repubblica.it, 13 febbraio 2026
Scorte ai politici, il governo nasconde i dati “per riservatezza”. Ma Salvini nel 2019 li pubblicava
Il governo oscura i dati sulle scorte ai politici. Lontanissimo il 2019, epoca gialloverde, quando Matteo Salvini faceva pubblicare sul sito del Viminale i numeri di chi è tutelato dalle forze dell’ordine, categoria per categoria: politici, magistrati, giornalisti. Ma a quei tempi c’era una crociata contro Roberto Saviano da portare avanti. Stavolta no. Proprio dal nuovo dicastero del vicepremier leghista, il ministero dei Trasporti, stavolta alzano un muro. Questioni di “riservatezza”. Così scrive il sottosegretario al Mit, Tullio Ferrante, nella risposta a un’interpellanza urgente presentata dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli, il quale ha chiesto all’esecutivo di “riferire quante autovetture adibite a servizio di scorta e quanti agenti delle forze dell’ordine sono impiegati, specificando nel dettaglio le diverse categorie tra politici, giornalisti, magistrati, rappresentanti del governo alle quali viene garantito tale servizio di sicurezza”.
Il ministero dei Trasporti sceglie però di non fornire cifre. Annota solo i dati (pubblici) sulle auto di servizio della pubblica amministrazione, ma non quelle legate alle scorte di sicurezza né il numero degli agenti impiegati nelle tutele. Nella risposta al quesito “concernente le autovetture adibite a servizi di scorta e il personale delle forze dell’ordine impiegato per tali attività”, il sottosegretario Ferrante “precisa che tali veicoli e servizi sono espressamente esclusi dal perimetro oggettivo del censimento auto PA, per la loro natura e per le esigenze di riservatezza connesse alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”. Nulla da rendere pubblico, insomma. “Ne consegue – scrive ancora il Mit – che il censimento non rileva, allo stato, né il numero delle autovetture impiegate, né i servizi di scorta, né il numero degli operatori delle forze dell’ordine assegnati, né la loro articolazione per categorie di soggetti beneficiari”.
Questioni di privacy e sicurezza. Ma è sempre stato così? No. Nel luglio 2019, un anno dopo l’approdo al Viminale, proprio Salvini non tenne conto di queste esigenze di riservatezza. Tanto da pubblicare sul sito del ministero dell’Interno un elenco dettagliato ed esaustivo dei numeri sulle auto blu e delle relative scorte, categoria per categoria, rivendicandone il taglio del 9%. Il link è ancora attivo sul sito del Viminale. Nella pagina web si legge che “al primo giugno 2018 risultavano protetti 274 magistrati, 82 politici, 45 imprenditori e 28 diplomatici. Dopo un anno il numero dei magistrati tutelati non ha subìto variazioni, i politici sono scesi a 58, gli imprenditori a 32 e i diplomatici a 27”. Il motivo di tanta ritrosia, ora che il centrodestra governa da oltre tre anni? A sinistra c’è chi maligna: “Sarà perché ultimamente a diversi big di FdI è stata assegnata la scorta?”. Le tutele sono disposte su indicazione della prefettura, davanti a minacce e pericoli vagliati dalle autorità. “Ma perché allora – si chiede Bonelli – hanno paura di fornire i numeri, come fatto in passato?”.