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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Pietro Sighel: “Come Rossi e Bolt arrivo di spalle per lo show. Arianna Fontana? E chi la conosce”

Questo Pietro Sighel è un cavallo matto. Non solo è arrivato al contrario nella finale d’oro della staffetta dello short track: al contrario è proprio lui. Stasera Pietro cercherà un’altra medaglia nel 1000 metri maschili.
Come diavolo le è saltato in mette di passare il traguardo di schiena?
«Succede che hai delle idee pazze, e a un bel momento devi viverle. Solo qui potevo farlo, e soltanto io. Avevo provato quel gesto nella mia testa, mai in pista».
E se fosse caduto? E se l’Italia avesse perso per colpa sua?
«Mi avrebbero appeso, sarei morto di vergogna. Dopo, tutti mi hanno chiesto: “Pietro, ma come hai fatto a non cadere?”».
Già, come ha fatto?
«Il difficile non è voltarsi la prima volta, ma girarsi di nuovo la seconda. Guardi, le mostro». (Pietro Sighel fa un salto e poi un altro, da fermo e senza pattini, davanti a noi che lo guardiamo un po’ così, n.d.r.)
Sa che questa rischia di essere l’istantanea dei Giochi?
«Eh, sarebbe bello. Il mio sport ha bisogno di farsi notare, è l’esatto contrario della noia, e io voglio portarlo nelle case degli italiani come fece Valentino Rossi con le moto. Senza offesa e senza montarmi la testa, eh: lui è da sempre il mio idolo assoluto».
Però agli avversari non avrà fatto piacere, quel gesto.
«Mica ho alzato il dito medio! Non volevo mancare di rispetto a nessuno, anche il grande Bolt esultava in modo speciale. Io non sono un calciatore: loro sì, nel festeggiare un gol a volte sfottono, ma gli è permesso tutto. Soltanto gli idioti possono pensare che io volessi prendere in giro qualcuno, io non rido mai di chi riesco a battere».
Lei e Arianna Fontana: due giganti sul ghiaccio.
«Ma chi la conosce, Arianna Fontana?»
Scusi?
«Da otto anni si allena all’estero, ha scelto così. Di sicuro, con lei non siamo una squadra, a parte i due minuti e mezzo in pista».
Ce l’avete con Arianna perché ha preferito l’America?
«Quelle davvero brave sono le nostre ragazze, che hanno saputo fare squadra e crescere anche senza di lei».
C’è ancora del veleno dopo quelle vecchie liti? Arianna Fontana accusò due compagni di Nazionale di averla fatta cadere apposta in allenamento.
«Una storia che è finita come doveva finire, anzi che non doveva nemmeno cominciare: i due ragazzi sono stati assolti per non avere commesso il fatto».
Pietro, ci racconta delle spillette regalate a Mattarella?
«Ecco, gliele mostro, ne ho la tasca piena. Sono identiche a quelle che ho dato al Presidente nel pranzo al Villaggio Olimpico, io ero seduto proprio accanto a lui. L’idea, veramente, è stata di Elisa Confortola. “Sei vicino a Mattarella, fagli il regalo!” mi ha detto. Un atleta polacco si era appena avvicinato e gli aveva dato un distintivo, così io ho fatto il bel gesto. Tre spillette per lui: una del Coni, una della nostra Federazione e una dello short track».
Mattarella come ha reagito?
«Mi ha detto “Grazie, non potevo mica tornare a casa con la spilletta polacca e non con quelle italiane!”. Allora ho cominciato a domandargli qualcosa di lui, non è che io sapessi un granché della sua storia…».
Pietro, ci perdoni, stiamo parlando del Capo dello Stato.
«Sì, appunto. Gli ho chiesto da dove venisse, come fosse la sua vita e se da ragazzo avesse fatto sport. Mi ha risposto di sì, ma che era molto scarso. A quel punto si è inserita la signora Laura, la figlia, che mi ha raccontato della Sicilia e di quando poi sono andati ad abitare a Roma».
Al Quirinale, in effetti. Con Mattarella è finita lì?
«No, no… Ha voluto sapere quando fossero in programma le nostre gare, io gliel’ho detto e lui mi ha risposto: “Gareggiate di sera, bene, così potrò mettermi tranquillo sul divano e vederle in tivù, sai, io sono vecchio e di giorno ho un sacco di cose da fare”».
E adesso, Pietro? Altri ori?
«I miei genitori e i miei amici mi hanno chiesto quando è meglio che vengano a vedermi di nuovo, ma io ho risposto che davvero non lo so. Lo short track è imprevedibile, e io naturalmente provo a vincere sempre: il mio chiodo si pianterà nel muro fino ai Giochi francesi del 2030, poi vedremo».
Alla fine, è riuscito ad avere almeno un biglietto omaggio per le gare?
«Sì, uno. Noi azzurri siamo una decina: se ne avessero dati due a testa, due su 10mila, penso che sarebbe stato il minimo, visto quello che costano. Uno per mamma e uno per papà… Vabbé, fa lo stesso».