La Stampa, 12 febbraio 2026
Fulminacci: "Io e Fagnani canteremo Parole Parole Ma ora la parte di Mina la faccio io"
Fulminacci torna al Festival di Sanremo con Stupida sfortuna, e cinque anni dopo il debutto con Santa Marinella è uno dei favoriti per la cinquina finale. Stavolta, dice però, «arrivo più consapevole, meno ingenuo più conscio delle mie possibilità». Nel 2021, ricorda, «capivo poco di tv: era l’edizione senza pubblico, avevo 23 anni e mi hanno gettato nel panico. Ora conosco i tempi e so quando è il caso di agitarsi e quando no». La sorpresa della vigilia è il duetto con Francesca Fagnani che lo accompagnerà sulle note di Parole parole.
Com’è nato questa strana coppia?
«L’idea è mia. Nel pezzo però la parte di Mina la faccio io, quella di Alberto Lupo la fa Fagnani. Volevo un omaggio tenero e surreale. Lei ci prova con me, giochiamo su quell’ambiguità. Le ho raccontato il progetto e ha detto subito sì: “mi stai simpatico, divertiamoci”. Addirittura, all’inizio era nata anche l’idea di vestire Francesca da uomo e me da donna ma il risultato rischiava di far diventare tutto uno scherzo che invece non è».
E quindi come vi proporrete?
«Non si può ancora dire, ma cercherò di proporre una visuale molto legata al brano e al tempo in cui quel brano andava in onda sulla tv degli Anni 60, in formato 4/3 con un look preciso, definito, serio ma no altero. Sto decidendo tra vari outfit».
Il 13 marzo uscirà l’album Calcinacci, dove figura anche la collaborazione di Franco 126 in Fantasia 2000 e dei Tutti Fenomeni in Fenomeni. Ma di quali macerie parla?
«Ero tra i calcinacci di un palazzo crollato, un rapporto d’amore che è finito e ovviamente ha fatto i suoi danni. Come quando un palazzo cade lascia solo calcinacci. Da lì ho ricominciato. Racconto un periodo di solitudine, ma senza dramma: il disco me lo sono regalato perché ci sono canzoni piacciono per primo a me. In più non ho avuto nessuna pressione, solo il piacere di scrivere».
Uscirà anche un suo corto con Pietro Sermonti, di cosa si tratta?
«Attenzione: un film vero, non un backstage o un documentario, sarà surreale ma legato ai temi del disco. Lo ha scritto Giovanni Nappa e io sono protagonista. Recitare mi diverte molto, è un altro modo per raccontare».
Davvero non ha più ansia?
«Meno di prima. Le pagelle sono state buone, arrivo con voti alti da un po’ tutti giornalisti che hanno ascoltato il pezzo in anteprima e questo, non lo nego mi ha dato una bella botta di tranquillità ma poi, diciamocelo, conta solo il pubblico».
La competizione come la vive?
«Non siamo degli sportivi. Da noi chi arriva secondo e sorride mi ha sempre fatto ridere a crepapelle. Io se perdo lo dico e mi arrabbio pure».
A proposito di risate: sul caso del comico Pucci ha qualcosa da dire?
«Preferisco parlare di musica piuttosto che di comicità».
Il 13 febbraio sarà ricevuto con gli altri Big del Festival da Mattarella. Sul prossimo impegno del 13 febbraio al Quirinale davanti a Mattarella. Cosa si aspetta?
«Intanto metterò la giacca, l’ho promesso, ma senza cravatta. Credo che Mattarellasia un grande e il fatto che ci riceva è bellissimo».
La sua famiglia saà all’Ariston?
«Verranno senz’altro, non so ancora se per tutta la settimana o solo per la finale. Amano la musica: mio padre suona il pianoforte da amatore, mia madre è fan di Daniele Silvestri e poi arriverà anche mio fratello che vive a Milano».
Oggi i giovani cantautori mirano già agli stadi. Lei?
«Stadi? Ora non mi ci vedo, come non mi vedo padre alla mia età. Se un giorno la richiesta sarà enorme, ci penserò. Ma adesso c’è il Festival».
E l’Eurovision? È tra quelli che in caso di vittoria non ci andrebbero per la presenza di Israele, come annunciato da alcuni suoi colleghi?
«Ci penserò se dovrò pensarci».