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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Culle vuote e madri over 40

Immaginate una città come Latina, Monza, Siracusa, Pescara o Trento senza più abitanti. Dove tutti sono scomparsi, ma per effetto delle culle vuote. In Italia sono 131.869 in meno se si confrontano i dati del 2014 con quelli del 2024: esattamente quanti i cittadini di un capoluogo di provincia al Nord, Centro o Sud. L’ultimo rapporto CeDap segnala 370.577 bebè nel 2024, 382.621 nel 2023, 393.997 nel 2022. Invece dei 502.446 registrati dieci anni fa. E mamme sempre più avanti con l’età: una su dieci supera i 40 anni.
Tant’è che le società scientifiche dei ginecologi e dei neonatologi, assieme alla Federazione nazionale degli ordini delle ostetriche, hanno appena lanciato un appello per arrivare a “un nuovo modello organizzativo che tuteli la sicurezza delle cure e la salute di donne e neonati e che comprenda tutto il percorso nascita, dal pre-concepimento al puerperio”. Proprio a partire dalla crisi demografica, “trend costante in Italia e in Europa”, per “assicurare una assistenza sempre migliore”. Ma ci sono grandi differenze tra regioni. Cambia, ad esempio, il colore della pelle da una realtà all’altra: una madre su cinque nel Centro-Nord è straniera; una su tre in Emilia-Romagna, Liguria e Marche; più spesso, di origine africana (una su tre), asiatica (una su due) o sudamericana (quasi una su dieci). Quanto ai parti con taglio cesareo, se ne contano ancora il 29,8 per cento sul totale. In Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio sette su dieci avvengono in centri che rientrano nei migliori standard. Ma sono 125 su 349 i punti nascita con oltre mille nati all’anno, il 32,5 per cento, dove sono venuti alla luce poco più del 60 per cento dei piccoli. In Campania i trasferimenti in ambulanza dei neonati toccano quota 2,4 per cento rispetto all’1 per cento della media nazionale. Qui si prevede già di rivedere la rete: «Escludendo chiusure nelle zone disagiate, la Regione ha indicato centri Hub, di riferimento, e Spoke, collegati ai primi», dice Maria Triassi, direttrice del master in Management sanitario all’università Federico II di Napoli, nonché componente della commissione sulla mortalità materna a Palazzo Santa Lucia, che ha condotto un’analisi approfondita.
La fotoreporter Lucia Dovere firma invece uno studio e una tesi all’Accademia delle Belle arti di Napoli, che documenta i parti in casa: «Durante la mia ricerca ho immortalato le visite di un’ostetrica nelle abitazioni, la raccolta del colostro, la nascita, raccogliendo immagini che mostrano il corpo della madre nella sua verità viscerale, nel suo essere luogo di forza e di vulnerabilità». Tutto ciò deve sempre avvenire in condizioni di sicurezza. «Escludendo chi ha già avuto un cesareo, le over 40, le gravidanze a rischio. In presenza di due ostetriche, a distanza di massimo trenta minuti da un ospedale attrezzato, preallertando il servizio di emergenza», riassume Silvia Vaccari, presidente della federazione ostetriche, al lavoro in Emilia-Romagna. «La mia Regione, come il Piemonte, ha una legge specifica», spiega. L’opzione nella penisola è richiesta nello 0,12 per cento dei casi, quasi esclusivamente da coppie italiane. Ma anche l’assistenza, dalle case di maternità ai rimborsi spese per i servizi a domicilio, è a geografia variabile.