la Repubblica, 13 febbraio 2026
I dem accusano Bondi: “Spiati sulle ricerche dentro i file di Epstein”
«Sorveglianza orwelliana». Così il deputato democratico Jamie Raskin ha definito il comportamento della segretaria alla Giustizia Pam Bondi, durante le audizioni di mercoledì sul caso Epstein. Perciò ha chiesto all’inspector general del dipartimento, in teoria una figura indipendente e neutrale, di aprire un’inchiesta per appurare se i diritti dei parlamentari sono stati violati dall’alleata che il presidente Trump ha messo alla guida di uno dei fulcri della democrazia americana.
Ma cosa è successo? E perché Raskin, vice capo della Commissione Giustizia della Camera, vuole un’indagine per spionaggio degna della Guerra Fredda?
Mercoledì Bondi era stata chiamata a testimoniare davanti alla Camera, perché la legge assegna al Congresso la supervisione delle attività condotte dal governo. Nel caso del finanziere pedofilo, il Parlamento ha approvato a larga maggioranza l’Epstein Files Transparency Act, una legge che obbliga l’esecutivo a pubblicare tutti i documenti del caso in suo possesso, finora tenuti segreti. Da lunedì scorso i membri del Congresso hanno ottenuto l’accesso alle carte ancora censurate, potendo così guardare gli omissis e i nomi cancellati dei frequentatori e amici di Jeffrey, che riescono a consultare attraverso un computer messo a disposizione dal dipartimento alla Giustizia.
L’audizione di mercoledì serviva tra le altre cose a verificare come il governo sta applicando l’Epstein Files Transparency Act e Bondi si è presentata con una cartellina di documenti, un promemoria che non è inusuale utilizzare in simili occasioni. I fotografi presenti in aula però hanno ripreso una pagina mentre la segretaria la consultava, rivelandone così il contenuto. Il “burn book”, come viene chiamato in gergo, conteneva informazioni dettagliate su cosa i singoli deputati avevano cercato, quando si erano presentati al dipartimento per visionare le carte finalmente desecretate. Spionaggio, in altre parole. Una sorveglianza «orwelliana», che aveva presumibilmente lo scopo di capire quali fossero gli interessi dei vari parlamentari, in modo da anticipare le domande e preparare le risposte.
Un diagramma nella pagina tenuta in mano da Bondi durante l’audizione mostrava i documenti visionati dalla deputata democratica Pramila Jaypal, intitolato appunto «Pramila Jaypal Search History». L’obiettivo non erano solo i democratici, perché anche la repubblicana della South Carolina Nancy Mace ha confermato sui social di essere stata tracciata. Raskin allora ha chiesto di aprire un’indagine: «È indegno che il dipartimento alla Giustizia stia monitorando le azioni investigative intraprese dai parlamentari per assicurarsi che rispetti l’Epstein File Transparency Act, e utilizzi queste informazioni per gli scopi polemici e imbarazzanti della segretaria. Deve immediatamente cessare di tracciare le ricerche dei membri».
Lo scopo dell’operazione di spionaggio, secondo deputati come Hank Johnson e Deborah Ross, non è solo sapere cosa cercano i parlamentari per preparare le risposte ad eventuali domande difficili, ma «impedire al Congresso di esercitare il suo compito di sorveglianza». Una prassi che secondo la loro denuncia l’amministrazione Trump sta applicando a tutto quello che fa, con l’obiettivo di ostacolare o comunque intimidire non solo l’opposizione, ma anche i repubblicani che si azzardano a sollevare obiezioni sull’operato del governo, come quelli che hanno votato contro i dazi al Canada. Sorveglianza «orwelliana», appunto, che mina i pilastri della democrazia.