La Stampa, 11 febbraio 2026
Trump, assalto al clima Più centrali a carbone addio accordi di Parigi
La visione dell’Amministrazione Trump sul clima è racchiusa in 302 pagine. Sono il frutto della ricerca condotta nei primi sei mesi di presidenza repubblicana da tecnici, funzionari ed esperti della Environmental Protection Agency (Epa). Oggi il presidente Trump, ha annunciato la portavoce Karoline Leavitt, firmerà un ordine esecutivo basandosi su quelle 300 e oltre pagine e chiuderà 16 anni di politiche e regolamentazioni sul clima e le emissioni nocive avviate nel 2009 da Barack Obama.
Nel mirino del presidente ci sono i cosiddetti endangerment findings. Sono gli “accertamenti del rischio per la salute e il benessere pubblico” che certificano sulla base di evidenze scientifiche il pericolo provocato da sei gas serra – come il metano e l’anidride carbonica e l’esafluoruro di zolfo – per l’uomo e l’ambiente. Da qui l’Amministrazione Obama e poi quella di Biden hanno implementato una serie di regolamentazioni e di leggi – come il Clean Air Act.
Lo staff di Trump ora va alle fondamenta dell’impianto normativo contestando la veridicità degli “accertamenti di pericolo” e riducendo drasticamente un sistema di regolamentazioni ambientali.
In pratica le aziende automobilistiche e altre industrie non saranno più obbligate a misurare, riferire, certificare e rispettare i limiti delle emissioni.
La nuova normativa, a quanto apprende il Wall Street Journal che per primo ha rivelato la storia, non vale per le centrali elettriche ed è una vittoria per l’industria del carbon fossile oltre che, politicamente, per alcuni conservatori che per anni hanno sfidato nei think tank, dietro le quinte del Congresso e nelle aule dei tribunali le decisioni di Obama. Fra questi ci sono Russell Vought, capo del Office of Budget and Management della Casa Bianca e il suo vice Jeffrey Clark, da anni noti per le posizioni radicali sul clima. Quest’ultimo in particolare si riferiva agli ambientalisti come «una setta folle del clima» e li ha definiti «come i maiali autoritari nella “Fattoria degli Animali"» di Orwell.
Secondo l’Epa gli “accertamenti di pericolo” sono stati utilizzati per giustificare mille miliardi di dollari in regolamentazioni. Non è chiaro come l’Epa sia arrivata a questa cifra, ma Lee Zeldin, direttore dell’Agenzia per l’ambiente Usa, ha dichiarato che finalmente verrà messa fine «all’incertezza lunga 16 anni per le azione automobilistiche e i consumatori americani».
Che la direzione verso la cancellazione di svariate misure a tutela dell’ambiente fosse evidente non è mai stato un mistero. Trump ha costruito parte della sua campagna elettorale attorno allo slogan “Drill, baby Drill”, promettendo licenze di perforazione ed esplorazione anche in zone prima protette – come alcune aree dell’Alaska; ha sempre criticato le misure che favorivano il passaggio alle auto elettriche e la penalizzazione di quelle a combustione tradizionale.
Il 3 dicembre, ospitando nello Studio Ovale i Ceo delle grandi aziende automobilistiche, fra cui Jim Farley di Ford e Antonio Filosa di Stellantis, Trump aveva firmato un ordine esecutivo che allentava le norme federali sull’efficienza nei consumi medi di diesel e benzina incontrando il plauso delle Big Three di Detroit.
La cancellazione degli “accertamenti di pericolo” non sarà immediata. Anzitutto gruppi ambientalisti hanno già fatto sapere che ricorsi sono pronti per intasare a ogni livello le aule dei tribunali.
In secondo luogo, il possibile vuoto normativo potrebbe spingere i singoli Stati a colmare le lacune legislative con provvedimenti ad hoc di portata locale.
Di pari passo con la fine dell’era dei vincoli ambientali, l’Amministrazione rafforza gli altri fronti della politica energetica. Su tutti il rafforzamento della rete delle centrali a carbone. Chris Wright – segretario all’energia – e Lee Zeldin hanno detto che il Pentagono acquisterà energia proveniente da centrali a carbone.
Per aumentare la capacità produttiva verranno finanziati altri cinque impianti (fra Ohio, West Virginia, Kansas e North Carolina).
A dimostrazione di quanto il carbone sia tornato cool, è stato anche ripristinato il National Coal Council. Nell’ultimo anno fra l’altro sono stati recuperati impianti quasi in disuso o inutilizzati che hanno immesso sul mercato 17 Gigawatt.
Sul fronte del nucleare invece il piano statunitense prevede di portare la produzione dai 100 Gigawatt di oggi a 400 nel 2050 ottenuti grazie a maxi-investimenti su una nuova generazione di reattori e 2, 7 miliardi per potenziare l’arricchimento di uranio a livello domestico.