repubblica.it, 12 febbraio 2026
Nubi nere sulla storica Hoepli: ipotesi cassa integrazione per i dipendenti della libreria
Nubi all’orizzonte per la libreria Hoepli, decana delle insegne indipendenti di Milano, 150 anni di storia finora portati benissimo e punto di riferimento per i lettori forti che, fra gli scaffali di un negozio di sei piani in pieno centro, hanno sempre trovato l’introvabile. L’azienda di famiglia, proprietaria anche della omonima casa editrice specializzata in testi tecnici e scolastici, ha avviato la proceduta per la cassa integrazione ordinaria del personale (sarebbe la terza volta nella storia della società).
La richiesta è già stata inoltrata ai sindacati territoriali di Cgil, Cisl e Uil e la prossima settimana si terrà l’incontro fra le parti. Nel caso si dovesse trovare un accordo, con la firma dei sindacati e l’adesione dei delegati interni, la riduzione delle ore di lavoro potrebbe cominciare fin da subito. «La richiesta di cassa ordinaria è stata formalizzata – conferma Dario Emanuele della Fistel Cisl, la federazione che tutela i lavoratori dell’informazione, dello spettacolo e delle telecomunicazioni –, ma non abbiamo ancora i dettagli del piano che sarà presentato da Hoepli. È importante sapere se la cassa riguarderà tutti i dipendenti, ora sono 70, o solo una parte, e a quanto ammonterà la riduzione oraria. Chiederemo che venga usata il meno possibile, che sia distribuita in maniera equa e che l’azienda garantisca l’anticipo dello stipendio».
La notizia è arrivata come uno tsunami fra i lavoratori, già preoccupati da mesi per le sorti del marchio. È vero che la crisi dell’editoria è generale, ma in via Hoepli c’è qualcosa di più. Alla cronica riduzione delle vendite di libri, infatti, si aggiunge una battaglia legale fra due rami della famiglia che si protrae da anni. Gli eredi del fondatore – l’editore svizzero che nel 1870 aprì la prima libreria a Milano e l’anno dopo fondò la casa editrice, oggi guidata dalla quinta generazione –, non sono d’accordo né sulla distribuzione delle quote né sulla gestione della società. Da un lato ci sono Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli, figli di Ulrico Carlo Hoepli, con ruoli operativi dentro l’azienda, dall’altra i fratelli Nava, figli di Bianca Maria Hoepli (la zia di Ulrico), che detengono una quota minoritaria della società e non lavorano in casa editrice, ma esercitano il loro diritto di voto contestando la gestione ordinaria da parte dei cugini. Solo un anno fa la libreria ha dovuto ridurre drasticamente il rifornimento di libri, con il risultato che per alcune settimane gli scaffali sono rimasti visibilmente sguarniti.
La notizia della cassa integrazione porta con sé anche l’ipotesi, non confermata, di una imminente procedura di liquidazione dell’azienda e di una conseguente vendita, forse alla Mondadori (un’assemblea dei soci dovrebbe essere convocata entro fine mese). «La cassa non è necessariamente un preludio alla vendita – continua Emanuele –, può essere anche una misura provvisoria in un momento di crisi. Ad oggi non mi risulta si parli né di liquidazione né di vendita». Ma visto che alla Hoepli nessuno ha voluto commentare la notizia è difficile dire con certezza che cosa accadrà nel futuro prossimo. Di certo c’è che una riduzione del personale è già avvenuta l’anno scorso quando i dipendenti sono passati da 100 a 70. Con la vendita del magazzino di via Mameli e il trasferimento di oltre 90 mila volumi a Grassobbio, in provincia di Bergamo, la Hoepli aveva offerto ai trenta magazzinieri il ricollocamento. Tuttavia nessuno, a parità di stipendio, ha accettato di lavorare a cinquanta chilometri da Milano e, su base volontaria, tutti hanno firmato un accordo di uscita