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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Ex alunna spara a scuola. Tra le nove vittime anche la madre e il fratello

Tumbler Ridge, una sonnacchiosa comunità rurale di 2.500 abitanti della British Columbia, non sarà mai più la stessa. Nella scuola media di quello sperduto villaggio del Canada occidentale, un edificio austero circondato dalle foreste e dalla neve, è avvenuta una delle peggiori stragi nella storia del Paese. Nove morti e ventisette feriti, di cui una dodicenne in gravi condizioni, quasi tutti giovanissimi. Tra le vittime ci sono cinque studenti fra i 12 e i 13 anni, uccisi sulle scale e in biblioteca, un’insegnante e la killer, una diciottenne transgender del posto, Jesse Van Rootselaar, descritta inizialmente dalla polizia come «una donna con i capelli marroni in abiti femminili», che si sarebbe tolta la vita dopo la sparatoria. Prima di compiere la carneficina, armata di fucile e pistola semi-automatica, dentro la scuola che aveva abbandonato quattro anni fa, Jesse ha ucciso la madre e il fratellino di 11 anni. I suoi «problemi mentali», ha ammesso il vicecommissario della Royal Canadian Mounted Police, Dwayne McDonald, erano noti alla polizia locale che era intervenuta più volte nella sua abitazione, sequestrando diverse armi, poi restituite su richiesta dei familiari.
Si conoscevano tutti in paese. Tumbler Ridge si attraversa in auto in meno di quattro minuti. E martedì la paura ha viaggiato anche più veloce. Verso le 13.20 ora locale, è stato diramato l’allarme ai residenti della comunità e delle zone limitrofe, con l’invito a restare chiusi in casa fino a nuovo ordine. Drammatiche le testimonianza dei sopravvissuti nella scuola che ospita circa 160 studenti. Darian Quist, 17 anni, stava seguendo una lezione di meccanica quando ha sentito suonare l’allarme in aula. «All’inizio pensavo fosse solo un’esercitazione, ma poi ci siamo resi conto che qualcosa non andava», ha detto a CBC News. Assieme ai compagni di classe si è barricato all’interno dell’aula spingendo cattedra e banchi contro la porta. «Eravamo tutti molto nervosi, ma cercavamo di non farci prendere dal terrore. Poi mi hanno inviato delle foto nel cellulare e ho capito cosa stava realmente accadendo». Dopo due ore e mezza sono arrivate le Giubbe Rosse e li hanno scortati fuori dall’edificio.
Il premier Mark Carney, «devastato», ha annullato il viaggio a Monaco di Baviera, dove avrebbe dovuto partecipare alla Conferenza sulla Sicurezza. «La Nazione è in lutto», ha detto. Ieri, qualche analista conservatore ha messo in dubbio l’efficacia delle restrizioni sulle armi varate dal precedente governo liberale nel 2020, dopo una strage in Nova Scotia. La riforma voluta dall’ex premier Trudeau ha messo al bando diverse armi d’assalto e lanciato un programma di «riacquisto» per un’ampia gamma di fucili e carabine, tra cui quelli utilizzati per la caccia, scatenando le proteste in molte comunità rurali remote. Come Tumbler Ridge dove, ha detto ieri uno dei professori del liceo, «siamo quasi tutti cacciatori».
In realtà, le restrizioni sembrano funzionare, se si compara il numero di morti per arma da fuoco in Canada e Stati Uniti, dove nel 2022 la Corte Suprema ha esteso il diritto di porto d’armi per difesa personale. In Usa le sparatorie di massa sono triplicate dal 2011 mentre in Canada restano rare. L’ultima strage, lo scorso anno a Vancouver (11 morti), fu causata da un’auto sulla folla. Secondo il New York Times, la stragrande maggioranza delle armi collegate a reati commessi in Canada proviene dagli Stati Uniti, perlopiù illegalmente.