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 2026  febbraio 11 Mercoledì calendario

Nelle valli la febbre dell’oro italiano: “Quotazioni record sul mercato, c’è del potenziale”

L’ottimismo è tutto in progetti così arditi. “Che cosa stiamo cercando? Stiamo cercando l’oro!”, dice sicuro l’imprenditore toscano Massimo Piazzini. Ultimo in ordine di tempo a mettersi in fila per cercare l’impossibile tra i boschi della valle Antrona e della valle Anzasca, provincia di Verbano Cusio Ossola, Piemonte spinto, quasi Svizzera. Lì, da qualche parte dentro le montagne, c’è il giacimento d’oro più ricco d’Italia. E lì puntualmente anno dopo anno fioccano permessi, tentativi, richieste di carotaggi e poi niente: l’oro non si trova.
Piazzini vuole riprovarci: con la Raw Materials Italia lo scorso agosto ha presentato una richiesta di “permesso di ricerca minerario per minerale aurifero” nel comune di Comune di Antrona Schieranco per 82 ettari, poco meno di un chilometro quadrato, e ora attende il via libera alla Valutazione di Impatto Ambientale. “Abbiamo scelto un sito dove non ci sono vincoli ambientali. Speriamo di cominciare i carotaggi quest’estate”, dice ottimista. A quel punto si aprirà un’altra questione, visto che per sondaggi di questo tipo servono investimenti da diverse centinaia di migliaia di euro: “Abbiamo fatto un investimento iniziale e poi speriamo di trovare finanziatori che supportino la nostra iniziativa”, dice ancora Piazzini.
Va detto che se la storia recente non è dalla sua parte, visto che è da decenni che nessuno riesce a cavare fuori oro da quelle montagne, quella recentissima può dare un sostegno inaspettato. Il prezzo dell’oro è quasi raddoppiato negli ultimi 12 mesi, sfondando temporaneamente anche il muro dei 5500 dollari l’oncia salvo poi retrocedere un po’, rendendo in qualche modo più sostenibile se non il successo almeno il tentativo. E infatti i tentativi non mancano.
Secondo il database dell’Ispra, che ha realizzato una mappatura molto puntuale delle attività in corso nel nostro paese, ci sono ancora attivi in Italia 14 titoli minerari per la ricerca di oro e argento, cioè permessi ad aziende a cercare i minerali, e la maggior parte è concentrata proprio in Piemonte. Chi si ostina a provarci? Nei dati pubblici figurano tra gli altri i nomi di Energia Minerals e Cresta Minerals, piccolissime società emanazione di realtà minerarie più consolidate quotate in Australia. Scorrendo i 
“Sono perlopiù tentativi molto velleitari e senza alcuna possibilità di riuscita e infatti negli anni non è mai stato trovato nulla o in alcuni casi non è nemmeno stato cercato”, spiega Giorgio Martinotti, geologo ed ex docente all’università di Torino con una lunghissima esperienza anche nel settore privato nel settore minerario e che nel 1989 aveva ricevuto dall’Eni l’incarico di valutare proprio le potenzialità dell’area. “La verità è che l’Italia non sarà mai più un paese minerario. Manca soprattutto il know how, non ci sono più gli ingegneri e nemmeno la manodopera. Per non parlare dei costi ambientali altissimi Bisogna domandarsi se vale la pena distruggere una valle per prendere qualche grammo di oro, per arricchire qualche compagnia australiana o canadese”.
I tentativi negli anni si sono comunque moltiplicati, senza successo. Perché insistere se non si trova mai nulla? “Sebbene queste aree siano state oggetto di permessi di esplorazione anche in anni recenti, non è mai stata effettuata alcuna attività di perforazione esplorativa e solo lavori di esplorazione molto limitati, il che rende le scoperte molto difficili, se non impossibili, ma il potenziale che esisteva alla fine dell’ultimo periodo resta ancora oggi”, spiega l’australiano Mark Fletcher, direttore di Cresta Minerals, società che ha un permesso di ricerca attivo tra i comuni di Macugnaga e Ceppo Morelli, non lontano da dove la società toscana vuole insediare la propria ricerca. E certo il boom delle quotazioni può fare la sua parte. “L’aumento del prezzo dell’oro – aggiunge Fletcher- accresce l’interesse per l’esplorazione mineraria, sia da parte delle aziende sia dei partner finanziari, anche se il rischio intrinseco di non effettuare scoperte non è cambiato”.
In Valle Anzasca, poco lontano da dove la Raw Materials Italia spera di iniziare i carotaggi e dove Cresta Minerals è sulla buona strada per farlo, la miniera d’oro esiste già. A Pestarena, frazione del comune di Macugnaga, c’è uno degli ultimi siti minerari dedicati al metallo giallo rimasti in vita: decine di chilometri di gallerie sotterranee che nel secolo scorso hanno partorito diverse tonnellate d’oro. Il sito ha chiuso nel 1961 dopo un incidente costato la vita a quattro operai e da allora e non ha mai più riaperto. La concessione oggi è in mano a una società riconducibile alla famiglia molisana Colella, proprietaria tra gli altri dell’Acqua Santacroce, che ogni anno versa alcune migliaia di euro alla Regione Piemonte senza mai scavare nulla. Il diritto ad esplorare ed estrarre oro è lì ed è valido ancora fino al 21 giugno 2050. Non si sa mai.