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 2026  febbraio 13 Venerdì calendario

Nevada, rivolta nel bordello: “Diritti per le lavoratrici del sesso”

Il Nevada è l’unico Stato degli Usa in cui la prostituzione è legale e adesso alcune delle sue “sex workers” chiedono di formare un sindacato per difendere i propri diritti. “Vogliamo le stesse cose che vogliono i lavoratori di altri settori”, afferma Jupiter Jetson, nome d’arte di una delle 74 dipendenti di Sheri’s Ranch, a Pahrump, una cittadina a un’ora di macchina da Las Vegas. Nei giorni scorsi, insieme alla maggioranza delle colleghe, ha presentato una petizione al National Labor Relations Board per costituire una rappresentanza sindacale chiamata United Brothel Workers. “Tutti i lavoratori hanno certi diritti”, commenta Marc Ellis, presidente della Nevada Communications Workers of America, “e il diritto a organizzarsi in un sindacato è uno di questi”.
Nello Stato dei casinò e del gioco d’azzardo, ma sempre più anche dell’intrattenimento per famiglie stile Disneyland, la prostituzione è formalmente legale dal 1971, quando una sentenza della locale Corte Suprema autorizzò i bordelli a ottenere una licenza. Da allora, in 10 delle 17 contee dello Stato operano i cosiddetti “ranch del sesso”, paradossalmente con l’esclusione di Las Vegas, soprannominata la capitale del vizio, dove la prostituzione tuttavia rimane illegale, sebbene tollerata anche lì e pubblicizzata attraverso siti e profili individuali di “lavoratrici del sesso” su internet. Se la richiesta verrà accolta, lo Sheri’s Ranch diventerà il primo bordello sindacalizzato degli Stati Uniti. A suscitare l’iniziativa, afferma la promotrice, è il cambiamento di status imposto in dicembre dai proprietari del “ranch del sesso” alle sue lavoratrici, trasformandole di fatto, ma non di diritto, da “libere professioniste sotto contratto di collaborazione” a “dipendenti”, con una perdita della propria autonomia e la possibilità che la loro immagine sia utilizzata per campagne pubblicitarie di ogni genere. “Non vogliamo scoprire di essere il volto di spot per una ditta di lubrificante giapponese, senza avere dato il nostro permesso e senza ricevere un solo penny”, dice Jetson, che a causa della richiesta di formare un sindacato è stata licenziata dal bordello. Per la stessa ragione hanno perso il lavoro anche altre due dipendenti.
Fra le loro prime rivendicazioni c’è quella di essere riassunte, ricevere garanzie sull’uso della propria immagine, ottenere un’assicurazione sanitaria e avere diritto di vestirsi come vogliono. La prostituzione è legale e regolamentata in una ventina di Paesi al mondo, fra cui Germania, Austria, Svizzera e Belgio in Europa. Negli Stati Uniti, altre lavoratrici dell’industria del sesso hanno cominciato a fare valere i propri diritti, tra cui le dipendenti di un topless bar a Los Angeles, diventate lo scorso anno l’unico gruppo di spogliarelliste sindacalizzate in America. Le dipendenti dello Sheri’s Ranch del Nevada, chiamate dalla proprietà “cortigiane”, devono fare pagare ai clienti un minimo di mille dollari l’ora, metà dei quali vanno ai proprietari del Ranch.