Corriere della Sera, 13 febbraio 2026
Referendum Giustizia, è scontro su Gratteri. Il procuratore: «Votano Sì massoni deviati, imputati e indagati». Nordio: «Serve il test psico-attitudinale?»
«Non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di poteri o alla malavita o a massoneria». È metà pomeriggio, quando Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, al Corriere precisa il senso delle sue parole che hanno sollevato uno tsunami di «indignazione» nel fronte del Sì: hanno lasciato «basito» il presidente del Senato La Russa, «dispiaciuto» quello della Camera Fontana. E irritato il vicepremier Salvini, arrivato ad annunciare: «Lo denuncio». Il ministro Piantedosi minimizza: «Conosco Gratteri, è un’espressione che non gli è venuta bene».
Una polemica che ha tolto la scena allo scontro fra il ministro Carlo Nordio convinto che «i magistrati non pagano mai per i loro errori» e il vicepresidente Csm, Fabio Pinelli, che respinge al mittente le «accuse destituite di fondamento» e dice: «Il ministro ha impugnato solo 9 decisioni sulle 319» prese finora. E che ha rischiato di oscurare anche il primo faccia a faccia tv del ministro Nordio, a Porta a Porta, con il presidente del comitato Società civile per il No, Giovanni Bachelet. «Sono sconcertato. Mi domando se l’esame psico attitudinale che abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine», ha commentato Nordio, sollecitato da Bruno Vespa su Gratteri. Mentre al Csm il consigliere laico di Forza Italia Aimi, annunciava che chiederà di «valutare il requisito dell’equilibrio» del magistrato anti cosche e di sollecitare un’azione disciplinare. «Il senso della paura l’ho superato 35 anni fa, non è con questi attacchi e con le minacce di interrogazioni parlamentari o azioni disciplinari che mi si mette a tacere», la replica del pm. E, a PiazzaPulita su La7: «Tajani ha detto che sta pensando di togliere la polizia giudiziaria al controllo della magistratura, penso che quello sarebbe un attacco alla democrazia».
Ma cosa aveva detto il procuratore al Corriere della Calabria? «Voteranno No le persone perbene, che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».
Aggiungendo: «Non voglio un pm più forte. Ma più sereno, che non abbia pressioni». Frasi, spiega, che non possono essere «parcellizzate e lette in modo disorganico rispetto a una lunga intervista che parlava di indagini e malaffare, nella quale ho detto che credo voteranno Sì le persone a cui questo sistema conviene, quindi i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura». Ma, assicura, nessun accenno ai cittadini che votano Sì, «chi lo ripete è in malafede. Ma non farò fallo di reazione».
«Offende milioni di cittadini», aveva commentato La Russa. Il vicepremier Tajani aveva parlato di «attacco alla libertà». Maurizio Lupi di «voce dal sen fuggita». Carlo Calenda di «gravità incredibile».
Il capogruppo FdI Bignami aveva chiesto «condanna unanime». E i comitati per il Sì avevano annunciato una “class action”. «Noi siamo per la Costituzione» lo difende il segretario Cgil, Maurizio Landini. E la segretaria dem Elly Schlein, da Palermo, ribadisce il «No ai magistrati sotto il controllo del governo».
Ma ieri è stata la giornata di Nordio e del faccia a faccia con Bachelet che sul caso Palamara ha attaccato: «L’unico che si è salvato è stato un parlamentare, perché le intercettazioni non si potevano usare. Questa giustizia domestica di cui lei parla non è nel Csm ma è più nel Parlamento». E il ministro: «Non penseremo mica che il sistema ruotasse intorno a cinque magistrati. Sono stati salvati tutti quelli che appartenevano a certe correnti. Su di noi sono state dette porcherie, ma portiamo avanti le idee dei padri costituenti», ha affermato il ministro. E Bachelet: «Allora però ci fu dialogo. Adesso il governo attacca singoli magistrati, è una tecnica eversiva, è la prima volta». E Nordio: «È la prima volta che i magistrati si comportano così». «Dove c’è separazione delle carriere c’è controllo dell’esecutivo sui pm», ha accusato il figlio di Vittorio, ucciso dalle Br. E Nordio: «Vassalli ha introdotto il processo accusatorio che richiede carriere separate».