Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Donbass, garanzie Usa e aiuti per 800 miliardi. Il dilemma di un leader che non può cedere

Un mese e mezzo fa il gruppo Sunflower Sociology ha lanciato un sondaggio per il mondo politico di Kiev, i cui risultati non dovevano essere diffusi. L’esito mostra quanto duri e delicati saranno i prossimi mesi per Volodymyr Zelensky. Gli ucraini, se sarà chiesto il loro parere, potrebbero anche respingere le condizioni per congelare il conflitto dettate da Mosca e fatte proprie dalla Casa Bianca.
Il leader di Kiev – come il premier greco Alexis Tsipras nel 2015 – è tentato di aggrapparsi a un referendum consultivo per affrontare una scelta che non può compiere, ma non è in condizioni di respingere: l’amministrazione americana gli chiede di abbandonare al controllo russo la parte libera del Donetsk entro la tarda primavera, come pretende Vladimir Putin in cambio di un impegno verbale a fermare l’aggressione; se l’Ucraina non dovesse cedere, gli emissari di Donald Trump minacciano di lasciar cadere le garanzie di sicurezza negoziate fin qui in vista di un cessate il fuoco. Zelensky non può permettersi di respingere la richiesta, perché si giocherebbe quell’impegno americano e la promessa di un piano di rilancio (in teoria) da 800 miliardi di dollari. Ma non può accettare senza violare la propria Costituzione, mettere fine alla propria carriera politica e a rischio la propria vita.
Il problema di questo ingranaggio è che gli elettori ucraini potrebbero rifiutare di piegarsi. Il sondaggio Sunflower raccolto a fine dicembre mostra solo un 22,8% di favorevoli alla cessione di quel che resta del Donetsk in cambio di un accordo, mentre il 54,1% è contrario (in gran parte «decisamente»). Il resto sono gli indecisi, ma proprio contro di essi nelle ultime settimane Mosca ha condotto la sua perversa campagna referendaria fatta di migliaia di attacchi aerei su città e infrastrutture: solo in dicembre c’è stato quasi un raddoppio dei civili uccisi (157) e feriti rispetto a un anno prima, con una devastazione mai vista prima degli impianti di energia, riscaldamento e acqua mentre il termometro scendeva a meno 30. Gli ucraini lo chiamano il «genocidio dell’inverno». Putin sta cercando di stroncare la loro volontà, perché cedano i territori nel referendum nella speranza di una tregua.
Certo potrebbe spingerli in direzione opposta – a irrigidirsi – ma la sfida è aperta. I sondaggi in guerra possono oscillare molto. E senza prendere posizione, Zelensky in fondo potrebbe sperare in un accordo perché nella sua cerchia ci sono alcuni calcoli. La Casa Bianca di Joe Biden offriva a Kiev aiuti per circa 50 miliardi di dollari l’anno, quella di Donald Trump li ha azzerati e il piano di vendita di armi americane agli europei per l’Ucraina (Purl) nel primo anno è valso 4,6 miliardi: un decimo del sostegno di prima. In queste condizioni, benché lentissimamente e con un’ecatombe catastrofica di uomini, la Russia avanza nel Donbass e nell’oblast di Zaporizhzia. Tra due anni Kiev potrebbe non avere più alcun controllo del Donetsk, mentre ora può ancora provare a scambiarlo con garanzie di sicurezza e finanziamenti.
Ne va del futuro dell’Ucraina e del suo presidente, che potrebbe indire un voto di rielezione in primavera in coincidenza con il referendum. Finora non si è potuto votare per la legge marziale, per i bombardamenti e le decine di milioni di sfollati. Ma se si aprissero le urne, la strategia di Zelensky è chiara: affrontarle in alleanza con Kyrylo Budanov, 39 anni, l’ex leader del servizio segreto militare nominato a inizio anno capo staff del presidente al posto del controverso Andry Yermak. Budanov, la cui moglie ha subito un tentativo di avvelenamento, è molto popolare in Ucraina; un suo potenziale partito ha raddoppiato le intenzioni di voto (al 10%) negli ultimi due mesi. Zelensky non lo vuole contro in una sfida per le presidenziali ma, se si troverà indietro nei sondaggi, semmai può negoziare con lui le proprie garanzie personali in vista di un cambio della guardia.
Il paradosso è che per entrambi la stretta imposta da Trump salva la posizione di Putin. In gennaio le entrate russe da gas e petrolio sono dimezzate rispetto a un anno fa (ai minimi dal Covid), l’economia è ferma, il deficit da coprire stampando rubli – quindi gonfiando ancora di più l’inflazione – viaggia verso il triplo delle stime. Intanto la Russia perde decine di migliaia di uomini al fronte ogni mese e fatica a rimpiazzarli, mentre le sanzioni sempre nuove mordono. Ma Trump è arrivato in tempo: per permettere a Putin di dettare ancora le condizioni.