Avvenire, 11 febbraio 2026
Tra Pakistan e India torna il sereno. Ma soltanto sui campi di cricket
Pace fatta. Almeno sul campo (di cricket). La partita di Coppa del Mondo T20 tra India e Pakistan, in programma domenica prossima, si farà. Il “gran rifiuto” di Islamabad è caduto. Niente più boicottaggio dell’incontro, proclamato sette giorni fa. La decisione di giocare è arrivata dopo un intenso lavorio diplomatico, una triangolazione tra soggetti istituzionali e non a cui non sono rimaste estranee pressanti urgenze di natura economica. La partita, quella giocata lontana dal campo di cricket, è ingarbugliata. E riflette l’intreccio tra geopolitica e sport: la geopolitica che scompagina lo sport (o lo sport che riaccende le dispute geopolitiche). Il vespaio di polemiche che ha accompagnato la competizione è nato in realtà da un terzo Paese, il Bangladesh. Come riporta il Guardian, «la crisi è stata innescata dal ritiro del Paese dal torneo il mese scorso – il suo posto è stato ceduto alla Scozia – quando l’International Cricket Council (ICC) ha respinto la richiesta di giocare le sue partite fuori dall’India». Il motivo indicato da Dacca? La tutela della «sicurezza e il benessere» dei giocatori, a fronte delle crescenti tensioni politiche tra i due vicini dell’Asia meridionale.
In un gesto di solidarietà (e di avversione nei confronti dell’India), il governo pachistano, guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif, ha quindi fatto sapere che Islamabad avrebbe rinunciato alla partita contro l’India, in programma nella capitale dello Sri Lanka Colombo, «una mossa potenzialmente dannosa data la centralità dell’incontro nell’accordo di trasmissione da 2,2 miliardi di sterline (3 miliardi di dollari) dell’ICC». Per gli addetti ai lavori, come scrive il “Telegraph”, «il 10% del valore totale delle trasmissioni dell’ICC dal 2024 al 27 (250 milioni di dollari) si basa sulla garanzia di una partita India-Pakistan per ogni torneo maschile». La retromarcia di Islamabad è arrivata dopo una telefonata tra il primo ministro Shehbaz Sharif e il presidente dello Sri Lanka, Anura Kumara Dissanayake. I colloqui hanno coinvolto il Pakistan Cricket Board (PCB), l’International Cricket Council (ICC) e il Bangladesh Cricket Board (BCB). Risultato? Le squadre si affronteranno in campo. La decisione è stata presa per proteggere “lo spirito del cricket”.
Tutti contenti? Sì, soprattutto gli sponsor.
Come sottolinea il sito Dw, «la partita tra India e Pakistan è tra gli eventi di cricket più redditizi, generando milioni di dollari in entrate da trasmissioni e sponsorizzazioni.
Una cancellazione avrebbe messo a repentaglio i diritti televisivi e i finanziamenti dell’ICC». Anche perché a nessuno sfugge che senza lo scontro (sul campo di gioco) tra le due nazioni più forti, l’intera Coppa del Mondo perderebbe irrimediabilmente prestigio. E interesse (e soldi). Come scrive ancora il “Telegraph”, «l’incontro India-Pakistan è così prezioso che – in una situazione unica nello sport internazionale e antitetica ai valori di “integrità sportiva” ora promossi dall’ICC – il sorteggio delle competizioni garantisce che le due squadre si incontrino sempre. Questa Coppa del Mondo è il 12esimo evento mondiale maschile consecutivo in cui India e Pakistan vengono abbinate». Dopo i veleni, le defezioni e gli scontri, tornata la “pax” diplomatica, la “palla” torna finalmente ai giocatori. Riuscirà “lo spirito del cricket” (e dello sport) a “raffreddare” i bollori tra i due Paesi, uno stato di guerra latente, la cui ultima fiammata si è registrata appena lo scorso maggio, a colpi di missili?