dice: «Noi siamo pronti a condividere ancora più a fondo i nostri comuni valori».
Il «partito dello scetticismo», però, è probabilmente maggioritario. Ne è sicuro, Mike Martin, il primo liberaldemocratico a diventare membro del Parlamento britannico. Martin osserva come anche il Regno Unito sarà investito da un cambiamento irreversibile: «Sia chiaro noi e gli americani continueremo a condividere l’intelligence. Ma per il resto, ci troveremo a collaborare in modo sempre più stretto con gli europei, anche in campo militare».
Nel pomeriggio abbiamo fissato un appuntamento con lo svedese Carl Bildt, 76 anni, premier dal 1991 al 1994 e poi ministro degli Esteri dal 2006 al 2014. Può essere utile l’inquadratura fuori campo realizzata da una figura nota per il pragmatismo e il tocco di ironico distacco. Bildt tiene fede alla sua reputazione: «Siamo in una fase in cui stiamo cercando di salvare il salvabile nel rapporto con gli americani. Forse è un’illusione pensare di poter fare affidamento sui sentimenti. Contano gli interessi, in particolare quelli militari».
Ci scommette il presidente della Repubblica Ceca, Petr Pavel, uno dei fautori della dottrina del «non possiamo fare a meno degli Usa per la nostra difesa», condivisa da tutto il fianco Est della Nato. Intanto è arrivata l’ora della cena. Uno dei «dinner» più ambiti è quello in memoria del senatore repubblicano John McCain, scomparso nel 2018. Ma la Casa Bianca ha «invitato» i senatori repubblicani a non partecipare. Le vendette di Trump sono anche retroattive. Il presidente americano non ha ancora dimenticato il pollice verso con cui McCain impedì l’abolizione dell’Obamacare. Era il 2017.