Il Messaggero, 12 febbraio 2026
Eternit, annullata la sentenza «Mancava una traduzione»
Nove anni e sei mesi per le morti di Casale Monferrato. Una condanna pesante, pronunciata in appello il 17 aprile 2025. Oggi quella decisione viene annullata. La Cassazione non entra nel merito delle responsabilità di Stephan Schmidheiny per l’amianto dell’Eternit. Si ferma a un passaggio preliminare: la sentenza non era stata tradotta in tedesco, la lingua dell’imputato. Un difetto procedurale che impone di rifare quel passaggio formale, rimandando l’atto ai giudici torinesi.
Non è una assoluzione. Ma è uno stop che pesa. Perché significa altro tempo, nuove scadenze, e di nuovo l’ombra della prescrizione che si allunga sui 91 casi rimasti in piedi.
È questo l’ultimo capitolo di “Eternit bis”, il filone nato dopo il maxi processo avviato dalla procura di Torino nel 2004. Nel primo procedimento si contestava il disastro ambientale: nel 2015 la Suprema Corte dichiarò il reato prescritto. Da lì, una nuova strada giudiziaria: non più il disastro, ma i singoli decessi. In questo troncone Schmidheiny, ex magnate svizzero che tra il 1976 e il 1986 gestì lo stabilimento Eternit di Casale, è stato giudicato colpevole in appello di omicidio colposo plurimo aggravato per 91 morti, a fronte delle 392 vittime contestate in primo grado, numero ridotto tra assoluzioni e prescrizioni.
Ieri la quarta sezione penale della Cassazione (presidente Emanuele Di Salvo, relatrice Eugenia Serrao) ha accolto il ricorso della difesa, rappresentata dall’avvocato Astolfo Di Amato. I giudici torinesi dovranno ora tradurre integralmente la sentenza in una lingua comprensibile all’imputato e notificargliela. Solo dopo, Schmidheiny potrà eventualmente tornare in Cassazione sul merito. Un passaggio tecnico, ma decisivo: i tempi si allungano ancora. I sostituti procuratori generali Paolo Andrea Maria Fiore e Antonietta Picardi avevano chiesto l’inammissibilità del ricorso. La Corte ha scelto diversamente.
A Roma, in aula, c’era una delegazione di Casale Monferrato: i familiari delle vittime dell’amianto, rappresentati da Afeva, con Bruno Pesce e Nicola Pondrano, gli avvocati di parte civile e il sindaco Emanuele Capra.
«Siamo rammaricati – dice l’avvocata Laura D’Amico, storico legale di parte civile nelle vicende Eternit – perché significa perdere altro tempo prezioso e con la prescrizione altri casi rischiano di cadere nel frattempo. La vicenda Eternit è tragica sia sul piano dei fatti, per le migliaia di morti, sia su quello processuale». Sulla stessa linea l’associazione Sicurezza e Lavoro: «I tempi si allungano e c’è il rischio che altri casi vadano in prescrizione». Intanto il fascicolo processuale è imponente: oltre 2.000 pagine, migliaia di documenti, una storia che attraversa decenni e generazioni. Casale Monferrato continua a fare i conti con l’eredità dell’amianto, con i tumori maligni che emergono anni dopo l’esposizione. La decisione di ieri della Cassazione non chiude nulla e non assolve nessuno. Ma per una città che aspetta una parola definitiva da oltre vent’anni, ogni rinvio riapre la stessa domanda: quanto ancora durerà questa attesa.