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 2026  febbraio 13 Venerdì calendario

Pigiama di Snoopy e salto mortale. Il dio dei quadrupli è pronto a stupire

Il dio dei quadrupli si sveglia a mezzogiorno. Occhialoni da miope e pantofole, scende alla mensa del villaggio con il pigiamone di Snoopy: mangia da solo o con un compagno, torna in camera. Il dio dei quadrupli ne ha sette nel programma tecnico del libero con cui stasera vuole marchiare a fuoco l’Olimpiade. Nell’ordine: Flip, Axel, Lutz e Loop consecutivi, un capogiro di rotazioni; Lutz in combinazione con Euler e triplo Flip; Toeloop in combo con un triplo Toeloop; Salchow più triplo Axel. (I salti vanno scritti in maiuscolo perché prendono il nome da chi li ha inventati: il primo fu Axel Paulsen nel 1882). Il back flip all’indietro, il marchio di fabbrica dell’Ermes biondo piovuto dal cielo, non dà punti ma impressiona pubblico e giuria. È la demi-volée di Federer, la schiacciata di LeBron, il do di petto del tenore, l’assolo dell’etoile. Tutti lo aspettano, e lo avranno.
Per Ilia Malinin da Fairfax, Virginia, classe 2004, figlio di Tatjana e Roman emigrati in Uzbekistan dall’Unione Sovietica, si è scomodato anche Djokovic. Quando gliel’hanno detto, Ilia ha strizzato gli occhi lunghi come l’Asia e ha arrotolato la parlantina da americano del college, George C. Marshall High School di Falls Church: «Davvero c’era il Djoker...?». Si esprime fluentemente in russo solo in famiglia e della terra dei genitori dice: «Un giorno, se ci saranno le condizioni, mi piacerebbe visitarla». Il nonno materno, Valery Malinin, lavora come allenatore a Novosibirsk: Ilia porta il cognome della madre perché i genitori temevano che quello paterno, Skorniakov, negli Usa fosse troppo difficile – o troppo russo – da pronunciare.
Benvenuti al Malinin show, se siete tra i fortunati possessori di un biglietto: stasera, al Forum, si fa la storia. Là dove brillavano – insieme all’oro olimpico – la tecnica sopraffina di Evgeni Plushenko e la spiritualità piena di grazia di Yuzuru Hanyu, oggi spacca il ghiaccio l’atletismo di Ilia, scuola russa e fisicità made in Usa, il nuovo fenomeno che rifiuta la nomea di saltatore puro: «Sono molto di più – spiega, piccato —. Non basta saltare come un grillo per vincere un Mondiale o un’Olimpiade, serve tutto il pacchetto: tecnica, transizioni, arte, velocità, copertura del ghiaccio». Malinin ha tutto, e molto di più.
Preso per mano da Ilia, a 21 anni già due ori iridati e uno olimpico nel Team Event che ha trascinato al successo su Giappone e Italia, il pattinaggio di figura è pronto a entrare in una nuova dimensione. Se nell’88 Surya Bonaly, figlia della Costa d’Avorio adottata a 18 mesi da una coppia di Nizza, eseguiva il salto mortale all’indietro proibito (all’epoca) atterrando su un piede solo come gesto di ribellione allo snobismo delle giurie nei confronti di una pattinatrice di colore, nel 2026 l’erede degli immigrati russi lo usa come passaporto per l’affetto popolare e l’immortalità. Quattro anni fa è stato il primo ad atterrare in piedi da un quadruplo Axel in gara, sarà il primo ad avvitarsi sul suo asse cinque volte. Tu mi fai girar come fossi una bambola, Ilia.