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 2026  febbraio 11 Mercoledì calendario

Agente Digos identifica il giornalista di Rete4 al lavoro su CasaPound: “Non capisco l’utilità”

Il mondo al contrario esiste, eccolo: la troupe di È sempre Cartabianca di Rete 4 cerca un’intervista con gli esponenti di Casapound fuori dalla sede occupata al quartiere Esquilino di Roma, arrivano gli agenti della Digos e cosa fanno? Identificano (e rimbrottano) il giornalista Marco Sales e il resto della squadra.
Non solo, perché al cronista e ai collaboratori la settimana scorsa, dov’erano andati per un altro servizio, dal palazzo – occupato militarmente da 23 anni dagli estremisti di destra – erano piovute bottiglie, uova e acqua a mo’ di intimidazione.
La trasmissione condotta da Bianca Berlinguer voleva fare luce sull’occupazione neofascista, tema quanto mai attuale con un governo che promette sgomberi e pugno duro contro tutte le esperienze di questo tipo, anche se finora sono stati colpiti solo due centri “di sinistra”, Leonkavallo e Askatasuna, questi ultimi addirittura accostati alle Brigate Rosse dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Gli episodi di violenza di strada verso migranti, militanti di sinistra, giornalisti registrati nel corso del tempo a carico di Casapound sono un tema noto e conclamato e Sales nei suoi servizi raccontava pure la “colonizzazione” nel quartiere: dalla libreria al bar, veri e propri fortini che inneggiano al nazifascismo. “Hai portato i nordafricani per provocarci?”, era stato detto al giornalista dai camerati, il quale si era portato con sé due addetti alla sicurezza dai tratti somatici non abbastanza “italici”.
Ma lo stupore massimo è davanti alle immagini mandate in onda ieri. Arrivano le forze dell’ordine e l’agente per un attimo si trasforma in ufficio stampa di Casapound quando intimano al giornalista: “Le interviste le deve concordare con loro, ora vi identifichiamo”. E poi, aggiunge commentando il lavoro giornalistico, “io non capisco l’utilità di tutto questo”.
Quando poi il giornalista identificato se ne va, ripassando dal palazzo trova gli agenti che parlottano con i neofascisti di Casapound. E allora chiede alle forze di polizia: “Quindi vi hanno chiamato loro?”. Risposta: “Lei mi dice che deve fare il suo lavoro e da me vuole capire come faccio il mio?”. Insomma, gli abusivi di estrema destra chiamano la polizia infastiditi per i cronisti in strada, e la forza dell’ordine prontamente interviene per ostruire il lavoro dei giornalisti.
La segretaria generale di Fnsi, il sindacato dei giornalisti, Alessandra Costante, commenta: “Come al solito i giornalisti diventano bersaglio. Anche quando stanno semplicemente facendo il loro mestiere. Ma in questa vicenda l’aspetto ancora più stridente è che i controlli vengano fatti a carico della troupe e non nei confronti dei componenti di CasaPound, loro sì che si stanno macchiando di comportamenti illegali esattamente come quelli del centro sociale Askatasuna. Un insopportabile doppiopesisimo che diventa anche più insopportabile se scaricato su chi fa informazione. Da una parte il governo dice di volere proteggere l’informazione e infatti nel DL sicurezza c’è una norma contro le aggressioni ai giornalisti, ma incredibilmente che non tutela troupe e fotografi, dall’altra però si cerca di intimidire i colleghi mandando agenti di polizia a fare controlli capziosi peraltro sul suolo pubblico”. Aggiunge l’esponente del Pd, Marco Furfaro: “Il ministro dell’Interno Piantedosi ha il dovere di chiarire. E soprattutto, di sgomberare subito un’organizzazione di picchiatori fascisti”.