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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Rossella Brescia: “Che maledetto ‘no’ a Tornatore. La nuova me? Musical e thriller”

“Per colpa sua odio San Valentino”.
Colpa di chi, cara Rossella Brescia?
Di un fidanzatino del liceo. Ne ero pazza. Avevo speso tutti i miei soldini per regalargli un braccialetto.
E?
Mi lasciò sostenendo di voler farsi prete.
Scusa estrema.
Se ti voglio bene credo a tutto ciò che dici.
Ancora ne soffre?
Allora ci restai malissimo. Ho riletto la storia sui miei diari dell’adolescenza. Mamma li conserva. Un ragazzetto mi donò un fiore e io scrissi una poesia: ‘Oh mimosa, mimosa, perché ti accettai’. Quando ero ancora più piccola morivo dietro a uno che non mi si filava. E non lo ha mai saputo.


Come si difese dai proto-traumi sentimentali?
Con la danza classica.
Alle comunioni mi chiedevano la spaccata o le imitazioni. Frequentare l’Accademia Nazionale è stata la mia salvezza.
Salvezza da cosa?
Immagini una città di provincia, la mia Martina Franca. I ragazzi mi pensavano un po’ strana. Loro volevano fare tutt’altro, io mi rifugiavo nell’arte. Se ti isoli per fare ciò che senti tuo può scattare una forma di bullismo. I giovani, oggi, non devono essere lasciati soli nel far west dei social. Dobbiamo incoraggiarli a coltivare le proprie passioni.
Dal 20 febbraio lei è al Sistina con Il ragazzo dai pantaloni rosa, un musical diretto da Massimo Romeo Piparo tratto dal libro della madre di Andrea, quindicenne che si tolse la vita perché perseguitato dal cyberbullismo omofobo.
Nei panni di Andrea ci sarà Samuele Carrino, che era già stato protagonista del film sulla vicenda, così come la giovane Sara Ciocca. È un musical tosto, ma che coinvolgerà i giovani e li farà riflettere. Il pudore con cui viene affrontato il dramma offre una chiave di speranza. Ci si diverte, anche. C’è una potente colonna sonora: reinterpreteremo Canta Ancora di Arisa, Sogna ragazzo sogna di Vecchioni e Alfa, Giovani wannabe dei Pinguini Tattici Nucleari e altre. Io sarò Teresa, la mamma di Andrea.
L’ha incontrata?
Spero di farlo presto. Voglio abbracciarla e offrirle tutta la mia forza. C’è una frase dello spettacolo che mi vibra dentro: le parole ti uccidono ma possono essere importanti e salvarti la vita. Noi abbiamo la chance di cambiare le cose prima che ci distruggano.
Una volta a casa il personaggio le resta addosso?
Dopo l’ultima prova ho pianto tutta la sera. Non sono certa sia giusto uscire da un ruolo che ti scava l’anima. La stessa cosa mi era accaduta per Billy Elliott.
Ha fatto pace con le proprie scelte professionali?
Ho accettato di aver commesso errori. Ancora ripenso a quando rifiutai la parte di Malena, che andò a Monica Bellucci.
Perché si tirò indietro?
Andai in panico. Avevo 26 anni ma mi sentivo ancora una bambina. Sparii senza dare spiegazioni. Tornatore trovò il numero di casa dei miei e mi cercò persino lì. Mamma disse che non sapeva dove fossi. L’anno scorso ho incontrato Giuseppe a un evento e gli ho chiesto scusa. Lui: ‘Non ho ancora capito per quale motivo mi desti buca, gli americani erano contenti di te’.
E il famoso calendario?
Il fotografo era Fabrizio Ferri, un maestro. Almeno ho degli scatti bellissimi. E poi era il compagno di Alessandra Ferri, l’étoile della Scala, il mio mito.
Lei canta, balla, recita.
E ho smesso di controllare tutto, nella mia vita. Ho imparato l’adrenalina del lasciar andare. Sperimento con maggior leggerezza. Detesto solo la palestra, i pesi, gli esercizi ripetitivi. Mi angosciano, mi chiedo dove mi portino.
Per esempio a resistere sui set impegnativi.
Ho girato un film sulle Madonie, Jastimari – Il Rifugio, con regia di Riccardo Cannella e un magnifico cast (tra gli altri anche Francesco Foti, Fabio Troiano e Giorgio Colangeli). Pellicola indipendente, abbiamo fatto sacrifici. Faceva un freddo becco tra le montagne, la trama è su una famiglia che vive in maniera selvaggia. Io sono una madre che deve difendere i figli, anche a costo di uccidere. Un horror thriller psicologico. Recitato tutto in arbëreshë, la lingua parlata nel sud Italia dalle comunità albanesi. Una faticaccia, però un onore per una che vede il mondo senza confini.
Poi c’è la radio.
Il mio amore, anche se Tutti pazzi per RDS mi obbliga alle levatacce. Girando in Sicilia dovevo farmi due ore al giorno, andata e ritorno, tra Catania e Palermo, per raggiungere lo studio. Ogni mattina ascoltiamo storie di tradimenti: amanti sotto il letto che paiono presi da De Sica o Verdone, invece sono la commedia dell’Italia reale.