Corriere della Sera, 12 febbraio 2026
Video pd per il No con gli atleti olimpici. Il Coni: sgomento
Poche immagini ma fuori contesto e con una finalità politica del tutto arbitraria. Il video postato sui profili social del Pd con gli azzurri del curling Stefania Constantini e Amos Mosaner, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Milano Cortina e oro a Pechino 2022, per promuovere il No al referendum sulla giustizia ha provocato la reazione del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che a caldo al telefono con l’Ansa sbotta: «Resto sbalordito che si utilizzino immagini di atleti per promuovere una scelta politica. I nostri atleti sono in gara e sto aspettando per capire se fossero stati coinvolti, ma io resto esterrefatto da una cosa del genere».
La polemica scoppia a sera inoltrata. Piomba negli ambienti impegnati nelle gare olimpiche come un fulmine a ciel sereno. Lì per lì c’è incredulità per una commistione tra prestazioni sportive e battaglia referendaria. Il video che porta il marchio del Pd corre di smartphone in smartphone. E arrivano anche le prime reazioni. «Utilizzare le immagini di due grandi campioni, che in questi giorni hanno portato l’Italia a una eccezionale medaglia olimpica per promuovere un messaggio di chiara valenza politica è davvero vergognoso. Oltre che irrispettoso nei confronti degli atleti, che sono stati coinvolti a loro insaputa», dice Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera. «È davvero vergognoso – chiarisce all’Adnkronos il parlamentare azzurro – utilizzare l’immagine di due atleti italiani con l’obiettivo di pubblicizzare il No a una consultazione popolare. Così si politicizza il referendum e nello stesso tempo si offende lo sport intero e l’immagine dello stesso Pd».
Ma non è l’unico fronte polemico di giornata. C’è anche una segnalazione al Garante della privacy da parte di Nicolò Zanon, presidente del Comitato Sì Riforma sul referendum della giustizia, contro la trasmissione Report. «Il servizio sul referendum trasmesso l’8 febbraio è stato di una faziosità imbarazzante, zeppo di falsità sui contenuti della riforma», ha sostenuto ieri Zanon in un video diffuso sui social, «soprattutto, è stato trasmesso nel bel mezzo del periodo di par condicio, in vigore dal 14 gennaio in vista del voto del 22-23 marzo». Secondo il giurista, la trasmissione «ha esercitato un’influenza palese e diretta per screditare la tesi che evidentemente non gradiva».