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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Armi all’Ucraina, c’è la fiducia. Il sì anche dai vannacciani

Strappo ma solo parziale in Aula. Il gruppo – frutto della «microscissione» nella Lega, come la definisce Antonio Tajani – dei vannacciani a Montecitorio vota sì alla fiducia al governo e no al decreto armi per l’Ucraina. «Il voto di fiducia – rivendica il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci – serve per delimitare un perimetro politico funzionale ai partiti per scegliere dove collocarsi. E un partito di destra come il mio sa bene dove stare».
La fiducia, posta per la prima volta sul decreto Ucraina, passa con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Il rinnovo degli impegni dell’Italia per fornire attrezzature e aiuti a Kiev è approvato con 229 voti favorevoli (centrodestra, Pd, Iv, Azione e +Europa) e 40 contrari (M5S, Avs e Futuro nazionale). Quindi anche tra le opposizioni – che compattamente accusano il governo di aver posto la fiducia per «nascondere le sue contraddizioni interne» – si registra la consueta frattura sull’Ucraina. Ora il provvedimento passa al Senato.
Il lungo dibattito alla Camera riflette travagli e strategie della vigilia. Soprattutto il tentativo, fallito, di Futuro nazionale di portare sulle sue posizioni Avs e M5s nel nome del no alle armi. Al momento del voto del primo dei tre ordini di Fn – tutti bocciati – Edoardo Ziello provoca: «Vediamo se le forze politiche che a parole si dichiarano a favore dello stop dell’invio delle armi sono coerenti». Si inalbera Riccardo Ricciardi (M5S): «La pace è una cosa maledettamente seria, voi la usate per fare propaganda. Il vostro ordine del giorno è carta straccia». Rincara la dose il leader del Movimento, Giuseppe Conte: «Vannacci ha votato la fiducia al governo, quindi nessuna coerenza. Noi non abbiamo nulla a che vedere con chi ha atteggiamenti filo russi, siamo e restiamo coerentemente sulle nostre posizioni». Ziello con gli altri due deputati passati con Vannacci, Rossano Sasso (ex Lega) e Emanuele Pozzolo (già espulso da FdI), respinge il sospetto di intelligenza con il nemico: «Non siamo il cavallo di Troia della sinistra, noi vogliamo rendere il centrodestra attuale più forte e più identitario». Ma è Vannacci stesso a dare la linea in un’intervista a La7: Fn è nel centrodestra. «Ricordate la poesia “S’ode a destra uno squillo di tromba”? Ecco, io vorrei essere quello squillo di tromba. Uno squillo che richiami l’attenzione e dica: “Signori, abbiamo sbagliato strada!”. Dobbiamo tornare sulla direzione vera della destra, in modo da riportare al voto quel 52% di italiani che si astengono; molti di loro sono di destra e non si riconoscono più in questa versione “slavata”». E sulla chiusura del leader della Lega è lapidario: «Matteo Salvini era quello che non avrebbe mai lavorato con i 5 Stelle e con Giuseppe Conte, poi ci ha fatto un governo insieme». Sulle possibili adesioni al suo partito, il generale dice di aver «interloquito spesso con Mario Borghezio», di guardare con interesse allo youtuber Simone Cicalone – «ha un’impostazione che mi piace» – e assicura «porte aperte» a CasaPound e Forza Nuova. Per la pace in Ucraina, poi, si lancia: «Potrei mediare con Putin, perché no? Farei meglio di Draghi».
Il problema della collocazione futura di Fn è centrale nel dibattito politico come in tanti interventi in Aula. «La fiducia non serve a blindare il provvedimento, che passerebbe comunque con il contributo del Pd, ma a nascondere che il re è nudo – accusa Stefano Graziano del Pd —. Meloni non può stare a Kiev con il ministro Crosetto e contemporaneamente tollerare chi strizza l’occhio al Cremlino». E un certo disagio nel centrodestra c’è.