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 2026  febbraio 13 Venerdì calendario

Brignone: “È il finale di un film troppo bello per crederci. Ho vinto perché ero leggera”

Questa è una storia vera, non arriverà nessuno a svegliarci. Federica Brignone, quella che stava sul toboga il 3 aprile, i guanti da tigre, lo sguardo allucinato mentre il fratello allenatore Davide chiamava la madre Ninna dicendole “il piatto tibiale di Fede è esploso”, quella Federica Brignone è campionessa olimpica di superG. Per la prima volta a 35 anni, quando ancora pochi mesi fa si chiedeva se sarebbe stata in grado camminare come prima. Con una gamba sinistra ormai scempiata, ma un animo indomito che ora dopo ora, giorno dopo giorno, l’ha portata a questa incredibile discesa sull’Olympia delle Tofane costata cara a tante avversarie. Prima tra tutte Sofia Goggia, che andava velocissima. Una storia enorme, che entrerà nella leggenda olimpica, ma sempre piccola rispetto alla determinazione di “Fede” detta la Tigre.
Federica, suo fratello allenatore Davide ha detto che tutto questo sembra un film.
«Ma un film di quelli a cui non credi, perché ti dici “non è possibile che finisca così bene, dai: è un fake”. Così a lieto fine che quasi non ti piace».
Come descrivere la sua emozione?
«Vedere mia mamma, i miei due fratelli, gli amici che piangevano, questa è stata emozione. Quando sono salita sul podio avevo già superato quel momento: e me la sono goduta tutta».
Sotto sotto ci pensava, che potesse finire così?
«Sono sempre stata nel “qui e ora”, penso che sia stata questa la mia forza. Sono arrivata a Cortina cercando di dare il massimo, non di vincere l’oro. E sono sincera: sono senza parole, perché mai avrei pensato di poter salire sul gradino più alto del podio».
Davide è stato una delle chiavi del suo successo in questi anni.
«Se penso a lui, mi viene in mente quanto ci siamo divertiti da bambini, e quanto continuiamo a farlo oggi. Grazie, sono orgogliosa di averlo come fratello».
Ha una dedica particolare?
«A me stessa, per una volta me la posso concedere. E a tutte le persone che mi sono state accanto non solo in questo anno particolare, ma da tanto tempo: chi sa cosa ho passato, e cosa c’è nel mio corpo tra placche e viti».
Cosa le ha detto il presidente Mattarella?
«Che era orgoglioso: è stato come al solito umilissimo, gentile e quello che mi ha detto ha reso orgogliosa ovviamente anche me».
L’ha tormentata qualche dubbio alla vigilia?
«Tutti i giorni ho dubbi da dieci mesi, purtroppo sono abituata. A lungo non ho saputo se sarei tornata a sciare, ma certo è stato brutto quando due giorni fa sono andata a Pozza in elicottero, abbiamo tirato fuori tutto il materiale, mi sono messa gli scarponi ed era impossibile sciare per il dolore».
Come ha reagito?
«Per me tutto è un adattamento. Non sono ancora guarita, spero di riuscirci prima o poi. Quando sono tornata alla velocità a Crans-Montana non cercavo la linea della Tigre, ma quella più sicura: una questione mentale. Poi nella discesa dell’altro giorno sono arrivata decima e mi sono sentita in forma: ho capito che dovevo solo provarci. Gli allenamenti in gigante alla vigilia del superG mi hanno restituito la fiducia».
E come ha fatto a vincere?
«Ho solo pensato a fare le mie curve, a essere sempre in anticipo, a lasciare andare gli sci. Ho cercato di essere tatticamente intelligente, di andare a ritmo coi miei movimenti e le mie curve. Ero leggerissima, zero pressione, da outsider. È più difficile vincere quando sei favorita».
Come ha cercato di ingannare l’attesa di questa gara?
«Mi sto guardando le Olimpiadi, lo sapete che sono una malata di sport. Ho seguito l’hockey, il pattinaggio artistico, lo slittino in cui siamo stati magnifici. Cosa mi ha emozionato? Tutto».
E con i suoi genitori, Ninna e Daniele, come si è regolata in questi giorni?
«Con mamma abbiamo guardato un po’ di biathlon, papà verrà a vedermi in gigante. Ho sempre molto da fare, passo più di due ore dal fisioterapista, vado al villaggio degli atleti a fare trattamenti. Sono giorni complicati, ringrazio chi ha lavorato come un pazzo per potermi mettere in pista».
Cosa ha imparato da aprile a oggi?
«Non mi ero mai fatta così male, questo tipo di infortunio mi ha insegnato a non essere troppo cattiva con me stessa. Sono una che faceva accadere le cose nella sua vita, ma non possiamo controllare tutto. Ogni volta che volevo fare uno squat mi cedeva la gamba: ho imparato ad accettare».
L’oro cancella gli ultimi mesi?
«Non si può cancellare il dolore. Ci si può passare sopra, ma il resto no. Però accettare l’infortunio è stata la cosa migliore che abbia mai fatto nella mia vita».
Momenti da ricordare, durante questo calvario?
«Quando ho capito che riuscivo a fare le prime curve in gigante e potevo appoggiare la gamba sinistra. La prima volta che ho camminato, dopo ben tre mesi, non è stato banale, o il primo squat: progressi che mi hanno resa felice».
Gianmarco Tamberi ha scritto: “Non esiste oro in questa Olimpiade che possa rendermi più orgoglioso di essere italiano”.
«Non ho visto niente, ho mollato il telefono in partenza e penso che sia esploso. Ringrazio moltissimo Gimbo: lui può capire».
Lei vince a 35 anni dopo un infortunio spaventoso: cos’è l’età per lei?
«Sinceramente non mi sento più vecchia, mi sembra invece di avere più esperienza, di saper gestire, comportarmi, reagire in maniera diversa».
Quando avrà dei figli racconterà loro questa giornata?
«Non lo so, solo se me lo chiederanno. Non ho mica bisogno di tirarmela».