Corriere della Sera, 13 febbraio 2026
Nuova scossa di Draghi all’Europa: l’economia peggiora, urgente agire
L’Europa è arrivata a un punto in cui non bastano più i rapporti. Deve fare un salto di potere: passare dalla teoria all’azione, dalle diagnosi alla costruzione concreta di strumenti comuni. Al ritiro – o brainstorming – di Alden Biesen, Mario Draghi ed Enrico Letta perciò non hanno offerto nuove analisi, hanno messo i leader di fronte a una scelta.
L’ex presidente della Bce, intervenuto ieri in mattinata, ha avvertito che il contesto economico è peggiorato rispetto alla presentazione del suo rapporto e che è «urgente agire». Ha richiamato i leader europei a ridurre le barriere nel mercato unico, superare la frammentazione dei mercati azionari, mobilitare il risparmio europeo e abbattere il costo dell’energia. E ha evocato, se necessario, il ricorso alle cooperazioni rafforzate per accelerare sui dossier bloccati. Le sue parole hanno dato l’impronta alla discussione tra i Ventisette. Il clima, raccontano i presenti, è stato molto positivo. Ma la sostanza del messaggio è severa. Il panorama economico si è deteriorato e l’Europa sta pagando un prezzo concreto. Nel settore energetico, ha ricordato Draghi, l’Unione ha perso circa il 10% della produzione industriale. È il segnale di una fragilità strutturale, non di un ciclo sfavorevole. Per questo l’ex premier ha insistito su misure immediatamente praticabili. L’Unione è il principale acquirente di gas naturale liquefatto statunitense, assorbendo tra il 40 e il 45% della produzione americana. Se vuole trasformare questa posizione in leva negoziale deve farlo insieme, con acquisti congiunti capaci di incidere sui prezzi all’ingrosso. Allo stesso tempo occorre allentare la presa del gas sul prezzo dell’elettricità, disaccoppiando rinnovabili e nucleare dai combustibili fossili ed estendendo contratti a lungo termine anche attraverso strutture dedicate ai grandi consumatori, come i data center. La transizione resta centrale – reti, autorizzazioni, anche nucleare – ma servono decisioni immediate.
Draghi ha poi spostato l’attenzione sulle industrie strategiche. Non basta evocarle: serve una lista chiara dei settori, criteri di identificazione e di accesso, conoscenza della struttura dell’offerta. Tra questi, lo spazio è indicato come ambito cruciale. La stessa logica vale per intelligenza artificiale, semiconduttori, difesa. L’Europa eccelle nella ricerca, ma fatica a costruire piattaforme e campioni industriali su scala globale. Senza consolidamento e coordinamento della domanda pubblica, la frammentazione diventa un freno competitivo.
Il metodo proposto è quello che Draghi definisce «federalismo pragmatico». Lo aveva già accennato nel discorso a Lovanio: significa fare le cose insieme in una crisi nuova, utilizzare cooperazioni rafforzate o strumenti intergovernativi se necessario, ma soprattutto decidere chi fa cosa e smettere di perdersi nei vari comitati. Non teoria istituzionale, ma ingegneria del potere economico. In sintesi: azione, subito.
Su un piano complementare, intervenendo nel pomeriggio, si è mosso Enrico Letta. Anche per l’ex premier, oggi presidente dell’Istituto Jacques Delors, la risposta è più integrazione: «passare da 27 a 1». Serve «un accordo interistituzionale ad alto livello», afferma, che dia corsia preferenziale alle misure chiave per completare il mercato unico, una sorta di «One Market Act» nello spirito dei primi anni Novanta. Allora si passò dal mercato comune al mercato unico. Oggi, sostiene Letta, è il momento di costruire «un unico mercato».
La sua matrice è precisa. Tre pilastri verticali: servizi finanziari per mobilitare il risparmio e trasformarlo in investimenti e crescita; energia per garantire accessibilità, sicurezza e infrastrutture della transizione; connettività per completare davvero il mercato unico delle telecomunicazioni e delle reti digitali. E tre fattori orizzontali: la Quinta Libertà, cioè la libera circolazione di conoscenza e innovazione; il 28° Regime, un quadro giuridico europeo opzionale per le imprese innovative; la libertà di soggiorno, per rafforzare la dimensione sociale del mercato unico.
Draghi e Letta convergono su un punto essenziale. L’Europa può continuare a produrre analisi lucide oppure trasformarle in scelte operative su energia, capitale, industria e difesa. Integrare i mercati finanziari, usare insieme il potere d’acquisto energetico, selezionare settori strategici, dotarsi di strumenti comuni per finanziarli, come gli Eurobond. Il salto non è tecnico ma politico. E riguarda la capacità dell’Unione di passare dal coordinamento alla scala, dalla discussione al potere.