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 2026  febbraio 13 Venerdì calendario

Sam Claflin: "In crisi nera dopo il Conte di Montecrist o I libri sono la droga che mi ha guarito"

«Non sono cresciuto con i libri. Ma lo scorso anno ho preso la decisione consapevole di leggere di più. La mia vita è cambiata in tanti aspetti e avevo bisogno di capire me stesso e rallentare. Sono sempre stato incapace di sedermi e rilassarmi. Quindi ho pensato che tenere un libro in mano sforzandomi di leggerlo mi avrebbe costretto a stare finalmente fermo per diverse ore al giorno. Il silenzio, stare solo con la mia mente, mi ha aiutato a concentrarmi. E poi ho scoperto che mi piace: è diventata una droga. Sam Claflin, attore inglese dal sorriso contagioso, ha passato un momento complicato. A inizio 2025, il protagonista di Il conte di Montecristo ha affrontato un divorzio, un trasloco e un burnout. Un terno micidiale. Che ha superato leggendo. Alla faccia di Andrew Tate, che ripete in continuazione: «Leggere non è per persone intelligenti e di successo».
«All’inizio – racconta l’attore – mi ero promesso di farlo per un anno: almeno un libro al mese. Poi ho cominciato a dare consigli e a chiederne. Oggi mi sento di non essere mentalmente nello stesso punto di quando ho iniziato. Sono stato cambiato dai testi che ho letto. Ma adesso è arrivato il momento di mettere in pratica nella vita di tutti i giorni quello che ho imparato. È il mio nuovo obbiettivo per il 2026». A un anno di distanza, nel mezzo di un percorso di terapia e molti volumi dopo (l’unica cosa presente al momento sul suo profilo Instagram) è tornato a parlare con la stampa. L’occasione è il lancio della serie Vanished, disponibile su Prime Video dal primo febbraio, in cui è Tom, filantropo che scompare mentre è su un treno, partito da Parigi, con la fidanzata Alice (Kaley Cuoco, la Penny di The Big Bang Theory). Lei non si arrende, nonostante sembri evaporato e comincia a cercarlo per mezza Europa. Scoprendo così che l’uomo ha diversi segreti inquietanti.
È sempre la solita vecchia storia: non sappiamo mai davvero chi abbiamo accanto. L’attore va oltre: «Non possiamo essere sicuri al centro per cento di nessuno. Nemmeno di noi stessi: non sappiamo come potremmo reagire in certe circostanze, fino a quando non le viviamo. Ci piace pensare di sapere chi siamo, ma in realtà non possiamo esserne mai certi. Basta un piccolissimo cambiamento di circostanze per mutare il modo in cui pensiamo. Evolviamo continuamente. È il motivo per cui dovremmo sempre imparare cose nuove. Ed essere pronti a farlo. L’unica cosa indubbia è che non puoi controllare gli altri: quando finalmente lo capisci diventi più felice».
In Vanished una giornalista d’inchiesta aiuta la protagonista nelle ricerche. Claflin non vorrebbe trovarsi nei panni di chi fa questo mestiere: «Oggi la cosa difficile per i giornalisti, soprattutto quelli che scrivono per i quotidiani, è che tutto è diventato una corsa: il pubblico ha accesso istantaneamente alle informazioni. Le persone comuni con i cellulari sono le prime a riprendere i fatti su una scena del crimine. Quindi ora per i giornalisti è davvero complicato essere i primi ad arrivare sulla notizia. E allo stesso tempo, nell’inseguire la velocità, siamo sicuri che ci sia il tempo di controllare davvero tutti i fatti con cura? Quindi è una gara a chi è il più veloce e non il più affidabile. Non li invidio per questo».
Anche rimanere aggiornati è più complesso: «Forse la cosa migliore è non informarsi soltanto attraverso una sola fonte di notizie. Cerco poi di non commentare nessun tema politico di cui non sono abbastanza informato: perché ci sono sempre due versioni della storia. Anzi, anche di più. Se dico una cosa pubblicamente è perché sento di conoscere tutti i fatti. Oggi tutti possono essere giornalisti. Quindi la cosa migliore penso sia leggere fonti diverse e cercare di capire il più possibile».
Non parliamo poi di recensioni: «Faccio del mio meglio per non leggerle. Mi sono preso una pausa dai social media recentemente, perché mi sono reso conto che quello che la gente pensa di me non dovrebbe avere un peso così importante. Ho sempre cercato di avere l’approvazione degli altri, di fare una buona impressione a tutti i costi. Ma non mi ha reso felice. Purtroppo è impossibile staccarsi del tutto: il mio agente e i miei amici mi mandano delle cose, quindi ci ricasco. Ma i social non dovrebbero influenzare il modo in cui percepiamo noi stessi: non devi lavorare di più o flagellarti se la gente pensa che non hai fatto abbastanza. Se pensi di aver fatto del tuo meglio devi poter esserne orgoglioso».