Corriere della Sera, 14 febbraio 2026
Da Parigi e Berlino la spinta per il nucleare in comune. Starmer: una Nato europea
A distanza di sei ore, Emmanuel Macron e Friedrich Merz confermano di aver iniziato i colloqui sul nucleare. Su come, in quali condizioni (o semplicemente se sia possibile) estendere l’ombrello francese sul continente europeo. Ma il tema non è più un tabù. Il presidente francese, completato il discorso scritto e rispondendo alle domande, ha annunciato che darà «più dettagli» nelle prossime settimane. Si tratta di uno dei risultati più concreti, e più facili da misurare, di Monaco. Così come si preannuncia importante il discorso che oggi terrà il premier britannico Keir Starmer, che il Corriere ha già letto: la Gran Bretagna, altra potenza nucleare del continente insieme alla Francia, appoggia la dottrina di una maggiore autonomia europea di fronte agli Stati Uniti, in quella che è una vera svolta geopolitica.
È stato soprattutto Macron a far trapelare qualche particolare in più sul nucleare. Ha spiegato che la Francia ha avviato un cosiddetto «dialogo strategico» con alcuni Paesi europei sulle armi atomiche francesi. Si tratta di capire, ha detto il presidente francese, «come possiamo articolare la nostra dottrina nazionale con una cooperazione specifica, un interesse di sicurezza comune: è ciò che stiamo facendo per la prima volta nella Storia». Sottinteso: con la Germania.
Macron ha ricostruito anche il contesto storico della deterrenza di fronte alla Russia. E ha spiegato che i trattati nucleari andati in pezzi durante la seconda amministrazione Trump (Start II), sono stati «negoziati senza gli europei per gli europei». Infine, ha concluso che questo tipo di protezione è irrinunciabile. «A causa della nostra geografia non abbiamo scelta».
Ma anche in Germania, Paese che esclude qualsiasi riarmo nucleare in proprio, vista la propria storia, una deterrenza continentale è ormai invocata da un’ampia parte dello spettro politico, perfino dai Verdi. L’importante per Berlino è che questo passo avvenga dentro la Nato, ossia nella sua componente europea.
L’altro peso massimo della difesa europea, il terzo membro degli E3 che si coordinano strettamente sull’Ucraina e sulla Russia, è ovviamente la Gran Bretagna. Il discorso che ha preparato per oggi Keir Starmer rappresenta una vera svolta nella dottrina di sicurezza britannica: finora Londra aveva di fatto boicottato i tentativi di far emergere un pilastro europeo della difesa, sostenendo che fosse inutile – se non dannoso – duplicare le strutture già esistenti della Nato. Nella sostanza, la Gran Bretagna agiva da cavallo di Troia degli Stati Uniti, per mantenere l’egemonia americana – e di converso l’influenza britannica – sul Continente.
Adesso tutto questo si ribalta, di fronte agli smottamenti geopolitici in corso: «Sto parlando di una visione di sicurezza europea e di una maggiore autonomia europea», dirà oggi Starmer ai delegati a Monaco, sottolineando che occorre forgiare un nuovo cammino verso una deterrenza sovrana. E con questo obiettivo Londra intende riprendere il suo posto in Europa: «Non siamo più la Gran Bretagna della Brexit», dirà Starmer, perché «non c’è sicurezza britannica senza l’Europa e non c’è sicurezza europea senza la Gran Bretagna».
Il governo laburista accelera così il processo di reintegrazione nella Ue, che ha già mosso i primi passi sul terreno economico e degli scambi. Ma anche per questo Londra non perde di vista quanto di pericoloso si annida soprattutto sul Continente, ossia le «facili risposte dell’estrema sinistra e dell’estrema destra», che convergono su posizioni filorusse e anti-Nato: «Il futuro che offrono è prima di divisione e poi di capitolazione – dirà Starmer —. Le luci attraverso l’Europa si spegnerebbero ancora una volta: ma noi non consentiremo che accada». Parole ispirate di un leader tanto vituperato in patria quanto apprezzato sul palcoscenico internazionale: e che ora offre una visione per tutto il Continente.