Corriere della Sera, 13 febbraio 2026
«Mercato unico entro l’anno prossimo». Ue, la spinta dei leader nel castello belga
Ci sono immagini che sono simboli. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron sono arrivati insieme al castello di Alden Biesen e hanno fatto una dichiarazione congiunta prima dell’inizio del «brainstorming» sul rilancio della competitività, come il presidente del Consiglio europeo António Costa ha definito il ritiro dei leader Ue. Non è un caso. Il messaggio è che Parigi e Berlino, pur nella differenza di vedute, continuano ad avere una relazione speciale anche se il motore franco-tedesco, che di solito spinge l’Europa, è al momento inceppato. «Siamo quasi sempre d’accordo», ha detto il cancelliere. «Esiste un accordo franco-tedesco molto forte sull’Unione dei mercati dei capitali», ha sottolineato il presidente francese.
Doveva essere il summit trainato dall’alleanza italo-tedesca. Alla fine è stata una riunione in cui certamente Friedrich Merz e Giorgia Meloni hanno giocato un ruolo, insieme al premier belga Bart De Weever, con la pre-riunione di coordinamento sulla competitività che ha riunito venti Paesi, ma pure Emmanuel Macron ha avuto le luci della ribalta, grazie anche a un alleato di peso come Mario Draghi, che su alcuni dossier come la necessità di effettuare investimenti, privati e pubblici, e dunque emettere debito comune, è vicino alle posizioni del presidente francese. Alla pre riunione hanno partecipato Francia, Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria. Assente Madrid, che non ha gradito l’incontro. Fonti del governo di Sánchez hanno fatto sapere di avere detto all’Italia che una tale iniziativa «minaccia i principi fondamentali dell’Ue e, invece di avvicinare le soluzioni, le allontana ulteriormente». Palazzo Chigi ha replicato che nel colloquio a margine con la presidente del Consiglio Meloni, il premier Sánchez non ha sollevato la questione sul mancato invito alla riunione.
Il ritiro nella campagna fiamminga è servito a constatare «un senso condiviso di urgenza» attorno al problema della scarsa competitività europea, ha spiegato Costa, aggiungendo che la «cosa più importante» è che la discussione «ha aperto la strada a un accordo su azioni concrete in occasione del Consiglio europeo di marzo», quando la presidente della Commissione Ursula von der Leyen sottoporrà una tabella di marcia e un piano d’azione: «Un’Europa, un mercato. Vogliamo raggiungerlo entro la fine del 2027», ha detto la leader tedesca. Fondamentali gli input dati dagli interventi degli ex premier italiani Mario Draghi ed Enrico Letta.
La competitività europea è legata alla mancata integrazione in settori cruciali come quello finanziario ed energetico. Gli alti prezzi dell’elettricità sono una preoccupazione condivisa anche se le ricette divergono. La discussione si è poi concentrata su come mobilitare gli investimenti privati. La Commissione presenterà a marzo il 28esimo regime giuridico per le imprese e intende concludere la prima fase dell’Unione del risparmio e degli investimenti, che include l’integrazione del mercato, la vigilanza e la cartolarizzazione (cessione dei crediti), entro giugno. Senza risultati, von der Leyen considererà «l’introduzione di una cooperazione rafforzata», con almeno nove Stati «ambizioni». La preferenza europea per i settori strategici sarà presentata in marzo. I leader hanno anche aperto a un certo grado di consolidamento aziendale nelle telecomunicazioni per raggiungere i livelli necessari di investimento e innovazione. Infine i leader hanno concordato sulla necessità di ridurre le dipendenze e a portare avanti una politica commerciale «ambiziosa».