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 2026  febbraio 13 Venerdì calendario

Povera Italia (Nostra), così i vertici ora frenano la difesa dell’ambiente

È la più antica delle associazioni ambientaliste in Italia, fondata nel 1955 da personaggi come Elena Croce e Giorgio Bassani e poi animata da un pioniere dell’ambientalismo come Antonio Cederna. Ma oggi Italia Nostra, nelle mani del presidente Edoardo Croci, attraversa una crisi senza precedenti. Ha smarrito il suo spirito battagliero in difesa dell’ambiente e dei beni culturali. È diventata succube del potere politico ed economico. E al suo interno ha dimenticato le procedure democratiche accentrando il potere nelle mani del gruppetto riunito attorno a Croci. Queste, almeno, sono le critiche che arrivano dalla periferia dell’associazione, che denuncia censure, blocchi, espulsioni. Molti soci e dirigenti denunciano: “Italia Nostra è diventata irriconoscibile. Sta cambiando Dna”.
L’ultimo episodio riguarda la sezione di Napoli dell’associazione, che era guidata da Luigi De Falco, l’architetto e urbanista che fece demolire 35 ville abusive a Napoli. Aveva chiesto, insieme ai referenti di altre Regioni, che l’associazione discutesse e prendesse posizione su temi quali la legge Salva-Milano, il Ponte sullo Stretto, gli scempi ambientali provocati dalle Olimpiadi Milano-Cortina. Invano. Anzi, il gruppo dirigente nazionale di Croci lo esautora da coordinatore a Napoli e addirittura chiude per un periodo la sezione napoletana, adducendo problemi amministrativi dopo la scomparsa del presidente Guido Donatore. A Genova, a finire nel mirino di Croci è Stefano Fera, presidente della sezione locale di Italia Nostra, fiero oppositore di un’operazione immobiliare che si voleva realizzare nell’area dell’ospedale Galliera. Fera viene deferito ai probiviri e sospeso per sei mesi dall’associazione: la motivazione ufficiale è di aver firmato nell’estate 2024, insieme a un consigliere nazionale uscente di Italia Nostra, Lucio Riccetti, una lettera in cui si chiedeva di verificare se ci fossero stati brogli nelle elezioni interne all’associazione (quelle dopo le quali Croci è stato eletto presidente). È andata anche peggio a una consigliera nazionale pugliese, Pina Cutolo, che è stata espulsa da Italia Nostra. Con un gruppo di soci aveva fatto domande scomode sulla gestione di locali in corso Lodi e in via Napo Torriani a Milano, donati a Italia Nostra da benefattori: messi in affitto, generavano una consistente rendita gestita dalla sezione di Milano (quando era presieduta da Croci) invece che dall’organizzazione nazionale. Nel 2024, Pina Cutolo viene segnalata ai probiviri di Italia Nostra, che decidono la sua espulsione. Motivazione: una lettera che la socia aveva inviato due anni prima, in cui esprimeva qualche dubbio sulla trasformazione di Italia Nostra da Onlus ad Aps (associazione di promozione sociale). Tutti questi conflitti hanno al centro lui, Edoardo Croci, prima presidente della sezione di Milano, poi vicepresidente nazionale e infine presidente. “Ha cambiato la natura di Italia Nostra”, protestano molti soci e dirigenti locali. Già nel 2019 si era opposto, a Milano, al vincolo che l’allora ministero per i Beni e le Attività culturali intendeva porre sulla Piazza d’Armi, una vastissima area ex militare su cui da anni ci sono progetti di cementificazione. Dopo che Croci, nel 2024, diventa presidente nazionale, Italia Nostra – sostengono i suoi oppositori – smette di discutere e prendere posizione sulle grandi vicende che coinvolgono l’ambiente e il territorio. Nei mesi di duro confronto sulla Salva-Milano, l’associazione mandava ai soci comunicati surreali che invitavano a conferenze su argomenti tipo il restauro nella trattatistica rinascimentale.
A gennaio 2025 al presidente Croci viene inviata una lettera firmata dai presidenti di 13 sezioni regionali, dal Piemonte alla Sicilia, praticamente l’Italia intera, che protestano contro i pieni poteri di fatto da lui assunti, esautorando i soci, i gruppi e i coordinatori locali. Ma il presidente procede come niente fosse. Chi è Edoardo Croci? Entra in Italia Nostra non dopo una militanza ambientalista, ma dopo essere stato, dal 2006 al 2009, assessore a Trasporti e Ambiente del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Oggi è presidente del partitino “I liberali”. Ma resta legatissimo a Letizia Moratti, tanto da mandare a tutte le sezioni di Italia Nostra, nel maggio 2024, un invito a partecipare all’incontro “Quale Europa per il futuro?” con Moratti e Carlo Scognamiglio: in quel momento, Moratti era in campagna elettorale per Forza Italia alle Europee e Croci era candidato al consiglio nazionale di Italia Nostra. Dopo l’elezione, propone all’associazione di patrocinare un master in Arte e cultura: proposta bocciata perché si scopre che il corso è organizzato da Job Farm, un ente di formazione presieduto dalla moglie di Croci, Marina Verderajme, i cui uffici sono nello stesso edificio in cui Italia Nostra ha la sua sede milanese, in via Duccio di Boninsegna. Le polemiche più dure riguardano la posizione professionale di Croci. Docente all’Università Bocconi, dirige il Sur Lab (Sustainable Urban Regeneration Laboratory), un centro di ricerca finanziato da Hines, Intesa Sanpaolo, MilanoSesto, Prelios: tra i massimi operatori immobiliari del Sistema Milano. Insieme a loro, Croci teorizza il ruolo di Milano come modello di città che basa il suo sviluppo sulla rigenerazione urbana e sulla finanza immobiliare. Il 17 giugno 2025, Croci ha presentato alla Bocconi il Position paper annuale del Sur Lab, dal titolo “Creare valore sociale con la rigenerazione urbana”. Protagonisti: Mario Abbadessa di Hines Italia, Riccardo Serrini di Prelios e Giancarlo Tancredi, allora assessore alla rigenerazione urbana del Comune di Milano, che un mese dopo sarà travolto dalle inchieste sull’urbanistica. “Italia Nostra – si chiede un dirigente dell’associazione – è diventata la stampella verde dello sviluppismo immobiliare?”.