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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Gli italiani e i gatti: più coccole e più gioco grazie allo smartworking.

Lo smartworking ha migliorato i rapporti tra gli italiani e i loro animali domestici. La possibilità di lavorare da casa permette di non lasciarli soli troppo a lungo e di dedicare loro attenzioni che sarebbero impossibili trascorrendo 8-10 ore fuori da casa. Vale per i cani, che possono beneficiare di maggiori possibilità di uscita, ma anche per i gatti, che strappano momenti di coccole e di gioco che diversamente non sarebbero possibili. Nel caso dei mici, il lavoro da remoto ha reso più solido il legame con i loro riferimenti umani in almeno il 44% dei casi. È quanto emerge da un’indagine sul rapporto con i felini che il marketplace Rover.com ha realizzato nelle settimane scorse in vista della Giornata nazionale del gatto, che si celebra il 17 febbraio. 
I numeri della rilevazione online sono stati diffusi oggi. Quasi un terzo dei proprietari di gatti (il 32%) ha rivelato di riservare più di due ore alla settimana al gioco con il proprio gatto, percentuale che sale al 38% se il medesimo tempo viene impiegato in coccole. Sei su dieci hanno poi confermato di considerare i micetti di casa dei veri e propri membri della famiglia, per i quali si festeggiano anche compleanni e ricorrenze varie. Nel 4% dei casi addirittura con una festa ad hoc, più spesso semplicemente portando un regalo (24%) o un pasto speciale (36%).
Ma da dove arrivano i gatti domestici? Tra le mille persone che hanno risposto al sondaggio, il 28% compie una scelta precisa: quella di rivolgersi a rifugi, gattili e associazioni che si occupano di animali senza famiglia. In una quota analoga, 27%, sono coloro che hanno ricevuto il gatto in regalo da amici e parenti. Il 31% deve invece al destino l’avvio della relazione con un felino: sono infatti coloro che dichiarano di avere incrociato il micio per la strada e dopo avere appurato che effettivamente non appartenesse già a qualcuno hanno deciso di accoglierlo a casa propria. 
Se casuale può essere l’incontro, quasi mai lo è la motivazione. La decisione di fare entrare un gatto nella propria vita nasce da una combinazione di motivazioni affettive e pratiche, che riflettono sia bisogni emotivi sia esigenze organizzative: un quarto (26%) considera i gatti animali molto affettuosi, mentre un quinto (19%) apprezza la loro indipendenza e la facilità di gestione rispetto ad altri animali domestici. Le motivazioni affettive si intrecciano spesso con esperienze personali: il 9% ha sempre avuto un gatto fin dall’infanzia, mentre circa il 5% ha realizzato il desiderio di possederne uno solo in età adulta. 
Il micio è anche un grande dispensatore di serenità, una sorta di pet therapy domestica: il 9% degli interpellati riconosce ai gatti un potere calmante e un supporto alla salute mentale. Sul versante pratico, oltre all’indipendenza, emergono motivazioni come la pulizia (2%) e l’affinità al proprio stile di vita (8%). L’influenza di altri membri della famiglia ha un impatto più limitato ma non trascurabile: il 4% ha accolto un gatto su richiesta dei figli, il 2% su desiderio del partner. 
Ma chi si occupa della gestione del felino? Il 33% del campione dichiara di fare tutto da sé, il 40% condivide i compiti con il partner e quasi un quinto (17%) delle famiglie coinvolge attivamente i figli. E siccome lo smart working non vale per l’intera settimana, c’è chi si ingegna a controllare che tutto sia a posto anche a distanza: è del 30% la quota di intervistati che ammette di usare regolarmente telecamere e dispositivi smart, mentre un ulteriore 25% è propenso a valutarne l’acquisto.
 
In tema di vacanze si pensa sempre che il gatto stia meglio a casa propria e che sia meglio non fargli cambiare aria. Le opinioni su questo non concordano e sono sempre di più coloro che cercano strutture che possano accogliere anche il micio, molto meno accettato rispetto al cane. Ma quando non è possibile portarlo con sé, bisogna trovare qualcuno che se ne occupi. La maggioranza delle persone – sette su dieci – fa affidamento sui famigliari, il 15% si rivolge a un amico, mentre il 5% preferisce affidarsi a un cat sitter. C’è poi chi in mancanza di alternative, in passato ha deciso di rinunciare a una vacanza: quasi un intervistato su quattro (23%) ha, infatti, dichiarato di aver dovuto abbandonare l’idea di un viaggio, perché non sapeva a chi affidare il proprio micio. Percentuale che sale al 43% se si considera chi non si è mai trovato in questa situazione fino ad oggi ma potrebbe trovarcisi in futuro.