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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

La Santa Sede ai lefebvriani: “Non ordinate nuovi vescovi e noi riprendiamo i colloqui sul Concilio”

La Santa Sede evita la rottura con i Lefebvriani ma rilancia: il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto dell’ex Santo Uffizio, ha detto al superiore del gruppo di preti ultraconservatori, don Davide Pagliarani, che ha ricevuto oggi in Vaticano, che se rinunciano alle ordinazioni episcopali annunciate di recente, possono riprendere i colloqui dottrinali bilaterali, avviati senza successo sotto Benedetto XVI e mai ripresi con Francesco, tesi a far rientrare la comunità sacerdotale fondata da monsignor Marcel Lefebvre in piena comunione nella Chiesa cattolica.
Monsignor Marcel Lefebvre si allontanò dalla Chiesa in polemica con le aperture del Concilio vaticano II (1962-1965) e ruppe formalmente i rapporti quando nel 1988 ordinò quattro vescovi senza l’autorizzazione del Papa di allora, Giovanni Paolo II, così incorrendo nella scomunica che sancì lo scisma. Benedetto XVI, da sempre sensibile alle ragioni dei tradizionalisti, tolse la scomunica, ma non per questo i lefebvriani rientrarono nella Chiesa. Rimanevano infatti profonde divergenze con Roma circa l’aggiornamento del Concilio vaticano II, che tutti i Papi danno per scontato e gli ultraconservatori tuttora rifiutano, nel nome di una contestazione intransigente della modernità.
Per questo motivo il prefetto dell’epoca del dicastero per la Dottrina della fede, il cardinale William Levada, avviò, su impulso di Ratzinger, una serie di colloqui dottrinali per vedere se si riusciva a colmare la distanza. Gli incontri però non portarono a suturare lo scisma, e papa Francesco, che pure fece ai lefebvriani concessioni straordinarie (ad esempio, la potestà di confessare i fedeli ordinari durante il Giubileo della misericordia), non riprese quei colloqui. Le riforme di Bergoglio non hanno fatto, anzi, che accentuare la diffidenza dei lefebvriani: “Con l’eredità che ci ha lasciato Papa Francesco, le ragioni fondamentali che hanno giustificato le consacrazioni del 1988 esistono ancora e, sotto molti aspetti, ci spingono con rinnovata urgenza”, ha dichiarato don Pagliarani nei giorni scorsi, dopo avere annunciato la sua intenzione di consacrare nuovi vescovi a luglio, mossa che procurerebbe una nuova scomunica e riaccenderebbe lo scisma.
Se don Pagliarani ha spiegato di avere annunciato le consacrazioni episcopali perché non aveva ricevuto risposta a due messaggi che aveva inviato al nuovo Papa, Leone XIV, nella speranza di essere ricevuto da lui – mossa letta da alcuni Oltretevere come un ballon d’essai, o al massimo una provocazione – a convocarlo in Vaticano, nei giorni immediatamente successivi, è stato il più bergogliano dei cardinali, quel Victor Manuel Fernandez che guida ora la Dottrina della fede. E che con il superiore degli integralisti – presenti in Italia ma ancor di più in Francia, Svizzera, Germania e Stati Uniti – ha avuto un tete-a-tete questa mattina nel palazzo del Santo Uffizio durante il quale ha usato il bastone e la carota.
In un lungo comunicato diramato poco dopo mezzogiorno, al termine dell’incontro che era iniziato alle 10.30, il porporato argentino parla di “un incontro cordiale e sincero” avvenuto, beninteso, “con il beneplacito del Santo Padre Leone XIV”. Fernandez ha prospettato l’avvio di un dialogo strutturato con i lefebvriani a una, inaggirabile, condizione: “È stato ribadito da parte della Santa Sede che l`ordinazione di Vescovi senza mandato del Santo Padre, il quale detiene una potestà ordinaria suprema, che è piena, universale, immediata e diretta (…) implicherebbe una decisiva rottura della comunione ecclesiale (scisma) con gravi conseguenze per la Fraternità nel suo insieme. Pertanto, la possibilità di svolgere questo dialogo presuppone che la Fraternità sospenda la decisione delle ordinazioni episcopali annunciate”. Don Pagliarani, ha riferito la Santa Sede, “presenterà la proposta al suo Consiglio e darà la sua risposta al Dicastero per la Dottrina della Fede. Nel caso di una risposta positiva, si stabiliranno di comune accordo i passi, le tappe e le procedure da seguire”.
Quanto alla ripresa dei colloqui dottrinali già abortiti sotto Benedetto XVI, il cardinale Fernandez “ha proposto un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, riguardo a temi che ancora non hanno avuto una sufficiente precisazione, come: la differenza tra atto di fede e “religioso ossequio della mente e della volontà”, oppure differenti gradi di adesione che richiedono i diversi testi del Concilio Ecumenico Vaticano II e la sua interpretazione”. Il prefetto dell’ex Santo Uffizio ha anche proposto di trattare “una serie di temi elencati” dai lefebvriani in una lettera del 17 gennaio 2019: “Questo percorso avrebbe come scopo evidenziare, nei temi dibattuti, minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica e di conseguenza – sottolinea la Santa Sede – per delineare uno statuto canonico della Fraternità, insieme ad altri aspetti da approfondire ulteriormente”. Non è chiaro a quale “statuto canonico” si faccia riferimento: all’epoca di Ratzinger emerse l’ipotesi di inquadrare i lefebvriani in una “prelatura personale” come anni prima era stato fatto per l’Opus Dei.
La nota di Fernandez inizia con una puntualizzazione che fa implicito riferimento a Francesco. Il quale, nel 2019, firmò ad Abu Dhabi una dichiarazione congiunta sulla “fratellanza umana” insieme al grande imam di al-Azhar. Se già di per sé l’iniziativa suscitò disagio e preoccupazione tra i cattolici più conservatori (tanto che Bergoglio, prevedendo le reazioni, tenne il documento riservato fino al momento della firma), ad accendere lo sdegno fu una frase, in particolare, laddove si afferma che “il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”. Contro questa radicale apertura al dialogo interreligioso è tornato a scagliarsi anche don Pagliarani nei giorni scorsi: “Considero tale affermazione più che un semplice errore. È semplicemente inconcepibile. Non può essere il fondamento della comunione cattolica, ma piuttosto la causa della sua dissoluzione. Credo che un cattolico dovrebbe preferire il martirio piuttosto che accettare una simile affermazione”. Il cardinale Fernandez non ha lasciato che la cosa passasse inosservata e, si limita a dire la nota della Santa Sede, all’inizio dell’udienza odierna sono stati “chiariti” alcuni punti presentati dai lefebvriani nel corso degli anni, e “tra gli altri, si è discusso circa la questione della volontà divina riguardo alla pluralità delle religioni”. Questione sulla quale è da escludere che la Santa Sede accetti le intemerate degli ultratrazionalisti.