Corriere della Sera, 14 febbraio 2026
Merz dà l’addio alla guida Usa. Macron: basta essere timidi
Ci è voluto un anno, ma sullo stesso palco dove JD Vance è venuto a provocare e offendere l’Europa, il cancelliere Friedrich Merz dà finalmente la sua risposta. Lo fa con un discorso articolato, disilluso verso l’America – che pure chiama a riparare e ricostruire i rapporti, a vantaggio di tutti. Ma è anche un messaggio che si è scrollato di dosso un po’ di paura e di incredulità. E lo fa di concerto con Emmanuel Macron, che ripete quasi gli stessi concetti.
Merz dice che il mondo non è solo «under destruction», in demolizione, come dice il titolo della 62esima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. «Quest’ordine – sostiene – non esiste più». Per l’Europa «è finita la vacanza dalla Storia».
Gli Stati Uniti però, secondo Merz, non hanno di che gioirne. Se c’è stato un momento di leadership unipolare Usa, dopo la caduta del Muro di Berlino, «è finito da tempo. La pretesa di leadership degli Stati Uniti è messa in discussione, anzi potrebbe essere già stata dissipata». A vantaggio della Cina. Non solo, ma nel tentativo di rispondere, gli Usa hanno accelerato e spinto il mondo verso un’era pericolosa, in cui le grandi potenze giocano una partita a somma zero. E hanno sbagliato direzione: anche a loro, dice Merz, conviene avere amici.
Il cancelliere ha lavorato a questo discorso per una settimana. Al Bayerischer Hof, l’albergo dove passeranno 60 capi di Stato e governo, un centinaio di ministri, migliaia di militari, esperti, capi industriali e giornalisti, tra uniformi e tacchi a spillo – in questa Davos militare dove tutti vogliono esserci – Merz ha difeso il suo «realismo di principio», come lo chiama: l’Europa si deve rafforzare rapidamente, sul piano economico e militare, per preservare i propri valori.
Sul clima culturale ha affondato agli Usa una seconda stoccata: «La guerra culturale del movimento Maga non è la nostra». «La libertà di espressione da noi finisce quando è diretta contro la dignità umana e la Costituzione». E ancora: non crediamo nei dazi e nel protezionismo (applausi scroscianti). Sosteniamo gli accordi sul clima e l’Organizzazione mondiale della sanità (applausi).
Per tutte queste critiche, ha invitato gli Usa a proseguire insieme nella Nato. Rivolto agli europei, ha assicurato che la Germania non cerca l’egemonia. E ha chiuso mettendo in guardia da un ordine senza regole. «Noi tedeschi lo sappiamo: un mondo dove conta solo la forza sarebbe un luogo oscuro». La Germania l’ha percorso nel XX secolo «fino a un finale malvagio».
Alle 19 è salito sul palco Macron. È stato subito palese quanto i due discorsi si rispecchiassero. Il leader francese ha invitato l’Europa a essere più positiva, meno autocritica e «timida»: «Tutti dovrebbero prendere esempio da noi». Ha implicitamente rintuzzato le idee di JD Vance, ha detto che non si può lasciare briglia sciolta ai social. Ha attaccato i disfattisti sull’Ucraina, ha detto che la Russia è «indebolita» dalla guerra, «completamente dipendente dalla Cina». Ha assicurato che l’Europa sarà al tavolo della pace: «Faremo parte della soluzione». (Sarà anche necessario: Rubio – che prima di partire ha parlato di nuova era e della necessità che ognuno riesamini il proprio ruolo – ha snobbato gli incontri sull’Ucraina con gli europei a Monaco). Ha chiesto che l’Europa «acceleri su tutte le componenti della potenza geopolitica: difesa, tecnologie e riduzione dei rischi verso tutte le grandi potenze». (Cina e, senza nominarli, gli Usa). E ha concluso che quest’Europa, più «audace», «sarà un buon alleato per gli Usa: sarà un partner rispettato».
Ci sono stati altri oratori, ovviamente. Mark Rutte (Nato) ha lodato gli Usa, per come hanno fatto cambiare marcia agli europei. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha insistito sulla vicinanza di idee tra Germania e Italia. C’è soprattutto una delegazione Usa di 60 persone, a dire che esiste un’America oltre (e dopo) Trump. Oggi alle 9 parlerà Marco Rubio, l’esponente più mite dell’amministrazione Usa. Si capirà che effetto fa quest’Europa un po’ meno spaesata, e meno timorosa.