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 2026  febbraio 11 Mercoledì calendario

L’Arabia Saudita sospende la costruzione del Mukaab, il colossale grattacielo cubico più grande del mondo

Che fine ha fatto il Mukaab, il gigantesco grattacielo a forma di cubo in Arabia Saudita? Con spigoli alti 400 metri sarebbe destinato a diventare l’edificio più grande al mondo del mondo, con un volume sufficiente a contenere 20 volte l’Empire State Building. Secondo il governo saudita, il progetto avrebbe dovuto essere completato entro il 2030. Tuttavia, proprio a fine gennaio, i giornali arabi hanno riportato la notizia della sospensione – temporanea ma ufficiale – dei lavori, mentre ne vengono rivalutati il finanziamento e la fattibilità. Per il 2030 potrebbe (forse) essere consegnato solo il primo lotto di lavori, permettendo alle prime 35.000 persone (sulle 400.000 finali) di cominciare ad andare a viverci.
Nel progetto la struttura quasi cubica dovrebbe raggiungere un’altezza di 400 metri e una larghezza di 360 metri, formando un enorme parallelepipedo di oltre 2 milioni di metri quadrati di superficie. Ospiterà 104.000 unità residenziali e 9.000 camere d’albergo, ridefinendo i record architettonici e urbanistici globali. Ma appunto, adesso, è tutto da vedere. Per ora i lavori sono sospesi. è ancora da chiarire se ripenderanno o se saranno ridimensionati.
Oltre alla parte residenziale, il complesso parla di 980.000 metri quadrati di spazi commerciali e 1,4 milioni di metri quadrati di uffici. Poi anche 80 luoghi di intrattenimento e cultura, un’università di tecnologia e design, un teatro polivalente e un museo. Si stima che il progetto possa costare 50 miliardi di dollari.
L’idea iniziale è quella di un atrio quasi a tutta altezza che ospiterà una torre a spirale. La cupola interna e l’intero spazio saranno dotati di avanzate tecnologie olografiche e ledwall, progettate per creare un’esperienza sensoriale in cui gli ospiti potranno essere “trasportati” in ambienti virtuali – Marte, New York, i canali di Venezia o la giungla. La struttura esterna sarà composta da forme triangolari sovrapposte, in uno stile architettonico ispirato alla regione del Najd in Arabia Saudita.
Il Mukaab (se i lavori proseguiranno) ospiterà anche il più grande spazio di intrattenimento all’aperto del mondo, con una superficie di 160.000 metri quadrati ad un’altezza di 400 metri in cima alla struttura, offrendo una vista a 360 gradi su Riyadh.
Se la forma del Mukaab vi ha inevitabilmente ricordato la città santa della Mecca per via della sua somiglianza con la Kaaba, avete ragione. Per questo motivo inizialmente il progetto è stato tanto criticato e additato come sacrilego. In realtà trae ispirazione direttamente dal centro storico di Riyadh dove si trova il palazzo Murabaa del 1938, altrettanto iconico.
Il palazzo ambisce a diventare un centro di lusso che mira a offrire uno stile di vita esclusivo, con strutture abitative, lavorative e di intrattenimento raggiungibili in 15 minuti a piedi, rendendo Riyadh una delle 10 città più vivibili al mondo.
Il Mukaab, all’interno del principale New Murabba, è solo uno dei numerosi progetti ambiziosi che l’Arabia Saudita intende realizzare nei prossimi anni, insieme a The Line, alla città ottagonale che galleggia sull’acqua, alla stazione sciistica nel deserto e a Sindalah, il resort di lusso sul Mar Rosso. A inizio lavori si prevedeva che solo il New Murabba avrebbe contribuito al Pil “sostenibile e non oil” con l’equivalente di 40 miliardi di euro, creando 334.000 posti di lavoro diretti e indiretti.
L’edificio sarà il fulcro principale di New Murabba, un importante progetto di sviluppo nel centro di Riyadh, lanciato a febbraio dello scorso anno. L’irlandese Michael Dyke, amministratore delegato di New Murabba, ha recentemente affermato che sono già stati scavati 10 milioni di metri cubi di terreno come prodromo alla costruzione delle fondamenta del Mukaab.
 lavori, cominciati con un anno di ritardo sono  stati criticati anche per l’impatto ambientale e per le presunte violazioni dei diritti umani subite dagli operai. Ma la sospensione dei lavori faraonici (complice forse anche il calo del prezzo del petrolio) sembra essere l’ennesimo segnale della fine della gigantonomia, con uno stop ai sogni futuristici di un Paese nel deserto che sfidano i limiti dell’architettura. 
Visto che già The Line appare ridimensionata (da 170 km a 2.4) rispetto alle misure faraoniche del principio, ci si chiede legittimamente cosa succederà anche al New Murabba di Riyadh. I progetti prioritari (e concreti) ora sono le infrastrutture per l’Expo 2030 e la Coppa del Mondo del 2034, la vasta zona culturale di Diriyah da 60 miliardi di dollari e il megaprogetto turistico di Qiddiya.