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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

I primi veleni tra deputati. E le mosse dei «futuristi» agitano già il Transatlantico

Si capisce subito che la giornata, a Montecitorio, sarà ad alto potenziale drammaturgico. Un cenno con la mano, un occhietto al giovane cronista appostato in cima alle scalette di via della Missione. Che fai? Giura d’aver avuto una soffiata. Fonte sicura. Strasicura. Il generale arriverà da qui.
Bisogna avere tatto. E dirglielo con dolcezza che il generale non viene, non verrà, e che adesso, però, è meglio entrare.
Poi il cellulare vibra nella tasca. Whatsapp. Roba forte. «Vannacci ha ordinato ai suoi tre deputati di restare accanto a Giorgia Meloni». Per capirci: i fan della X Mas si schierano con il governo. E votano, convinti e compatti, la fiducia.
Senza cincischiare: questi fanno sul serio. Alzate il volume: è partita la rumba nel centrodestra.
Domanda: ma sull’invio delle armi a Kiev? Chiaro: i camerati di Futuro nazionale diranno d’essere contrari. Sarebbe bizzarro, del resto, che un manipolo di putiniani approvasse l’invio di cannoni agli ucraini.
C’è racconto, c’è politica. Attraversare la sala stampa e andare a buttare uno sguardo in Transatlantico, solita Disneyland distopica: con pochi deputati che contano, una bolgia di poveri peones, qualche mitomane («Ho parlato con Giorgia poco fa e…»), più portavoce, portaborse, uno strepitoso Fratello d’Italia vestito come Peppino di Capri negli anni Sessanta (dopo, per curiosità, cercheremo di capire chi è), voci cantilenanti, risate sepolcrali, branchi di cronisti sguinzagliati, anche se poi il vero rabdomante della notizia resta sempre e solo Augusto Minzolini, principe dei retroscenisti – stavolta, giustamente, mesto: «Chi ce l’avesse detto di dover sentire pure…».
Questo, scusa, chi è?
Questo è Rossano Sasso, 50 anni, bel portamento, eloquio sicuro: per anni è stato l’anonimo capetto della Lega in Puglia, ma adesso ha il cipiglio del capogruppo o, meglio, del Federale di Vannacci, qui a Montecitorio. Sta dicendo: «... E da oggi, perciò, il centrodestra non sarà più lo stesso». Quindi? «Sosterremo la maggioranza ogni qualvolta ci sarà un decreto che condividiamo». Bisognerà vedere che dice Salvini, però. «Non metto il naso in casa loro. Segnalo che siamo un partito nato da poche ore. E che intendiamo pescare voti nell’astensionismo. Vogliono rinunciare a quei voti?». Tajani dice che gli appare difficile poter collaborare con voi. «Attenti: ha detto difficile, non impossibile».
Qualcuno ha visto Tajani?
Cerchiamo Tajani.
Intanto, però, c’è tempo per raccogliere le idee. Con il voto di fiducia dei «futuristi» che spariglia e complica – nelle settimane che verranno capiremo se molto, o poco – la scena nel centrodestra. Per dire: la premier e il suo partito, che – secondo alcuni osservatori – sta cercando di trasformarsi in una specie di Democrazia cristiana di destra, ora si ritrovano di colpo in compagnia d’un drappello di camerati che ondeggiano tra razzismo e omofobia, sostenendo pure il tema di una feroce remigrazione (esattamente come i filo nazi di AfD). Poi c’è pure l’apprensione (enorme) di Salvini. Che, con un Vannacci già in piena campagna elettorale dentro e fuori il Parlamento, si vedrà ridotto lo spazio di manovra per certe sue sortite destrorse su temi come la sicurezza e l’immigrazione. Dove rischia, concretamente, d’essere superato – appunto – a destra. E Forza Italia? Notizie di Tajani?
Ecco, comunque, mentre Sasso entra in aula, gli altri due suoi camerati “futuristi”. Il più famoso è Emanuele Pozzolo, che arriva – disarmato – dal gruppo Misto, dove era finito dopo essere stato espulso da Fratelli d’Italia, per le conseguenze giudiziarie del Capodanno di due anni fa, a Rosazza, in provincia di Biella, quando a mezzanotte s’erano messi a sparare sul serio. Quest’altro invece è Edoardo Ziello, che poche ore fa ha già randellato per bene il suo ex capo. «La coerenza sta a Salvini esattamente come la puntualità sta ai treni di Trenitalia».
Va bene: ma Tajani?
Il ministro compare, poco dopo le 13.30, seguito da un piccolo corteo. Esibisce uno sguardo morbido, stringe mani, incede.
Tajani, Vannacci ha deciso di essere vostro alleato. Cosa ne pensa? «Io voto a favore». I cronisti si guardano: ma che risposta è? Magari non ha capito. Riprova una cronista d’agenzia. Senta ministro: stare in una coalizione con Vannacci, le crea imbarazzo? E lui: «Ma perché siete tutti così agitati? Perché mi fate tutte queste domande?». Mah, niente, guardi: eravamo in giro per shopping, ci annoiavamo, e che si fa, che non si fa, a un certo punto ci siamo detti: andiamo a vedere che aria tira in Transatlantico? Lui, allora, smette di essere pacioso. S’imbroncia, sbuffa, si gira di spalle e saluta certi che stanno seduti su un divanetto. Lo intervistiamo di spalle. Tajani, allora: Vannacci può stare dentro la maggioranza? Il ministro ruota leggermente la testa: «La Lega avrà sempre l’ultima parola su questa questione».
La Lega parla con la voce del capogruppo Riccardo Molinari. «Più che al futurismo di Marinetti, questi vannacciani mi pare attingano al trasformismo di Giolitti». Certi leghisti, dandosi di gomito: «Che poi, Riccardo: diglielo ai giornalisti che il generale qui ne ha solo tre». Passa il dem Nico Stumpo: «Giornalisti, a proposito: vi siete accorti che il fronte del “no” al referendum ha raggiunto e sta superando il fronte del “sì”?». Stumpo, abbia pazienza, ma del referendum magari parliamo domani.
Piuttosto: bisogna parlare con il vice presidente della Camera Giorgio Mulè, autorevole esponente di FI. È lì che esce dalla buvette. Sta per tornare al comando dell’aula. Si ferma, s’appoggia alla colonna. «Vannacci? Ci sono valori non negoziabili, sui quali non può esserci alcun compromesso». Quindi? «Il generale non può stare in questo centrodestra». Il deputato futurista Sasso parla, però, di un nuovo centrodestra: «Non scherziamo. Siamo davanti al tentativo disordinato d’un manipolo di camerati che non ha alcun orizzonte» (Mulè, qui, con tono definitivo). Comunque anche Salvini sostiene che Vannacci debba restare fuori. «Guardi: su una cosa così non decide Salvini. Non è la Lega ad avere l’ultima parola. Decide la coalizione. E, a meno che Vannacci non si converta come san Paolo, per noi è una presenza inaccettabile». Quale sarà, a suo avviso, la posizione della Meloni? «Credo che anche lei abbia tutto l’interesse a tirare giù la saracinesca».
Tra poco inizieranno le operazioni di voto.
C’è solo il tempo per un caffè. E per scoprire che quel simil Peppino di Capri è Salvatore Caiata, un fratello d’Italia, ex grillino (perché l’ideologia è tutto), ex presidente del Potenza calcio, esperto di vini («Il Barbaresco? Eh, quando arrivi a riconoscerlo...»).