Avvenire, 11 febbraio 2026
Il Kosovo ritrova il Parlamento
Il Kosovo prova a voltare pagina, dopo un anno di stallo istituzionale dalle pesanti conseguenze politiche ed economiche. La presidente della Repubblica Vjosa Osmani ha convocato per oggi la seduta di insediamento del nuovo Parlamento di Pristina, a seguito del via libera della Commissione elettorale centrale che ha certificato i risultati definitivi delle elezioni anticipate del 28 dicembre. I voti sono stati riconteggiati a causa di forti sospetti che i candidati dei principali partiti siano stati coinvolti in brogli e manipolazioni attraverso i propri rappresentanti nei seggi elettorali. Nelle settimane scorse, la polizia ha arrestato un centinaio di commissari politici nel comune di Prizren con l’accusa di manipolazione del voto. Oltre una ventina restano in custodia cautelare. A guidare la nuova maggioranza di governo sarà il premier uscente Albin Kurti, il cui movimento nazionalista di sinistra Vetëvendosje ha vinto la tornata elettorale con la percentuale record del 51,1%, assicurandosi 57 seggi sui 120 disponibili. Tra le forze di opposizione, il Partito Democratico del Kosovo (Pdk) si è classificato secondo con il 20,2% aggiudicandosi 22 seggi, la Lega Democratica del Kosovo (Ldk) al 13,24% con 15 seggi, mentre fra i partiti della minoranza serba, Srpska Lista se ne è assicurati 9.
L’assemblea del Kosovo era sospesa dal febbraio 2025. Anche allora, le elezioni avevano premiato il partito di Kurti ma senza garantirgli la maggioranza necessaria per governare, e le opposizioni si erano rifiutate di sostenerlo accusandolo di aver esacerbato le tensioni nel nord del Paese, dove risiede la minoranza serba. Lo stallo ha congelato oltre un miliardo di euro di fondi legati al bilancio 2026, ad accordi con l’Ue e a prestiti della Banca Mondiale. La crisi si inserisce in un contesto più ampio, poiché negli ultimi anni le relazioni con Bruxelles e con gli Stati Uniti hanno subito tensioni, con sanzioni politiche che hanno rallentato o sospeso diversi programmi, pur mantenendo aperto il dialogo tra Pristina e Belgrado.
Oltre all’approvazione del bilancio, il Parlamento che si insedia oggi sarà chiamato a breve a eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Il 4 aprile scade infatti il mandato di Vjosa Osmani, che ha espresso l’intenzione di ricandidarsi per un secondo mandato sostenendo che ampi settori della società kosovara auspicano la continuità del suo ruolo istituzionale. La sua rielezione dipende però dalla capacità di ottenere il sostegno di almeno due terzi dei deputati, un traguardo tutt’altro che scontato viste le tensioni tra Vetëvendosje e l’opposizione. Se i partiti non dovessero trovare un accordo entro la scadenza costituzionale, il Kosovo potrebbe ritrovarsi di nuovo alle urne, prolungando così un periodo d’incertezza che ha già rallentato il dialogo con i partner internazionali.
Intanto è arrivato a una svolta uno degli ultimi grandi processi per crimini di guerra nell’ex Jugoslavia. Il procuratore capo della Corte Speciale del Kosovo all’Aja, Kimberly West, ha chiesto 45 anni di carcere ciascuno per quattro ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck). Tra questi figurano Hashim Thaci – che dopo la guerra è stato premier, ministro degli Esteri e presidente della Repubblica del Kosovo indipendente –, gli ex presidenti del Parlamento Kadri Veseli e Jakup Krasniqi, e l’ex capogruppo parlamentare di Vetevendosje, Rexhep Selimi. L’accusa nei loro confronti è di concorso in associazione criminale in relazione a cento omicidi, e poi tortura e trattamenti crudeli in decine di centri di detenzione allestiti dall’Uck tra il 1998 e il 1999. Accusa che il primo ministro Kurti ha definito «infondata», perché «ignora completamente il contesto della guerra in Kosovo». La sentenza, dopo quasi tre anni di udienze e oltre 130 testimoni ascoltati, dovrebbe arrivare entro la prossima estate.