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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Caso insider trading, Di Stefano lascia Siena e prepara l’addio al ministero dell’economia

Le prime dimissioni, per Stefano Di Stefano, arrivano all’alba. Già alle 7,30 l’alto dirigente del Mef capo del dipartimento partecipazioni e tutela attivi strategici aveva rinunciato al ruolo di amministratore non indipendente e membro del Comitato rischi e sostenibilità di Mps, «con decorrenza immediata, per ragioni personali e in relazione all’avvio di indagini a suo carico».
Il dirigente pubblico, indicato nel 2022 dal Tesoro – socio forte che nominò allora la maggior parte dei consiglieri Mps in carica – è accusato di insider trading a Milano. Secondo la Procura sfruttò informazioni riservate sulla scalata in arrivo a Piazzetta Cuccia per investire, tra il 2 e il 21 gennaio 2025, 33 mila euro in azioni Mps e 120 mila in titoli Mediobanca. Azioni poi rivendute il 28 gennaio, quattro giorni dopo l’annuncio dell’Ops, con un profitto di circa 10 mila euro per Di Stefano e il figlio.
La notizia rimbomba anche al ministero dell’economia, dove il dirigente occupa una casella chiave, da cui discendono investimenti e strategie nelle ex “Ppss”, nonché le istruttorie legate al golden power del governo sui dossier strategici. Il Mef continua a non commentare la notizia emersa lunedì. Ma dietro i silenzi si apprende che è partito un confronto tra la struttura e Di Stefano, che prosegue e che produrrà gli effetti più opportuni in tempi ragionevoli. Vale a dire, salvo sorprese, un secondo passo indietro per lui.
Intanto a Siena non si perde un minuto, perché entro 20 giorni vanno scritti il piano d’integrazione e la governance del nuovo polo bancario. Il cda Mps di lunedì, nell’approvare un bilancio 2025 chiuso con un utile netto di 3 miliardi come da attese del mercato (e 2,65 miliardi in dividendi), ha comunicato «l’accelerazione delle attività finalizzate alla piena integrazione con Mediobanca, per il massimo sviluppo delle sinergie annunciate», anzi enunciate in «almeno 700 milioni» dall’ad Luigi Lovaglio, nella presentazione di martedì al mercato. Il manager non ha parlato di delisting di Mediobanca, perché «il cda non ha ancora preso tutte le decisioni definitive e quindi vi chiedo pazienza». Ma in Borsa le speculazioni sull’uscita dal listino di Mediobanca sono partite fin da martedì. Un nuovo cda è atteso settimana prossima, poi il 26 febbraio il consiglio voterà il piano, presentato il 27. In parallelo, e in un clima più disteso dopo mesi di frizioni, procede la selezione dei nomi per la lista del cda, con cui saranno nominati 12 dei 15 futuri consiglieri.
Il presidente Nicola Maione, che sta mediando tra le varie istanze, avrebbe inviato l’invito ai primi cinque azionisti (Delfin 17,5%, Caltagirone all’11,5%, Blackrock 5%, Tesoro 4,86%, Banco Bpm 3,74%), con cui a ore avvierà le consultazioni. Un altro cda senese a inizio marzo dovrebbe completare la lista, che va depositata entro il 5.